Il Cinquecento (parte 8)

Letteratura e arte rinascimentali straniere

La diffusione degli scacchi in tutta Europa nel Cinquecento è testimoniata dai numerosi poeti, letterati e pittori che nelle loro opere trattarono il Nobil Giuoco.

Con una panoramica molto ristretta, ci limiteremo a Francosis Rabelais, William Shakespeare ed ai pittori Hans Muelich e  Lucas van Leyden.

 William Shakespeare

Un autore importante che raramente viene ricordato come scacchista è William Shakespeare (1564-1616) che consideriamo cinquecentesco, anche se l’opera in cui accenna esplicitamente agli scacchi venne da lui composta cinque anni prima di morire.

Shakespeare fu raffigurato mentre sta giocando una partita con Ben Jonson (1572-1637) in un quadro attribuito al pittore olandese, ma anche scrittore, Karel van Mander (1548-1606 circa), che fu intitolato Ben Jonson and William Shakespeare Playing at Chess.

Tuttavia molti critici sostengono che si trattasse solo di una raffigurazione allegorica di due protagonisti del tempo, che volevano superarsi con la propria abilità e intelligenza, e che non è neppure sicuro che sia stato davvero dipinto da van Mander.

Del resto in una biografia di van Mander, il cui autore sembra essere il fratello, non c’è alcuna citazione del quadro; viene inoltre detto che Karel non andò mai a Londra; infine  Shakespeare appare più giovane di Jonson, che in realtà aveva otto anni in meno.

Per di più le prime notizie del quadro risalgono al 1878 quando fu acquistato, si dice con i relativi documenti di autenticità, per 18 mila dollari dal Colonnello Ezra Miller. Ma i documenti sparirono in un incendio 17 anni dopo: si dice anche che il compianto J.P.Morgan fosse pronto ad offrire un milione di dollari per la prova della autenticità del quadro.

Il dipinto divenne poi di proprietà di Mrs Catherine de Heyman, il cui figlio, Frank, intervistato dall’ American Chess Bulletin  affermò che ‘il quadro è stato dipinto nel 1603, mostra la mano di un Maestro, è evidentemente di scuola olandese. Per questo è assolutamente sicuro che sia autentico, sia che lo si consideri dal punto di vista storico sia che lo si consideri dal punto di vista tecnico.’

 

Diagramma Shakespeare

La posizione raffigurata nel quadro è stata ricostruita: Shakespeare ha appena preso in mano l’Alfiere in b4 e si appresta a catturare la Regina bianca dando scacco matto.

Notare che viene dato ‘scacco matto nell’angolo’ che come abbiamo visto in precedenza era considerato l’optimum nel Medioevo; inoltre è stato notato che il disegno degli Alfieri ricorda quello dei diagrammi del Manoscritto di Alfonso il Savio del 1283, mentre il disegno delle Torri riprende i testi inglesi di fine 1400. Tutto questo lascia pensare ad una posizione inventata dal pittore, che per di più mette due Pedoni bianchi sulla colonna ‘h’ rendendo la posizione, dal punto di vista scacchistico, impossibile, ovvero, per usare il corretto ‘gergo’ scacchistico, illegale.

Ma Shakespeare sapeva davvero giocare a scacchi? Stando agli studi di Howard Staunton, campione di scacchi inglese di metà Ottocento e profondo studioso di Shakespeare, si può sicuramente affermare che ‘sapeva muovere i pezzi’ ma non che fosse particolarmente appassionato o esperto del gioco, che pure era molto diffuso e popolare ai suoi tempi. Comunque aveva sicuramente degli amici che sapevano giocare ed è anche possibile che qualche volta abbia provato a fare qualche partita

In ogni caso nelle opere di Shakespeare vi sono diversi riferimenti indiretti agli scacchi, per esempio ne ’La commedia degli errori’, in ‘Enrico IV’, in ‘Re Lear’.

Ovvero nel secondo atto di “Re  Giovanni” quando Eleonora, rivolta a Costanza (madre di Arturo) esclama: “Zitta, insolente! Che forse il tuo bastardo dovrebbe essere re, per farti regina e tenere in scacco il mondo?” Frase che di per sé non ha un grande significato, se non la si interpreta proprio in senso scacchistico.

