Tra Settecento e Ottocento

Tentativi eterodossi

Uno degli aspetti più caratteristici, ma sotto un certo aspetto anche più divertente, degli scacchi è la ‘resistenza’ alle molte variazioni al gioco classico che nel corso dei secoli sono state proposte.

Sin dal Medio Evo ci sono state proposte per modificare la forma della scacchiera o tentativi di ampliamento  delle sue dimensioni, per non parlare dei tentativi di introdurre nuovi pezzi.

Tutto questo continuò anche nel Settecento e nell’Ottocento, ma sempre senza successo. Tutte le varianti proposte al gioco sono poi confluite in quelli che modernamente  sono definiti  “scacchi eterodossi”.

Molto antica è l’idea di ampliare la scacchiera per inserire nuovi pezzi. Pensiamo per esempio a Tamerlano (1336-1405, in persiano significa ‘Timur lo zoppo’) il grande conquistatore, che giocava su una scacchiera di 11×10 caselle e ideò anche una scacchiera rotonda, anticipazione della  moderna scacchiera cilindrica.

 

Molti dei pezzi ideati in passato sono stati ripresi modernamente dai ‘problemisti’, che li hanno di solito presentati con nomi nuovi. Per esempio già nel 1561 Ruy Lopez parlava della ‘Donna cavallotta’ che univa il movimento della Donna a quello del Cavallo, oggi conosciuta nel  mondo del problema come ‘Amazzone’.

Nel 1617 Pietro Carrera propose una scacchiera di 10×8 caselle aggiungendo il ‘centauro’ o ‘alfincavallo’, pezzo che abbina il movimento dell’Alfiere e del Cavallo, e oggi è noto come ‘Principessa”. E il ‘campione’ o ‘roccocavallo’, che abbina il movimento della Torre e del Cavallo, oggi noto come ‘Imperatrice’.

 

Ancora nel XVII secolo Francesco Piacenza aveva proposto un ‘arciscacchiere’  di 100 caselle (10×10, probabilmente utilizzando quello che allora era il tavoliere per il gioco della Dama), inserendo a fianco di Re e Donna – prima dell’Alfiere – due nuovi pezzi:  da una parte il ‘centurione’ e dall’altra il ‘decurione’.

Forse a lui si ispirò Giuseppe Ciccolini (morto a Roma nel 1833) primo presidente della Accademia Romana, che nell’opera “Tentativo di un nuovo gioco di scacchi” propose ancora la scacchiera di 100 caselle ma inserendo a fianco di Re e Donna – prima dell’Alfiere – un unico nuovo pezzo denominato ‘Elefante’ e come innovazione  modificò  il movimento di alcuni pezzi.

Innegabilmente l’idea della scacchiera di 100 caselle è stata la più diffusa in ogni epoca: facendo un salto in avanti nel tempo, ricordiamo che perfino Capablanca, dopo la sconfitta con Alekhine, la propose “per aumentare la difficoltà del gioco”, inserendo accanto al Re il Duca (Torre più Cavallo)  e accanto alla Donna il Templaro (Alfiere più Cavallo),  con la possibilità per i Pedoni alla prima mossa di avanzare di tre caselle e per il Re nell’arrocco di spostarsi di tre caselle.

Facendo un salto nel tempo e arrivando ai nostri giorni, possiamo ricordare la maxi-scacchiera dipinta da Paul Klee nel 1937, in un quadro che chiamò ‘Super chess’.

Nel Settecento una delle novità proposte fu la scacchiera per il gioco a 3: può essere divertente notare che ancor oggi ogni tanto qualcuno afferma di aver ‘inventato’  la scacchiera per il gioco a 3 e la notizia trova ampio spazio sui mass-media. In realtà la scacchiera per il gioco in 3 è già ben descritta nell’opera “Il giuoco degli scacchi fra tre”, edito a Napoli nel 1722, ed opera di Filippo Marinelli, capitano del genio dell’esercito napoletano. Consentiva il gioco ai Bianchi, ai Rossi e ai Neri. Il libretto ebbe varie traduzioni, compresa una in inglese dedicata alla duchessa di Northumberland.

Proposte di variazioni al gioco sono nate dall’idea degli scacchi come battaglia. Ricordiamo per esempio Francesco Giacometti, nato in Corsica e poi trasferitosi a Genova, che pubblicò nel 1793 “Il Giuoco della Guerra”, riprendendo alcune caratteristiche degli scacchi cinesi: per esempio la scacchiera divisa da un fiume e l’inserimento tra i pezzi del mortaio (o cannone). La scacchiera era composta da 153 caselle e in campo c’erano soldati e trincee, così da riprodurre una vera e propria battaglia. Il volumetto ebbe varie edizioni in italiano, fu tradotto in francese ed anche in … napoletano!

Ma anche all’estero gli scacchisti “innovatori” non erano da meno.

Un quadro  del 1520 dipinto dall’olandese L.Van Leyden (1494-1533), oggi conservato a Berlino, raffigura una scacchiera di 12×8 case: vi si giocava una variante nota come ‘Kurier Spiel’ (Gioco del Corriere), già in voga nel Medio Evo.

