Il Settecento (parte 3)

Una immortale poesia scacchistica

Nel Settecento i giocatori italiani ‘a tavolino’ persero il loro primato a livello internazionale che passò ai francesi, grazie in particolare a Francois-Andrè Philidor, grande musicista ma ancor più grande scacchista.

Ma prima di parlare di lui dobbiamo ricordare Legall de Kermur che fu il maestro di Philidor in campo scacchistico: i due si incontrarono per la prima volta nel Café Maugis di Parigi, il primo in cui Philidor a 14 anni si recò per provare la sua abilità negli scacchi….

Legall de Kermur

Legall, o meglio Legall de Kermur (1702-1792), fu descritto come un gentiluomo magro, pallido, di vecchio stampo, che al Cafè de La Regence occupava sempre la medesima sedia, che per anni ha indossato il medesimo cappotto verde e che durante la partita era solito sottolinearne l’evolversi con commenti da tutti apprezzati per la loro arguzia.

Il nome di Legall è stato scritto in diverse maniere: si tratta del nome d’origine bretone (Le) Gall, da cui Legall, ma nei sottoscrittori dell’edizione del 1777 del libro di Philidor, troviamo De Kermur Sire de Legalle, perché il nome patronimico era Kermur o Kermuy. Tuttavia Legall appare come la forma più corretta, sia come intermedio tra Legal e Legalle, sia soprattutto perché il nome Legall è assai diffuso in Bretagna.

Ma più che per essere stato il maestro di Philidor, Legall è passato alla storia scacchistica grazie ad un appassionato italiano, il conte Tommaso De Cambray-Digny. Questi un giorno studiando un vecchio manuale rimase così colpito da una partita giocata a quanto pare tra lo stesso Legall e tale Cavaliere di Saint Brie (cui si dice Legall desse normalmente il vantaggio di una Torre) al Café de La Regence nel 1750 (e non come vuole una certa tradizione nel 1792, a 90 anni, poco prima di morire) che volle celebrare tale partita con un sonetto: la descrisse in forma così concisa e brillante da far sì che  la combinazione diventasse universalmente nota come “matto di Legall”.

 

Tommaso Cambray-Digny

Il conte Tommaso Cambray-Digny, nacque a Firenze nel 1845; fu deputato al Parlamento Italiano per sei legislature di seguito; buon giocatore, giornalista e scrittore, da giovane compose anche alcuni lavori teatrali di relativo successo; dal 1884 fu socio della Accademia dei Georgiofili; morì a San Pietro a Sieve nel 1901.

Intorno al 1880, quando era presidente del Circolo Scacchistico Fiorentino, compose un sonetto che in forma concisa e brillante descrive una partita giocata, forse nel 1750 o forse nel 1787, da Legall de Kermour con il cavaliere di Saint Brie, partita che probabilmente non sarebbe diventata famosa se non fosse stata immortalata da Cambray-Digny.

 

L’idea della presa di Cavallo in e5, lasciando scoperta la Donna, per poi dare matto con Cavallo e Alfiere, è oggi nota come “trappola di Legall” e annovera vittime illustri, sembra perfino Capablanca, Cigorine e Tarrasch.

 

Vediamo le mosse della partita tra Legall e Saint Brie.

 

  1. e4, e5; 2. Cf3, Cc6; 3. Ac4, d6;   4. Cc3, Ag4;   5. Cxe5, Axd1;

DIAGRAMMA LEGALL

  1. Axf7+, Re7; 7. Cd5 scacco matto!

 

Evidentemente la presa della Donna da parte del Nero alla quinta mossa è un serio errore: bastava che il Nero avesse giocato  5…Cxe5  per restare con un pezzo in più. Per questo molti hanno ipotizzato che nella partita il Nero non abbia giocato la mossa Cb8-c6, bensì g7-g6. Ma sembra invece che il Cavaliere di Saint Brie (al quale si dice che Legall desse spesso il vantaggio di una Torre) sia proprio caduto nella trappola tesagli da Legall.

