Il Trecento (parte 4)

Guido Cavalcanti (e Fibonacci)

Abbiamo visto nel capitolo precedente che Dante giocava a scacchi e che giocava soprattutto con i suoi due grandi amici, Cino da Pistoia e Guido Cavalcanti.
Di Cino da Pistoia abbiamo già parlato, vediamo ora qualche notizia (scacchistica) su Cavalcanti.

Guido Cavalcanti (Firenze, 1258-1300) fu probabilmente il migliore amico di Dante. Era davvero un ‘super appassionato’ del gioco degli scacchi. Basta leggere quanto scrisse Franco Sacchetti, che in una sua “Novella” racconta come Guido “venne beffato da un monello fiorentino, mentre stava giuocando a scacchi con grande attenzione ed impegno”.
Il titolo della novella è: “Guido Cavalcanti giuocando a scacchi, essendo valentissimo uomo e filosofo, è vinto dalla malizia di un fanciullo”.

“Giuocando a scacchi uno di essi cittadino, il quale ebbe nome Guido de’ Cavalcanti di Firenze, uno fanciullo con altri, facendo lor giuochi, o di palla o di trottola, come si fa, accastandoseli spesse volte con romore, come le più volte fanno, fra l’altre, pinto da un altro questo fanciullo a detto Guido pressò; ed egli, come avviene, forse venendo al peggiore del gioco levossi, e dando a questo fanciullo, disse: “Va, giuoca altrove”; e ritornossi a sedere al gioco degli scacchi. Il fanciullo tutto stizzito piangendo, crollando la testa, s’aggirava, non andando molto da lunge, e da se’ medesimo dicea: “Io te ne pagherò”; ed avendo un chiodo da cavallo allato, ritorna verso la via con altri, dove il detto Guido giuocava a scacchi; ed avendo un sasso in mano s’accostò dietro a Guido al muracciolo o panca, tenendo in su essa la mano col detto sasso, ed alcuna volta picchiava; cominciava di rado e piano, e poi a poco a poco spesseggiando e rinforzando, tantoché Guido voltosi disse: ” Te ne vuoi pur anche? Vattene a casa per lo tuo migliore; a che picchi tu costì codesto sasso?” E quello dice: “Voglio rizzare questo chiodo”; e Guido agli scacchi si rivolge, e viene giuocando. Il fanciullo a poco a poco, dando col sasso, accostatosi a un lembo di gonnella o di guarnacca, la quale si stendea su detta panca dal dosso di detto Guido, su essa accostato il detto chiodo con l’una mano e con l’altra col sasso, conficcando il detto lembo, e con li colpi rinforzando acciocché ben si conficcasse, e che il detto Guido si levasse, e così avvenne come il fanciullo pensò; che ‘l detto Guido essendo noiato da quel busso, subito con furia si leva, ed il fanciullo si fugge, e Guido rimane appiccato per lo gherone”.

Ancora nel capitolo precedente abbiamo detto che Dante potrebbe anche aver appreso la leggenda dagli scritti di Leonardo Fibonacci (1170-1250), in particolare dalla sua celebre opera, il “Liber Abaci”, scritta nel 1202. Vediamo allora qualche notizia su Fibonacci,

 

Leonardo Fibonacci
Leonardo Pisano detto il Fibonacci (Pisa, settembre 1170 circa – Pisa, 1242 circa) è considerato uno dei più grandi matematici di ogni tempo. Figlio di un commerciante e mercante lui stesso, sin da bambino si interessò alla matematica; visse a stretto contatto con il mondo arabo, studiò le opere di al-Khuwarizmi e conobbe ovviamente gli scacchi. Fu Fibonacci a “importare” in Occidente i numeri arabi e con essi un simbolo allora (1201) ancora sconosciuto, lo zero.
Fu probabilmente il primo a calcolare il numero dei chicchi di grano necessari per soddisfare la richiesta di Sissa. Ci arrivò in maniera empirica, risolvendo il problema cominciando a calcolare la somma dei primi otto numeri che formano la prima riga della scacchiera: 255. Si accorse che la somma dei primi 8 numeri è uguale al numero che compare nella IX casella della scacchiera diminuito di 1.
Moltiplicando 256 per se stesso, si ottiene 65536 che supera di 1 la somma dei numeri delle prime 2 righe, e moltiplicando 65536 per sé si ottiene un numero che deve essere moltiplicato di nuovo per sé.
Il risultato è 18.446.774.073.709.551.616 che supera di 1 la somma di tutti i numeri della scacchiera.
Fibonacci fu matematico alla corte di Federico II di Svevia a Palermo dal 1194 alla morte.