L’olandese Luca da Leida, nome italianizzato di Lucas van Leyden, pseudonimo di Lucas Hugenszoon (Leida 1494 – 1533) è stato pittore e incisore.

Lucas è stato anche tra i primi ad impiegare la prospettiva aerea nelle stampe.
Il numero di dipinti attribuiti a Lucas non sono molti, probabilmente risalgono soltanto alla sua fase giovanile, prima dei 25 anni.
Queste opere giovanili, come “I giocatori di scacchi” del 1508, rivelano una predilezione per la pittura narrativa spesso a scapito dell’ unità compositiva.

Il quadro però non rappresenta gli scacchi tradizionali, ma il “Gioco del Corriere” che si svolgeva su un tavoliere di 12×8 caselle, piuttosto diffuso all’epoca nelle nazioni del nord Europa e di cui avevano parlato molti degli antichi poemi medievali.

 

Oltre ai pezzi normali degli scacchi il gioco prevedeva per ciascuno due ‘Corrieri’, in pratica due Alfieri, un Consigliere, che muoveva come il Re, uno Schleich, che poteva muovere di un solo passo in orizzontale o in verticale, e 4 Pedoni. I 12 pezzi venivano posti sulla prima (ovvero ottava) traversa, i 12 Pedoni sulla seconda (ovvero settima).

Sicuramente da ricordare  l’olandese Jules van Zuylen (1743-1826), il primo a proporre già nel Settecento di disporre i pezzi a caso dietro ai Pedoni ma in modo uniforme e simmetrico per Bianco e Nero, anticipando in pratica il ‘fischerandom’ del mitico Bobby Fischer.

Il conte Jules Filippe van Zuylen Nyevelt (Rotterdam 5.1.1743 – Utrecht 20.2.1826) intraprese la carriera militare divenne generale, poi Consigliere di Stato e infine alto comandante delle truppe batave. Come scacchista fu il primo trattatista olandese e fece tra l’altro studi approfonditi sui finali di Re e Pedoni. Ideò anche una scacchiera ‘per signore’ in cui i Pedoni erano rappresentati da cuori e la Donna da una stella a otto punte.

E tra gli insegnamenti ai principianti, consigliava, per migliorare tecnica e strategia, di giocare appunto le partite disponendo i pezzi dietro ai Pedoni a caso, ma in modo simmetrico per i due schieramenti.

Quella di Fischer, dunque, non fu un’idea del tutto nuova anche se Bobby considerava accettabili solo 960 delle posizioni possibili, mentre per van Zuylen tutte le combinazioni erano accettate.

L’insegnamento di van Zuylen fu riproposto nel secolo successivo da suo nipote, l’olandese Elias van der Hoeven (1778-1858) che cercò di diffondere la variante, ma con scarso successo.

E tuttavia nel 1844 giocò due match con il colonnello P. Michaels, perdendo 5.5-3.5 quello a gioco classico ma vincendo quello con i pezzi messi in modo casuale per 5 a 1.

E nel 1851 a Baden-Baden giocò con questo sistema una partita con von der Lasa.

 

 posizione di partenza dei pezzi da a1 a h1 (e da a8 a h8): A T R T A C C D

 

1.Cf3 b5  2. d4 d6  3. Aa5 f6  4. Ce3 e5  5. De1 A:f3  6. e:f3  e:d4  7. T:d4 Ce7  8. b3 Cc6  9. Cd5 Tb7  10. Te4 Ag6  11. Ce7+ C:e7  12. T:e7 Cd7  13. De6 Dg8  14. D:g8 T:g8  15. Ad4 Ce5  16. A:e5 f:e  17. Rb2 Rd8  18. T:c7 T:c7  19. Tc1 Rd7  20. A:c7 R:c7  e il Nero vinse.

 

Da segnalare che un’altra partita con la disposizione casuale dei pezzi sulla prima traverso fu giocata nel 1911 tra Marshall e Cohn a Berlino.

Il Seicento (parte terza)

Maestri napoletani

Pietro Carrera e  Alessandro Salvio

Nel 1617  venne pubblicato il trattato di 642 pagine, “Il gioco degli scacchi diviso in otto libri, ne’ quali si insegnano i precetti, le uscite e i tratti posticci del gioco e si discorre della vera origine di esso” scritto da don Pietro Carrera.

Il Carrera (Militello 1573-Messina 1647), sacerdote e parroco di Santa Croce della Stella in Militello, fu un grande appassionato del gioco, cui si dedicò attivamente.  Carrera giustificava il molto tempo dedicato agli scacchi con il guadagno fatto nel non essersi dedicato “ai dadi, alle pratiche delle meretrici e aver fuggito l’ozio, ch’è la fonte de’ peccati. Lo star con gli occhi bassi sulla scacchiere non solo non dà fatica e affanno, ma cagiona sommo diletto… ne fan fede coloro i quali, essendo sviscerati amatori degli studi delle lettere, per lo spazio di molte ore non rimuovono gli occhi dai libri”. A differenza dell’opinione del suo tempo, valorizzò i problemi e scrisse anche un libello polemico contro l’altro teorico del tempo, il Salvio. Leggi tutto “Il Seicento (parte terza)”