Il Quattrocento (parte 2)

Gli Este – Caterina Sforza – Isabella di Castiglia – Cristoforo Colombo  

Nel Quattrocento e nel Cinquecento gli scacchi ebbero grande diffusione anche presso la casa d’Este: vediamo sinteticamente coloro che si dedicarono agli scacchi con maggior passione.
*Nicolò III (1390-1441) – giocava spesso e possedeva vari libri che insegnavano ‘a zugare a scachi…”.
*Borso (1413-1471) – principe munifico e protettore delle arti, appassionato di scacchi, governò dal 1450 alla morte. Nel 1459 in occasione di una visita alla corte estense di papa Pio II (il celebre Enea Silvio Piccolomini, salito al soglio pontificio l’anno prima) che gli confermò la concessione del ducato di Ferrara, Modena e Reggio, lo fece assistere ad una partita a scacchi disputata alla cieca. Nella Biblioteca Reale di Torino si conserva un manoscritto miniato sul gioco degli scacchi a lui dedicato.
*Ercole I (1471-1505) –  arricchì la biblioteca ducale di libri scacchistici.
*Alfonso (1505-1534) – sposò prima Anna Sforza e poi Lucrezia Borgia;  è ricordato perché arrivò a fabbricarsi personalmente i pezzi.
*Eleonora (1537-1581) – protesse e ospitò Torquato Tasso; passava gran parte delle sue giornate a seguire le partite a scacchi fra i cortigiani.

Il personaggio scacchisticamente più noto e importante di questa casata fu Isabella d’Este Gonzaga, marchesa di Mantova, grande giocatrice, che era solita invitare alla sua corte i migliori giocatori di tutta Europa; Isabella amava anche possedere giochi di artistica fattura e ne commissionò ai più famosi maestri intagliatori del tempo (tra i più noti il milanese Cleofas Donati, al quale una volta scrisse per congratularsi “per lo cavallo, che non potria essere più bello”) a volte discutendo sul prezzo, come dimostra una lettera conservata nella Biblioteca Ambrosiana a Milano.
A fine Quattrocento – inizio Cinquecento, tra il 1499 e il 1503, Isabella d’Este ospitò Leonardo da Vinci e  fra’ Luca Pacioli in fuga da Milano occupata dalla truppe francesi di Luigi XII.

E la Regina divenne il pezzo più potente sulla scacchiera…
Come abbiamo detto in precedenza, la partita viva aveva preso il sopravvento sul problema: così si cominciò a ritenere le regole arabe troppo lente e quindi per velocizzare il gioco si arrivò presto ad una modifica del movimento di alcuni pezzi; in particolare fu ampliato il raggio di azione dell’Alfiere e della Regina, con quest’ultima che diventerà il pezzo più potente sulla scacchiera.
Ricordiamo che in origine il pezzo oggi noto come Regina (o Donna) era il Visir, un titolo che trova la sua spiegazione nelle radici arabe del gioco; il Visir era in pratica il generale che comandava le truppe e che si esponeva nella battaglia al posto del proprio Re.
Quando gli scacchi arrivarono in Europa la Regina cominciò a rimpiazzare il Visir: del resto in Europa era normale che il Re avesse al suo fianco una Regina. Inizialmente comunque la Regina aveva lo stesso potere di gioco del Re, e forse anche meno.
Poi, improvvisamente, la Regina divenne il pezzo più potente della scacchiera. Sul perché ciò sia accaduto sono state formulate varie ipotesi: ricorderemo solo le due principali, che vertono sulle figure di Isabella di Castiglia e di Caterina Sforza.