 

Seguiamo ora il sonetto diventato celebre soprattutto per la ‘chiusa’ finale.

 

Scacchisti udite! Un’immortal tenzone

in brevi tratti il verso mio dipinge;

inoltra il Re dei Bianchi il suo pedone,

quel del Re Nero contro a lui si stringe.

L’assalta un Cavalier, ma gli si oppone

quel della Donna e i colpi suoi respinge.

Alla quarta d’Alfier l’Alfier si pone,

la Donna il suo pedon d’un passo spinge.

L’altro Cavallo accorre. Al primo è sopra

l’Alfiere e il preme. Egli il pedone uccide,

benché al nemico acciar la Donna scopra.

Ed essa muor ma non indarno. In fallo

cadde il duce dei Neri: ei non previde

scacco d’Alfiere e matto di Cavallo!

 

Cambray-Digny è autore anche della più lunga ode “Scacchi e musica”che descrive un’altra partita famosa, giocata da Morphy contro il duca di Brunswick e il Conte Isouard in consultazione, partita che secondo la tradizione sarebbe stata giocata nel 1858 in un palco dell’Operà di Parigi in un intervallo tra due atti del ‘Barbiere di Siviglia’ di Rossini.

 

Morphy – duca di Brunswick & il Conte Isouard (in consultazione)

Parigi 1858

1.e4 e5 2.Cf3 d6 3.d4 Ag4 4.dxe5 Axf3 5.Dxf3 dxe5 6.Ac4 Cf6 7.Db3 De7 8.Cc3 c6 9.Ag5 b5 10.Cxb5 cxb5 11.Axb5+ Cbd7 12.0-0-0 Td8 13.Txd7! Txd7 14.Td1 De6 15.Axd7+ Cxd7

DIAGRAMMA MORPHY

16.Db8+!! Cxb8 17.Td8 scacco matto.

 

 

 

 

Dall’ode riportiamo solo la divertente seconda strofa.

 

In oggi invece a certi giocatori

il più lieve rumor reca molestia:

se fanno delle sviste o degli errori

non ne voglion la colpa e vanno in bestia

se a qualcun degli astanti una parola

scappa di bocca o se una mosca vola.

 

Foto scacchi ‘700

 

Verdoni 

(Italia circa 1740 – 1804 Londra Inghilterra) fu molto attivo a Parigi, dove fu assiduo frequentatore del Cafè de la Regence.

Giocatore di prim’ordine, ebbe tale fama che, per indicare una partita ormai sicuramente vinta, si soleva dire che essa poteva essere giocata perfino contro Verdoni.

Nel 1775 scrisse insieme a tre francesi il Traité thèorique de jeu des échecs, più noto come Traité des amateurs. Nel 1795 fu chiamato a Londra al Parsloe’s Club per svolgere le funzioni di maestro e istruttore di scacchi, tra l’altro prendendo il posto nientemeno che di Philidor! Sembra sia stato scelto grazie ad una affermazione dello stesso Philidor, che avrebbe  detto: “Verdoni è il miglior giocatore d’Europa. Dopo di me.”

Verdoni rimase al Parsloe’s Club fino alla morte. Qui batté tra gli altri il reverendo Atwood (che costruì la macchina per la dimostrazione sperimentale della legge di gravità) dandogli vantaggio di 2 mosse e Pedone.

 

Prima di parlare di Francois-Andrè, il campione di scacchi che dominò il Settecento, vediamo alcune notizie sulla sua famiglia.

 

 

I Philidor

Philidor fu il soprannome di tutta un’illustre famiglia di musicisti francesi del XVII-XVIII secolo, il cui vero nome era Danican, a sua volta derivato da Duncan, nome scozzese di origine gaelica.

