Gli scacchi nella seconda metà dell’Ottocento (parte seconda)

Paul Morphy

Come abbiamo visto, Adolph Anderssen è stato uno dei più grandi giocatori europei a metà dell’Ottocento. Dopo la vittoria a Londra molti lo ritennero il migliore in assoluto, ma il suo predominio venne interrotto quando, nel 1858, venne sconfitto in un match dall’americano Paul Morphy.

 

I Morphy erano una famiglia di origine mista, ispano-franco-irlandese, che aveva acquisito un posto al sole nella società di New Orleans. Paul Charles Morphy, figlio di Alonso, giudice dell’Alta Corte della Louisiana, nacque il 22 giugno 1837. Già verso i 12 anni era il miglior giocatore di scacchi della città, avendo superato padre, zio e nonno accaniti giocatori; nel 1850 fece visita a New Orleans il maestro ungherese Johann Lowenthal che giocò con il ragazzo due  partite con il risultato ufficiale di una pari e una persa.

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Gli scacchi nella seconda metà dell’Ottocento (parte prima)

Howard Staunton e Adolph Anderssen

Uno dei più rappresentativi scacchisti dell’Ottocento fu l’inglese Howard Staunton (Londra, 1810-1874).

Poco si sa delle sue origini e nulla di preciso si sa di lui fino al 1835, quando apparve sulla scena scachistica; probabilmente anche il nome con cui oggi è noto non era il suo vero nome: secondo alcune fonti era figlio illegittimo di Frederik Howard, quinto conte di Carlisle: lui cercò del resto di favorire questa versione.

Documenti dell’epoca indicano come luogo di nascita Westmorland, altri Keswick (Cumberland). Risulta anche che si sia iscritto all’Università di Oxford ma che non abbia mai completato gli studi.

Iniziata la carriera teatrale, divenne presto una indiscussa autorità su Shakespeare; imparò a giocare a scacchi tardi, a 26 anni, poiché, diceva, da buon patriota voleva vendicare la sconfitta subita da Mac Donnell. In poco tempo divenne il miglior giocatore di Londra, nel 1840 fondò il Chess Player’s Chronicle, prima rivista di scacchi in lingua inglese, che diresse fino al 1845, anno in cui iniziò una rubrica sull’ Illustrated London News che portò avanti fino alla morte, e finalmente nel 1843 sconfisse il francese Saint-Amant (+11 =4 -6) in un match giocato dal 14 al 20 dicembre nel celebre Cafè de La Regence. Questo risultato provocò il subitaneo crollo dell’egemonia francese, mentre Staunton cominciò ad essere considerato uno dei più forti giocatori dell’epoca.

Alto, dal portamento eretto, le spalle ampie, la chioma leonina, Staunton ‘si muoveva come un re’ e vestiva elegantemente, in modo quasi ricercato, con un gusto che gli derivava probabilmente dai suoi trascorsi di attore.  Nel febbraio del 1849 si sposò e, rendendosi conto delle sue nuove responsabilità, cercò un lavoro meno rischioso di quello di scacchista professionista, anche se nel frattempo aveva preso ad autodefinirsi “miglior giocatore del mondo di scacchi”.

 

Per confermare tale qualifica con i fatti, Staunton organizzò nel 1851 a Londra il primo torneo internazionale della storia degli scacchi, in occasione della prima EXPO della storia.

Fu giocato presso il Circolo San Giorgio, nonostante la netta opposizione del Circolo scacchistico di Londra, e fu voluto dallo stesso Staunton, che ne dettò anche il regolamento: Staunton era sicuro di vincere e di poter così suggellare ufficialmente la sua superiorità.

Ma le cose andarono diversamente: il torneo, disputato con la formula a matches con 16 partecipanti, vide la vittoria a sorpresa del professore di matematica Adolph Anderssen (1818-1879), insegnante al Friederich Gymnasium di Breslavia in Germania, suo paese natale.

La formula del torneo prevedeva l’eliminazione diretta nel primo turno per chi avesse perso due partite senza contare le patte (comunque allora assai poco frequenti: furono infatti solo 7 su 85 partite). Dal secondo turno in avanti erano invece necessarie quattro vittorie per qualificarsi alla fase successiva. Da notare che in questi match i giocatori avevano sempre i pezzi del medesimo colore; alternativamente, però, avevano il diritto ad effettuare la prima mossa della partita pur avendoi pezzi neri.