Parrtiamo dalla ipotesi avanzata dallo psichiatra americano Kenneth M. Colby (1920-2001), che era anche un buon giocatore di scacchi e scrisse tra l’altro un apprezzato libro su come incrementare il proprio punteggio ‘elo’ (il punteggio di merito internazionale); Colby dedicò anche molta attenzione al problema dell’apparizione sulla scacchiera della Regina ed al relativo aumento della sua forza di gioco nell’ultima parte del quindicesimo secolo. Il suo saggio, dal titolo “Gentlemen, the Queen!” fu pubblicato nel 1953 dalla americana ‘Psychoanalysis Review’.
Colby presentò alcune prove di carattere storico puntando a dimostrare che questa nuova versione ebbe origine nell’Italia Settentrionale, e secondo lui verso il 1488, quando Caterina Sforza (1463-1509) divenne una delle figure femminili che più influenzò la storia dell’epoca e dal 1488 al 1500 fu ago della bilancia della politica italiana.
Francesco Di Giorgio, I giocatori di scacchi, 1485 circa
L’altra ipotesi, forse più accreditata, sostenuta da numerosi storici, afferma invece che la codifica dell’ampliamento del raggio di azione della Regina fino a raggiungere il movimento attuale, sarebbe avvenuta in Spagna sotto il regno di Isabella di Castiglia, che, incoronata nel 1474 a soli 23 anni,  tra il 1481 e il 1492 riunificò la Spagna, la Sardegna e la Sicilia, e poi fece in modo che Cristoforo Colombo ottenesse le navi per il viaggio che lo portò alla scoperta dell’America.
Fu infatti in onore di Isabella di Castiglia che gli scacchisti valenziani Francesch de Castellvi, Narcis Vinyoles e Bernat Fenollar composero “Scachs d’Amor”, un poema che rappresenta allegoricamente con una partita a scacchi  l’amore tra Marte e Venere, con Mercurio come arbitro. Una partita da giocarsi però con le nuove regole rispetto a quelle allora in uso: nuove regole che rendevano appunto la Regina il pezzo più potente.
In “Scachs d’Amor” si legge: “Il nostro gioco vuole ora adornarsi di uno stile nuovo e sorprendente soprattutto per la maggior dignità della Regina”. E così furono modificate le antiche regole del movimento sulla scacchiera della Regina (e in subordine dell’Alfiere).
Il nuovo modo di muovere della Regina fu detto ‘a la rabiosa’ (in inglese ‘mad queen chess’).
E possiamo anticipare che, lo vedremo meglio in seguito, quasi certamente l’idea dell’arrocco in una sola mossa, invece che in due come si usava all’epoca, va attribuita a Leonardo da Vinci:  il concetto era proprio controbilanciare il nuovo ‘strapotere’ della Regina.

Scachs d’amor (in catalano), il cui titolo completo è Hobra intitulada scachs d’amor feta per don franci de Castelvi e Narcis vinyoles e mossen fenollar, è un poema scritto da Francesc de Castellví, Bernat Fenollar e Narcís de Vinyoles, pubblicato a Valencia tra il 1474 e il 1477.

Il poema è concepito come una partita di scacchi tra Francesc de Castellvi (presentato come Marte) con il Bianco e Narcis Vinyoles (presentata come Venere) con il Nero; i due dibattono sull’amore, e la partita è commentata da Bernat Fenollar: questi di volta in volta stabilisce le regole.

I colori usati per i pezzi non sono il Bianco e il Nero ma il Rosso e il Verde.

Il poema è composto da sessantaquattro stanze (come le caselle della scacchiera) di nove versi ciascuna. Le stanze sono raggruppate in terne: la prima rappresenta la mossa del Bianco, la seconda quella del Nero, la terza il commento dell’arbitro. Le prime tre stanze sono introduttive, mentre l’ultima conclude la partita con lo scacco matto.

La partita narrata è la più antica che si conosca con le regole moderne degli scacchi; è inoltre la prima apparizione documentata della apertura che in seguito sarà chiamata Difesa Scandinava.

Scachs d’amor (Scacchi d’amore)

La partita più antica che si conosca con le regole ‘moderne’ – giocata nel 1475 (?)

 

Castellvi – Vinyoles

  1. e4 d5 2. e:d5 D:d5 3. Cc3 Dd8  4. Ac4 Cf6   5. Cf3 Ag4   6. h3 A:f3   7. D:f3 e6   8. D:b7 Cbd7  9. Cb5 Tc8  10. C:a7 Cb6  11. C:c8 C:c8  12. d4 Cd6  13. Ab5+ C:b5  14. D:b5+ Cd7  15. d5 e:d5   16. Ae3 Ad6  17. Td1 Df6  18. T:d5 Dg6  19. Af4 A:f4  20. D:d7+ Rf8  21. Dd8 scacco matto.

