Il Cinquecento (parte 7)

Letteratura rinascimentale italiana nella seconda metà del Cinquecento

 

Come abbiamo detto, furono numerosi i poeti e i letterati che nel Cinquecento dedicarono poesie e scritti agli scacchi; continuiamo la nostra panoramica con gli italiani, questa volta con i protagonisti della seconda metà del secolo: Torquato Tasso, Gregorio Ducchi, Francesco Bracciolini e

Bartolomeo Burchelati.

Gli scacchi sono occasione per dissertazioni storico-filosofiche, racconti e ovviamente poesie.

 

 

Torquato Tasso

Torquato Tasso (1544-1595),  l’autore de “La Gerusalemme liberata”, imparò a giocare a scacchi da giovane durante gli studi; per oltre dieci anni, dal 1565 al 1577, fu al servizio presso la corte estense dapprima del cardinale Luigi d’Este poi del duca Alfonso II d’Este e trovò una protettrice e mecenate in Eleonora d’Este, che, come abbiamo visto, amava il gioco e passava gran parte delle sue giornate a seguire le partite fra i cortigiani.

 

In un’opera considerata minore, “Il Gonzaga secondo, ovvero del Giuoco“, completata nel 1581 quando era rinchiuso nell’Ospedale di Sant’Anna, Tasso disquisisce sulla ideazione degli scacchi e in particolare sulla convinzione ancora viva all’epoca, sebbene già controbattuta quasi tre secoli prima da fra’ Jacopo da Cessole, che inventore del gioco fosse stato Palamede, ispirato da Minerva, ai tempi della guerra di Troia.

 

(Margherita): “Già d’una di quelle cose si vien a ragionare, della quale io desiderava si ragionasse, dell’origine dei giuochi dico; e già quando il Signor Annibale disse che il giuoco degli scacchi era stato ritrovato da Palamede inventor delle ordinanze, volli interromper il ragionamento, ma io mi rimasi di farlo, perciò che in troppo sottile investigazione vidi occupati: hor che quel che cercavate, se non l’inganno, havete ritrovato, mi voglio anch’io far lecito di chiedere al Signor Annibale, se il giuoco degli scacchi fu ritrovato da Palamede sotto Troia, ond’avvenga, che in esso sian figurate le Amazzoni; perciò che nell’Iliade, ch’io ho letta alcune volte tradotta, non ritrovo menzione né di Palamede né dell’Amazzoni; ma Palamede era più innanzi il nono anno della guerra e l’Amazzoni vennero dopo”.

(Annibale): “Nel giuoco di Palamede non eran per avventura le Amazzoni; ma questo fu forse accrescimento di quei soldati che in Grescia si riportarono, i quali di questa novità il volsero adornare, perché fosse più grato agli occhi dei riguardanti”.

 

 

Gregorio Ducchi

Monaco benedettino di famiglia bresciana, di cui è noto solo l’anno della morte (1591).

Nel 1580 scrisse “Il gioco degli scacchi” dedicato a Isabella Pallavicini Lupi.

 

Nel libro  racconta che Caco, re moro di Libia, passato Nilo, Egitto, Siria, andando verso Cilicia e Armenia sente parlare di una Maga che predice l’avvenire. Va dalla Maga che lo riceve in un profondo sotterraneo e dice di chiamarsi ‘Scacchea’, stesso nome dell’isola. La Maga dopo le pratiche sibilline gli dice che vincerà contro un Re d’Oriente e che dopo la sua morte la guerra sarà rappresentata in un gioco le cui leggi saranno quelle della guerra da lui vinta, gioco che prenderà nome da lui stesso e della Maga

Dopo il combattimento il filosofo Serse inventa il gioco e lo immortala in un componimento poetico.

 

Scrisse anche “La Scaccheide”, poema di circa 400 ottave endecasillabi che, suddiviso in 6 canti, descrive una battaglia tra Sciiti e Mori. Ma in tutto il testo non si fa mai alcun accenno agli scacchi e solo nell’ultima pagina viene detto che i due eserciti dispongono di “1 Re, 1 Regina, 2 Arfili, 2 Caualieri, 3 Rocchi e 8 Pedone.”

 

 

 

Francesco Bracciolini

Dopo aver compiuto studi giuridici, Francesco Bracciolini (Pistoia 1566 – 1645) si trasferì a Firenze e si iscrisse all’Accademia Fiorentina, dove si raccoglieva il fior fiore degli studiosi.  Lì conobbe Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII, del quale diverrà poi amico, che gli concederà anche il privilegio di mettere nell’arme quelle sue di Pontefice, consistenti in tre api, cosicché il poeta è conosciuto come Francesco Bracciolini dell’Api.

Compose quattro poemi epici, un poema eroicomico, tre tragedie, altrettanti drammi, un volume di liriche e varie cose minori.  Parecchi altri poemi e drammi e componimenti vari rimasero inediti.

“Scriver meno io dovea”, dirà giustamente di sé negli ultimi suoi anni ed effettivamente fu verseggiatore dalla vena sovrabbondante, tanto che forse “la produzione di nessun altro nostro poeta arriva a pareggiare la sua per copia e varietà” (commento del critico Michele Barbi).

La poesia scacchistica che segue fa parte dei “Sonetti in vita e in morte di Lena fornaia”, scritti con l’intenzione di fare una parodia del Petrarca.

 

    Su lo scacchier di questa nostra vita

Fortuna ordinatrice i pezzi pone

Re, Cavalli ed Alfier altri prepone;

Bassa di Fanti a pie’ turba infinita.

Segue il conflitto, ogni campion s’aita

Qual abbatte e qual muor nell’ampio agone,

Qual è vittorioso e qual prigione,

Ma la guerra in brev’ora ecco finita.

E gli scacchi riposti entro un vasello

Le lor condicion tosto cangiando

Restan confusi i vincitor coi vinti.

Strana mutazion sossopra in quello

Vedi l’infimo addosso al venerando

E le Lene Fornaie a’ Carli Quinti

 

 

Bartolomeo Burchelati

Medico di Treviso (1548-1642) scrisse “Duello de’ Scacchi, tratto da un’Ode del Tuccio, dall’eccellente sig. Bartholomeo Burchelato”.

Il Tuccio era Stefano Tuccio, padre gesuita, “educatore, conferenziere, poeta” siciliano, molto noto nel Cinquecento.

La poesia era dedicata  “all’illustre sig. Vanni Bombene”, ovvero il nobile Giovanni Bombene, castellano in provincia di Treviso, appassionato di astronomia, morto secondo quanto scrisse lo stesso Burchelati nel 1594.

 

La poesia è composta da 67 versi, ne stralciamo alcuni.

 

Bombene Illustre ho gran desio, che noi

Entriamo in campo à la battaglia ardita

Cò Fanti, Caualier, Prencipi e Heroi

Di bosso è gente qui graue; e spedita;

Ch’animosa le mosse aspetta, pronta

Per uscir fuor, poi ch’à l tromba udita.

….

Dunque se vuoi pugnar, fa che sian pronte

Le Nere genti tue, disponi il tutto:

Fa che’l tuo campo ora col mio s’affronte.

Io con otto Pedon son qui ridutto,

Due Tor, doi Sagittarij e doi Destrieri

E il bianco Re con la sua Donna instrutto.

….

Disponi i tuoi qui in questo vario piano:

Che ti farò veder s’io vaglio, e quanto.