Anderssen superò nel primo turno Kieseritzky, poi Szen, quindi sconfisse Staunton per 4 a 1.

 

Seguiamo la prima combattuta partita del decisivo match.

 

Anderssen – Staunton

  1. e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. d4 e:d4 4. Ac4 Ac5 5. 0-0 d6 6. c3 Cf6 7. c:d4 Ab6 8. Cc3 Ag4 9. Ae3 0-0 10. a3 De7 11. Dd3 A:f3 12. g:f3 Dd7 13. Rg2 Ch5 14. Ce2 Ce7 15. Cg3 C:g3 16. h:g3 d5 17. Aa2 Tad8 18. Tad1 c6 19. Th1 Cg6 20. Th5 d:e4 21. f:e4 Dg4 22. Tdh1 T:d4 23. Dc3 T:e4 24. T:h7 Ad4 25. A:d4 T:d4 26. T1h4 C:h4+ 27. T:h4 D:h4 28. g:h4 T:h4 29. Dg3 Th5 30. f4 Tb5 31. b4 Td8 32. Ac4 Td2+ 33. Rg1 Td1+ 34. Rf2 Tf5 35. Dg4 1-0.

 

Infine Anderssen  si aggiudicò il torneo battendo in finale l’inglese Wywill.

Staunton, che pensava di vincere alla grande, esordì battendo facilmente Brodie (+2), poi superò Horwitz (+4 =1 -2). Dopo la sconfitta con Anderssen perse anche la finale per il terzo posto contro Williams. Trovò come scusante per la mancata vittoria le responsabilità organizzative e al termine del torneo lanciò una sfida individuale ad Anderssen; ma questi era un insegnante e doveva rientrare per l’inizio della scuola, così la sfida non ebbe luogo.

 

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Il torneo di Londra 1851

 

La classifica finale del torneo: Anderssen, Wywill, Williams, Szen, C. Kennedy, Horwitz, Mucklow, Bird, Lowenthal, Kieseritzky, Love, Brodie, Newham, Mayet, E.S.Kennedy.

Montepremi di ben 8.887 franchi, dei quail oltre 4.500 andarono al vincitore. Nel primo turno eliminazione alla seconda sconfitta, dal secondo erano necessarie 4 vittorie per passare il turno.

Per la sua vittoria a Londra Anderssen è considerato da molti il primo campione del mondo di scacchi; in realtà egli non fece nulla per attribuirsi il titolo, né alcuno ne perorò la causa.  Forse le cose sarebbero andate diversamente se fosse stato Staunton a vincere il torneo….

 

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Nel 1853 Staunton tornò alla carica sfidando ‘qualsiasi giocatore del mondo’ – ma evidentemente puntava ad Anderssen – in un match su 21 partite con in palio una posta di 150 sterline; anche questa sfida non venne raccolta e Staunton a questo punto abbandonò praticamente il gioco, dedicandosi agli studi e al commento delle opere di Shakespeare.

Staunton ideò vari “gambetti” contemplati ancor oggi dalla teoria delle aperture: per esempio nella Partita Olandese dopo 1. d4, f5; la spinta 2. e4, una continuazione interessante che può mettere il Nero in difficoltà.

Nel 1847 scrisse il Chess Player Handbook che ebbe grande fortuna e venne ristampato fino al 1935. Diede anche il nome al modello di pezzi poi usato in tutti i tornei. In realtà i pezzi furono realizzati nel 1835 da Nathaniel Cook che li brevettò nel 1849, lasciando poi scadere il brevetto e permettendo a Staunton di immetterli sul mercato con il suo nome.

 

 

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Due momenti salienti della storia degli scacchi

 

Due momenti salienti nella storia scacchistica: 1870 e 1883.

1870: nel torneo di Baden-Baden vengono ammesse per la prima volta le partite “patte”, cioè pari, che prima venivano invece ripetute fino alla vittoria di uno dei due giocatori.