++++INTERLUDIO+++

Cristoforo Colombo

Quando Cristoforo Colombo chiese a Ferdinando d’Aragona e alla regina Isabella di finanziare la sua spedizione, il re non rispose subito ma disse che ci avrebbe pensato un po’.
Nel frattempo Isabella invitò Colombo ad una festa alla corte di Granada. Naturalmente il navigatore fu, suo malgrado, l’attrazione della serata e non mancarono coloro che lo prendevano in giro. In particolare viene ricordata una certa Beatrice Galindez, detta “la latina” che diceva: “Questo genovese è pazzo; che sciocchezza affermare che la terra è rotonda!”
Ad un certo punto della serata re Ferdinando iniziò una partita a scacchi con il suo consigliere Juan Rodriguez de Fonseca, che con un vivace attacco ad un certo punto si trovò con la Donna di vantaggio. Il re non era affatto di buon umore all’idea della sconfitta: stava per dichiararsi battuto quando Colombo si intromise, esclamando: “Ma come, maestà…  Proprio adesso che potete dare matto in cinque mosse…”
Così re Ferdinando vinse e gli tornò il sorriso. Allora Isabella gli si avvicinò e gli sussurrò: “Dovresti essere grato al genovese…”
Fu così che Ferdinando chiamò il fidato segretario don Juan de Colon e gli ordinò di preparare le carte per la nomina di Colombo ad ammiraglio, per navigare “alla volta delle sponde dell’Asia, dove, secondo Marco Polo, esiste un’isola d’oro, chiamata Zipanga.”
Il racconto, ideato da J. Lavallee, è riportato da N.R.Aguel in un volume pubblicato a New York nel 1882.
La posizione raggiunta al momento dell’intervento di Colombo, in cui il Bianco può dare scacco matto in 5 mosse, era la seguente:

Che nella corte d’Aragona e di Castiglia si giocasse a scacchi è ben noto: nella biblioteca privata del re erano custoditi libri antichi e pezzi di gran pregio, come risulta già da un inventario del 1410. Che Ferdinando, nonostante la scarsa propensione per i giochi, fosse appassionato di scacchi è riportato anche nell’opera di Hernan del Pulgar.
Quanto a Colombo era certamente giocatore, anche perché all’epoca gli scacchi erano uno dei passatempi preferiti durante i viaggi per mare; nel relitto di una nave ritrovata nel Mediterraneo al largo della costa della Turchia, per esempio, sono stati ritrovati pezzi risalenti all’ XI secolo; né c’era il problema del beccheggio e del rollio della nave, poiché i pezzi avevano una base assai più larga di quella che si usa modernamente, mentre le scacchiere erano spesso disegnate su pezzi di stoffa e tappeti, che impedivano ai pezzi di scivolar via.

Non è detto con questo che gli scacchi vennero importati in America sin dal viaggio di Colombo, anche se la cosa appare assai probabile.
Scriverà nel 1787 Beniamino Franklin: “Gli Spagnoli hanno diffuso il gioco degli scacchi nelle loro provincie dell’ America…. Recenti studi hanno permesso di individuare alcuni fra i più illustri discepoli ammaestrati negli scacchi dagli Spagnoli. Fra questi spicca il nome di Atahualpa, l’infelice principe Inca.”

Questa affermazione trovò riscontro molti anni dopo in un documentario storico sulla conquista dell’Impero degli Incas da parte degli avventurieri guidati da Francisco Pizarro, trasmesso dalla Rete Uno della RAI. In una scena si vedeva Pizarro che giocava a scacchi proprio con Atahualpa.

Soluzione del 5 mosse di Colombo. Il Bianco dà scacco matto giocando: 1. Tg8+ T:g8  2. Tf8+ T:f8  3. e7+ Tf5  4. A:f5+ De6  5. A:e6 scacco matto.