Il Cinquecento (parte 4)

Letteratura rinascimentale italiana nella prima metà del secolo.

 Numerosi poeti e letterati del Cinquecento dedicarono poesie e scritti agli scacchi, che come abbiamo detto si diffondevano sempre più in tutta Europa. Il più noto, per la sua ampia produzione letteraria, è certamente Baldassar Castiglione.

Baldassar Castiglione

Nato in provincia di Mantova (1478-1529) nobiluomo di corte di Ludovico il Moro e di Francesco Gonzaga e poi di Guidobaldo d’Urbino, poeta e letterato, nel libro II del ‘Cortegiano’, pubblicato a Venezia nel 1528, dice riguardo agli scacchi: “Questo è gentile intertenimento ed ingegnoso”.

Il libro prosegue poi raccontando la storiella di un amico che affermava che “una scimmia di forma diversissima da quelle che noi siamo usati di vedere, presa in India e portata in Europa dai portoghesi, giocava agli scacchi eccellentissimamente”; e si diffonde a descrivere le vicende di due partite giocate e vinte da quel portentoso animale contro un gentiluomo, alla presenza del Re del Portogallo.

“E tra l’altre volte un dì essendo innanzi al Re di Portogallo il gentilhuomo che portata l’hauea e giuocando con lei a scacchi, la Simia fece alcuni tratti sottilissimi, di forte che lo strinse molto, in ultimo gli diede scacco matto, perché il gentilhuomo turbato, come sogliono essere tutti quelli che perdono a quel giuoco, prese in mano il re, che era assai grande, come usano i Portoghesi, e diede in su la testa de la Simia una gran scaccata, la qual subito saltò da banda, lamentandosi molto, e parea che domandasse ragione al Re del torto che gli era fatto.

Il gentilhuomo poi la reinuitò a giocare; essa hauendo alquanto ricusato con cenni, pur si pose a giuocar di nuovo; come l’altra volta hauea fatto, così questa ancora lo ridusse a mal termine; in ultimo uedendo la Simia poter dar scaccomatto al gentilhuomo, con una nuoua malitia uolse assicurarsi di non esser più battuta; chetamente senza mostrar che fusse suo fatto, pose la man destra sotto’l cubito sinistro del gentiluomo, il qual per delicatura riposaua sopra un guancialetto di taffetà; prestamente leuatoglielo in un medesimo tempo con la man sinistra gliel diede matto di pedina, con la destra si pose in guancialetto in capo, per farsi scudo alle percosse; poi fece un salto innanti al Re allegramente, quasi per testimonio della uittoria sua, Hor vedete se questa Simia era savia, aueduta et pudente.”

Non potendo citare tutti coloro che si dilettarono con gli scacchi, prenderemo in considerazione soltanto i più rappresentativi, iniziamo con gli italiani della prima metà del Cinquecento.

In seguito prenderemo in esame la seconda metà del secolo e poi gli stranieri.

Dai loro testi si capisce che sapevano giocare, anche se probabilmente si limitavano a partite amichevoli, spesso soltanto all’interno della propria cerchia di amici e conoscenti.

Si può poi dedurre che il gioco era molto diffuso anche tra le donne e che a volte costituiva l’opportunità per iniziare un rapporto intimo.

 

Matteo Bandello

Matteo Bandello (1485-1561) compì gli studi a Milano in Santa Maria delle Grazie  proprio mentre Leonardo stava dipingendo il Cenacolo nel refettorio del convento. Entrato nell’Ordine Domenicano viaggerà per tutta Italia e sarà cortigiano al servizio dei potenti come si usava allora. Lascerà l’Italia all’arrivo degli spagnoli e si ritirerà ad Agen, sulla Garonna, di cui diventerà vescovo e dove morirà. Nel 1544 raccolse le sue poesie nel “Canzoniere”: a lungo ritenuto un semplice imitatore di Petrarca, è stato poi rivalutato dalla critica.

Il sonetto scacchistico, che porta il numero CLV, fa parte delle rime dedicate a Madonna Margarita di Francia “figliuola del cristianissimo re Francesco I”.

 

Spesso madonna a scacchi far mi invita

E piglia per suo rege un dolce sguardo

Bellezza per reina ed ond’i m’ardo

Con que begli occhi per alfil s’aita.

Rocche il parlar e fa la speme ardita

E pace e guerra cavalcar’l guardo

Motti, sdegni, furor, attender tardo

Atti, cenni, no… sì…pedoni addita.

E io per rege le rappresento il core

Con pietoso mirar, con gli occhi morti

Tema, silenzio, ardor e gelosia.

Strazio, pianto, servir, riso, dolore

Fede, credenza e passi male accorti

Ma beltà dammi scacco tuttavia.

 

Pier Francesco Giambullari

Patrizio fiorentino letterato e storico, conosceva “le lettere latine, greche ed ebraiche”.

L’opera principale del Giambullari (1495-1555) è “Storia d’Europa dal 147 al 947 d.C.”.

Autore di varie poesie, pubblicate a Firenze soltanto nel 1820, ne dedicò una agli scacchi, ispirandosi quasi certamente al Bandello.

 

Simile è l’amor mio di Scacchi al gioco,

Ov’i molti pensieri scusano i fanti,

E i rocchi poi, che stan sovra i duo canti

L’opra e la volontà son con che io gioco.

Dei Cavalier, che stan raro in un loco

Speranza è l’un, la morte degli amanti;

Gelosia l’altro, pien di angustie e di pianti,

Gli Alfier, tema e desio sembran non poco.

La Donna il piacer è, che tutto guida,

Il Re l’almo, che star debbe nascosto

O scoprirsi non mai senza bel tratto.

Dice scacco il desire, alla cui sfida

Ho ben più volte una pedona opposto;

Ma la Donna e il Caval poi lo fan matto.

 

Giulio Cesare Croce

Noto soprattutto per l’ironica presa in giro della realtà popolare con l’ideazione dei celebri personaggi “Bertoldo, Bettoldino e Cacasenno”, Croce scrisse anche “Ducento enigmi piacevoli da indovinare distinti in due sollazzevoli notti” ed è in quest’ultimo testo che dedicò un sonetto agli scacchi, sempre in forma di ‘enigma’ (soluzione: Il giuoco de scacchi).

 

  Due gran signor fratelli a un paro nati,

con le lor mogli e servi in compagnia,

saran condotti presto in Lombardia,

per combatter, che a tale eran creati.

L’un bianco vestirassi, & suoi sodati,

quell’altro nero & con loro fanteria,

cavalli e fanti piglieran la via,

et entreran senz’ordine ne i steccati.

Ove tutti sien posti in ordinanza,

da suoi governatori, ognun seguendo

la loro insegna armati alla leggiera.

Chi qua, chi la, chi su, chi giù scorrendo,

quivi faranno aspra battaglia e fiera,

chi fuggirà, chi lascierà la stanza.

Et durerà la danza

Gran pezzo: poscia un huomo sberrettato,

brutto, che par il diavol scatenato,

in guerra esperto e viato

il suo nemico getterà per terra

con arte e ingegno, & finirà la guerra

 

 

 

Francesco Bernardino Caldogno

 

Concludiamo con il conte Caldogno di Vicenza, di cui è noto soltanto l’anno di nascita (1497), che fu autore di un poemetto didascalico in esametri latini (178 versi) “De ludo Scachorum” nel quale  descrisse le mosse e consigliò la pratica delle virtù morali. Una imitazione  dell’opera del Vida, ma di valore molto inferiore.