Un gioco millenario

Il 14 marzo 1938 il New York Times riportava la notizia di una importante scoperta archeologica attinente agli scacchi.

Il titolo dell’articolo era: “Playing of Chess 6.000 year ago uncovered in ancient Tepe Gawra”. E poi “Terra cotta game pieces are found in Mesopotamian site – Cylinder near Baghdad reveals fort of Hammurabìs son”.

La notizia seguiva l’annuncio fatto dai responsabili del Museo della Università della Pennsylvania e della American School of Oriental Research di Baghdad, i quali annunciavano che una spedizione archeologica con rappresentanti dei due istituti aveva trovato nella antica Tepe Gawra (Iraq del nord) diversi pezzi da gioco in terracotta, statuine realizzate con forme umane, che gli esperti avevano identificato come pezzi degli scacchi o come pezzi di un gioco ‘antenato’ degli scacchi. Il quotidiano riportava che il Dr E.A. Speiser, direttore della scuola di Baghdad e docente di semiologia all’Università della Pennsylvania, che aveva ritrovato il sito di Tepe Gawra nel 1927, aveva dichiarato che la scoperta confermava la nascita del gioco degli scacchi, anche se evidentemente in una forma differente dalla attuale, in Mesopotamia e circa 4000 anni prima di Cristo.

Queste scoperte archeologiche confermano che è molto improbabile che gli scacchi possano essere stati invenzione di una sola persona e che siano nati da un giorno all’altro; è più verosimile che il gioco sia stato frutto di una evoluzione che probabilmente si protrasse per parecchi secoli, evoluzione in particolare di passatempi e giochi simili tra loro, spesso senza neppure sostanziali differenze tra le varie nazioni, che venivano conosciuti e scambiati attraverso i rapporti commerciali e via via migliorati e perfezionati.

E’ quindi possibile che le prime forme di proto-scacchi abbiano avuto origine in Cina e in India, derivando forse dall’arte divinatoria dei sacerdoti e degli aruspici, che per le loro predizioni utilizzavano tavole quadrate sulle quali erano posti dei ‘gettoni’ di varia forma che rappresentavano il Sole, la Luna ed i Pianeti, e che  avevano movimenti e importanza diversa.

Secondo il professor Joseph Needham, è possibile che proprio in Cina ad imitazione di quanto facevano i sacerdoti sia nato un gioco, forse il “Siang-Ki”, bene illustrato dall’imperatore Chou-Wu-Ti nel sec. VI d.C. e che da questo sia derivata l’idea della raffigurazione di una battaglia, inizialmente tra il Bene e il Male (Yin e Yang) poi tra due eserciti; cosa resa possibile dal fatto che il termine cinese ‘siang’ può significare sia genericamente ‘figura’ sia più precisamente ‘elefante’. E all’epoca, e soprattutto in determinate regioni, gli elefanti erano normalmente utilizzati dagli eserciti.

Qualcosa di molto simile accadde in India, dove fu ideato per esempio l’antico “ashtapada”, giocato su un tavoliere di 64 (8×8) caselle che ha la caratteristica di avere alcune caselle contrassegnate da una “x”; e sembra che questo tavoliere sia stato il progenitore della attuale scacchiera. Ma di questo antico gioco, salvo il nome e appunto alcuni tavolieri, non è rimasto altro e non se ne conoscono né le regole né gli eventuali ‘pezzi’.

L’ ashtapada dovrebbe essere stato l’antenato del ‘caturanga’, un altro antico gioco indiano: il termine sanscrito “chatur-anga” significa “quattro parti”, “quattro elementi” e viene concordemente riferito dagli storici alle quattro tipologie militari che costituivano l’esercito indiano: truppe a piedi, truppe a cavallo, truppe su elefanti e carri da guerra. Verso Occidente, passò ai Persiani che lo ribattezzarono ‘catrang’; la storia è raccontata con molti spunti fantasiosi nel “Kàarnàmak-i-Artàk-shatr-ì-Pàpakàan” un testo in lingua ‘pahlavica’, ovvero in persiano antico, inizialmente datato al secolo VII, ma più probabilmente scritto nel secolo successivo.