Quella che si può considerare una vera e propria citazione scacchistica si ha ne “La bisbetica domata” (atto I, scena I).

Quando Battista, il padre di Caterina e Bianca, dice a Gremio e Ortensio che la bella e giovane figlia Bianca, di cui entrambi i giovani sono invaghiti,  non si sarebbe sposata prima della più vecchia Caterina e aveva aggiunto “Se uno di voi ama Caterina, avrà il permesso di corteggiarla a suo piacimento”.  Questa frase provoca la reazione della ‘bisbetica’ Caterina che dice rivolta al padre Battista: “I pray you, sir, is it your will to make a stale of me amongst these mates?”  battuta che evidenzia il suo dispetto per essere costretta dal padre ad attendere passivamente, senza poter fare nulla, quindi “in stallo”, che qualcuno se la prenda in moglie, ovvero le dia scaccomatto. Per cui con traduzione scacchistica, la frase potrebbe essere resa così:  “Di grazia, signore, volete costringermi in stallo in attesa di prendere matto?”

Un riferimento diretto con l’uso della parola “chess” (cioè scacchi in inglese) compare una sola volta in tutto il lavoro teatrale di Shakespeare: avviene ne  “La Tempesta“, scritto nel 1611.

La trama: Prospero, Duca di Milano a cui viene usurpato il trono dal fratello, si rifugia in esilio in un’isola sperduta e misteriosa insieme alla figlia Miranda. Un giorno sull’isola fa naufragio in seguito ad una tempesta una nave che ha a bordo l’usurpatore Antonio e colui che lo aiutò, il Re di Napoli Alonso. Tra mille peripezie sboccerà l’amore tra Miranda e Ferdinando, figlio del Re di Napoli. Il riferimento scacchistico esplicito si ha nella scena finale.

“Alonso e Antonio, riconoscendo Prospero, lanciarono grida di stupore. E, tra lacrime di dolore e rimorso, gli chiesero perdono e promisero di restituirgli il ducato. “Non disperatevi (risponde Prospero): vi ho già perdonati ed ora vi accolgo a braccia aperte! In segno di amicizia voglio fare un dono al re Alonso.” Così dicendo, Prospero li condusse nella caverna e mostrò loro Ferdinando e Miranda che giocavano a scacchi.”

Tuttavia alcuni critici hanno affermato che la citazione fu inserita solo perché Ferdinando era il figlio del Re di Napoli, e all’epoca di Shakespeare Napoli era la ‘capitale’ del gioco degli scacchi.

 

Francosis Rabelais

Lo scrittore francese Francosis  Rabelais (1494-1553), ecclesiastico e medico, di vasta erudizione, fu autore della serie di cinque romanzi fantastici e umoristici che prende il nome dai due giganti protagonisti, ‘Gargantua e Pantagruel’.  Furono scritti nella prima metà del Cinquecento; i primi due libri furono pubblicati a Lione nel 1542 e Rabelais li firmò con lo pseudonimo (e anagramma) Alcofribas Nasier.

Nel libro quinto, capitoli 24 e 25, viene descritto lo svolgimento d’una partita a scacchi viventi caratterizzata da splendidi costumi. La tenzone si svolge nel regno della Quint’essenza, chiamata Entelechia, nel palazzo della Regina.

 

Per cominciare fu steso sul pavimento un ampio tappeto vellutato, disegnato a forma di scacchiera, cioè a quadrati gialli e bianchi larghi ciascuno tre palmi e quadrati da ogni lato. Entrarono poi nella sala trentadue giovani, dei quali sedici erano vestiti di drappo d’oro, cioè otto giovani ninfe quali quelle che dipingevano gli antichi in compagnia di Diana, un re, una regina, due custodi della rocca, due cavalieri e due arcieri. In simile ordine erano gli altri sedici, ma vestiti di drappo d’argento. E si disposero sul tappeto come segue: i re si tennero sull’ultima linea sul quarto quadrato, in modo che il re aureo era sul quadrato bianco, il re argenteo sul quadrato giallo, le regine a fianco dei loro re, l’aurea sul quadrato giallo, l’argentea sul quadrato bianco; due arcieri accanto a loro da ciascun lato, come guardie dei ,loro re e regine.