Altri nomi della stessa origine: Donnchadh (testa nera), che in Irlanda ha formato numerose varianti (di cui Donnegan) e in scozzese Donnachaidh, che vuol dire Bambino di Duncan: gli Irlandesi addolcirono con una “g”, mentre gli Scozzesi conservarono i suoni duri: comunque il significato è quello di “venuto dalla Scozia”. Questi Duncan (o altre variazioni) sono divenuti in Normandia Danican. E’ infatti storicamente accertato che famiglie Scozzesi vennero accolte nel XVI e XVII secolo in Normandia dove rimangono ancora dei Danican nella regione del Cerenses. Molte di queste famiglie raggiunsero ben presto posizioni rispettabili, come risulta negli archivi. Molte, esistenti tutt’oggi, furono famiglie di contadini e coltivatori.

Ma la più celebre era una famiglia di nome “Danycan”, nota a St.Malo come famiglia di marinai e armatori di marina. I suoi componenti erano proprietari di navi che facevano la spola con l’Estremo Oriente; tra l’altro crearono uno scalo in una delle Isole Malouines, denominata Isola Danycan.

Il ramo che ci interessa è il clan Donnachaidh (o Donnachie) che ha conservato la tradizione dei filidh, gli antichi bardi e che dovrebbe essere sbarcato in continente ai tempi della regina Maria di Scozia, arrivando dapprima in Normandia, poi a Dauphine e Parigi, quindi a Versailles e Dreux.

Per questo alcuni pensano che il soprannome Filidor (divenuto in seguito Philidor) possa derivare dalla città di Dauphine, ma ciò non è documentato in alcun modo.

In realtà il clan Donnachaidh era formato per la maggior parte da poeti e musicisti (il capostipite Michail sembra fosse suonatore di oboe); questa tradizione del resto è estremamente antica: in francese si dice sovente “barde”.  Pertanto è più facile pensare che, poiché dal nome filidh nasce la forma aggettivata Filidheach, questo termine sia stato spesso usato per designare i componenti del clan.

 

I Donnachaid divennero musicisti ufficiali presso la Corte francese, dove è difficile credere che un soprannome come Filidheach, dal suono tanto “barbaro”, possa avere avuto successo. Molto più ovvio e facile pensare che il soprannome sia stato trasformato per assonanza in Filidori, Filidor, Philidor. Del resto all’origine del soprannome si riallaccia un celebre aneddoto, attribuito proprio a Luigi XIII. Questi, dopo aver sentito suonare Michel Danican, avrebbe esclamato: “J’ai trouvé un second Filidori”. Questo Filidori sarebbe stato il musicista ufficiale di corte, ma storicamente non se ne sono trovate tracce.

Così, visto che all’epoca niente era artistico se non era “colorato” dall’Italia, che ci sia stato un autentico musicista chiamato Filidori, o che ciò sia stata una leggenda, sicuramente ci fu una assonanza e il soprannome Filidori cominciò ad essere utilizzato regolarmente ed apparve per due generazioni. In seguito , lo si vede ufficializzato d’apprima come Filidor poi come Philidor.

Tutti i discendenti di questa ramo della famiglia, e furono numerosi, mantennero il soprannome su tutti gli atti, ufficiali e non.

La stirpe si è praticamente conclusa con la nipote del campione di scacchi (figlia del figlio primogenito), abitante in Russia e ritornata in Francia verso il 1927 e con un suo cugino, senza discendenza. Tutti i documenti relativi alla famiglia sono stati donati dagli eredi alla Biblioteca di Versailles in modo che non possano mai essere venduti o dispersi.

 

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****INTERLUDIO

 

Raffaello Bisteghi

Nel 1753 fu stampato anonimo a Bologna “Il gioco pratico”, considerato il primo manuale completo sui giochi: nell’indice infatti ne sono riportati ben 28. Fu poi attribuito a Raffaello Bisteghi, personaggio bolognese di cui non si hanno altre notizie. Nel 1754 ci fu una edizione in ‘folio atlantico’, ovvero pagine di cm 30×50, senza piegature, in pratica dei ‘poster’, che si potevano appendere nei luoghi dove si giocava per poter consultare le regole. Uno di questi fogli è conservato alla Biblioteca Comunale di Siena ed è intitolato “Capitoli da osservarsi per li giuochi delli scacchi e dama”; è stampato su 4 colonne, due  delle quali riservate agli Scacchi, due alla Dama.