1883: in un altro torneo disputato a Londra (vinto da Zukertort), appare per la prima volta in torneo l’orologio segna-tempo: era stato ideato da Thomas Bright Wilson (1843-1915), segretario del Manchester Chess Club, con i suggerimenti di Henry Blackburne. Consisteva in due orologi posti su un’asse in legno e collegati in modo che quando se ne bloccava uno si metteva in moto l’altro.

 

 

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Adolph Anderssen è stato uno dei più grandi giocatori europei a metà dell’Ottocento. Dopo la vittoria a Londra molti lo ritennero il migliore in assoluto, ma il suo predominio non durò a lungo poiché, nel 1858, venne sconfitto in un match dall’americano Paul Morphy.

 

Gli scacchi in Italia

 

Un rapido accenno a quanto avveniva in Italia.

Anche nell’Ottocento continuò il distacco dallo sviluppo del gioco in Europa; un solo italiano cercò di risvegliare l’ambiente: Serafino Dubois (1817-1899) che non solo giocò svariate sfide, ma partecipò anche a molti tornei internazionali: a Londra nel 1862 fu quinto nel torneo vinto ancora da Anderssen. Fondò due riviste di scacchi, nel 1859 e nel 1868, che però ebbero vita breve, anche a causa del particolare periodo storico italiano.

 

Vediamo una graziosa miniatura di Dubois, giocata a Roma nel 1859, forse durante una ‘simultanea’ (cioè mentre giocava con più avversari contemporaneamente), contro un avversario di cui non si sa il nome.

 

1.e4, e5; 2. f4, e:f4; 3. Cf3, g5; 4. h4, g4; 5. Ce5, Cf6; 6. Ac4, d5; 7. e:d5, Ad6; 8. d4, Ch5; 9. C:g4, Cg3; 10. Th2, De7+; 11. Rf2, h5; 12. Ce5, A:e5; 13. d:e5, Dc5+; 14. Re1, Dg1+; 15. Af1, D:f1+; 16. Rd2,

16…Ce4 scacco matto!

Nel 1862 Dubois giocò un match con Steinitz, che a Londra 1862 era arrivato sesto: perse per 5 a 3 con una patta; la curiosità è che tutte le partite di questo match vennero analizzate da Bobby Fischer sulla rivista statunitense  ‘Chess Life’ un secolo dopo, nel 1964.

 

Comunque l’opera di Dubois non doveva restare lettera morta. Gli scacchi ripresero vigore anche in Italia; nel 1872 nasceva la “Nuova rivista degli scacchi” fondata dal magistrato Amerigo Seghieri (1831-1894) e dall’avvocato Emilio Orsini (1839-1898); la rivista vide la luce a Livorno e continuò le pubblicazioni per trent’anni.

 

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L’Alfiere italiano

 

Nei diagrammi l’Alfiere raffigurante un elmo con visiera di foggia medievale, detto ‘Alfiere italiano’, fu disegnato da Giacomo  De Medina di Livorno e venne usato per la prima volta dalla “Nuova rivista degli scacchi” nel 1875.

 

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Intanto nascevano circoli scacchistici in varie città e organizzati i primi tornei nazionali: Roma 1875, Livorno 1878, Milano 1881, Venezia 1883, Roma 1885, Torino 1892.

Nel 1897 per iniziativa della Accademia Romana degli Scacchi sorgeva l’Unione Scacchistica Italiana (USI), cui aderirono i circoli di Genova, La Spezia, Torino, Treviso, Livorno, Napoli, Palermo e Catania.

L’USI, che si scioglierà allo scoppio della prima guerra mondiale, organizzò cinque tornei: Roma 1900, Venezia 1901, Firenze 1905, Milano 1906 e ancora Roma 1911.

 

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Origine del nome ‘Difesa Siciliana’

 

Il primo accenno al Gioco Siciliano si trova nel libro di J.H. Sarratt  The works of Damiano, Ruy Lopez and Salvio on the Game of chess, pubblicato a Londra nel 1813.

A pag. 367 si legge: “Le seguenti quattro partite sembrano particolarmente adatte a permettere al giocatore di giudicare se la spinta di due passi del Pedone dell’Alfiere di Donna sia una apertura vantaggiosa per il secondo giocatore. Queste partite sono state tratte da un raro e prezioso manoscritto, Il Giocho Siciliano”.

Ricordiamo che la Difesa Siciliana è caratterizzata dalle mosse  1. e4, c5.