Presso gli arcieri due cavalieri, presso i cavalieri due custodi. Nella fila vicina davanti a loro erano le otto ninfe. Tra le due schiere di ninfa restavano vuote quattro file di quadrati.

Ciascuna schiera aveva dalla sua parte i suoi amici vestiti di egual livrea, gli uni di damasco aranciato, gli altri di damasco bianco ed erano otto da ciascun lato con strumenti diversi di gioiosa invenzione, insieme concordanti e melodiosi a meraviglia, varianti di tono, tempo e misura come richiedeva il procedere del ballo; e ciò io trovava ammirabile data la numerosa diversità dei passi, andature, salti, scatti, ritorni, fughe, imboscate, ritirate e sorprese.

 

Ancor più a mio parere trascendeva ogni aspettazione che i ballerini sembra essere non più punto ma linea continua, come saviamente ha rilevato il Cusano (cardinale Nicola di Cusa) in materia ben divina.

Là non udivano che batter di mani e segnali reiterati ad ogni difficoltà da una parte e dall’altra. Non vi fu mai un Catone tanto severo, /…/  né un Eraclito tanto aborrente da ciò che è proprio della natura umana, cioè il ridere, che non avessero perduto la loro gravità vedendo quei giovani e le regine e le ninfe, al suono di quella musica rapidissima muoversi, avanzare, saltare, volteggiare, sgambettare, piroettare, sì rapidamente in cinquecento maniere diverse e con tale destrezza che mai l’uno era all’altro d’impaccio. Tanto minore era il numero di quelli che restavano in campo, tanto più grande era il piacere di vedere le astuzie e le scappatoie usate per sorprendersi l’un l’altro secondo che la musica indicava. Vi dirò di più, se lo spettacolo più che umano confondeva i nostri sensi, stupiva i nostri spiriti e ci metteva fuori di noi, ancor più erano i nostri cuori commossi e impressionati al suono della musica. /…/ Nel terzo torneo il re aureo fu vincitore.

 

 

 

Hans Muelich

Hans Mielich, noto anche come Muelich (Monaco di Baviera 1516-1573) si specializzò in ritratti, miniature e illustrazioni di libri. Operò per più di 30 anni come pittore per i nobili di Monaco di Baviera ed è considerato uno dei più importanti pittori della storia della città.

 

Nel quadro che raffigura il Duca Alberto V e la consorte che giocano a scacchi e che fu realizzato nel 1552, si nota che la scacchiera è posta in posizione  in posizione sbagliata.

 

 

 

Lucas van Leyden

L’olandese Luca da Leida, nome italianizzato di Lucas van Leyden, pseudonimo di Lucas Hugenszoon (Leida 1494 – 1533) è stato pittore e incisore.

Lucas è stato anche tra i primi ad impiegare la prospettiva aerea nelle stampe.
Il numero di dipinti attribuiti a Lucas non sono molti, probabilmente risalgono soltanto alla sua fase giovanile, prima dei 25 anni.
Queste opere giovanili, come “I giocatori di scacchi” del 1508, rivelano una predilezione per la pittura narrativa spesso a scapito dell’ unità compositiva.

Il quadro però non rappresenta gli scacchi tradizionali, ma il “Gioco del Corriere” che si svolgeva su un tavoliere di 12×8 caselle, piuttosto diffuso all’epoca nelle nazioni del nord Europa e di cui avevano parlato molti degli antichi poemi medievali.

Oltre ai pezzi normali degli scacchi il gioco prevedeva per ciascuno due ‘Corrieri’, in pratica due Alfieri, un Consigliere, che muoveva come il Re, uno Schleich, che poteva muovere di un solo passo in orizzontale o in verticale, e 4 Pedoni. I 12 pezzi venivano posti sulla prima (ovvero ottava) traversa, i 12 Pedoni sulla seconda (ovvero settima).