Il Settecento (parte 4)

Il Settecento (parte quarta)

 

Philidor

Francois-André Philidor

Francois-André Philidor, il futuro campione di scacchi, nacque a Dreux il 7 settembre 1726 dal secondo matrimonio di André Danican Philidor (1652-1730), detto Philidor il Vecchio e successivamente Philidor Padre, dopo la morte di Jaques, suo fratello, detto Philidor il Giovane.

Il prenome François era quello del padrino del giocatore di scacchi: questi non l’utilizzò poi altro che negli atti ufficiali, ma uno storico deve menzionarlo per evitare la confusione. Il prenome André, che egli utilizzava sempre ed esclusivamente, era quello di suo padre, che lo aveva ereditato dal suo padrino, André Langlois, verosimilmente di origine scozzese e “cornamusa” di corte: era infatti il Suonatore di Cornamusa ufficiale del Re Luigi XIV.

La data di nascita di Philidor Padre, 1652, è  desunta dall’atto ufficiale di morte, avvenuta a 78 anni. Ma di solito viene data invece come data di nascita il 1647: è un errore (che ha le sue ragioni nella precocità praticamente inverosimile) ripetuto dagli storici che si copiano.

Philidor Padre era addetto alla gestione della biblioteca musicale del re; raccolse un gran numero di spartiti purtroppo andati perduti e fu ideatore ed artefice del primo concerto pubblico nel 1723. Va detto che dal primo matrimonio era nata Anne, creatrice del Concerto Spirituale nel 1725, concerto che si tenne poi ogni anno fino alla Rivoluzione, nella Sala dei Cento Svizzeri del Palazzo delle Tuilleries.

Quanto al soprannome Philidor si è detto: era stato ufficializzato durante il XVII secolo ai tempi di Jean (padre di André) che lo aveva ereditato a sua volta dal padre Michel (si ricordi l’aneddoto di Luigi XIII). Si sa davvero molto poco di questo Michel: molti addirittura ne ignorano l’esistenza, confondendolo con il fratello maggiore di Jean, che pure si chiamava Michel.

Tutti i componenti della famiglia erano musicisti, principalmente suonatori di oboe, ma ovviamente sapevano suonare anche altri strumenti. Quasi la metà (6 su 14) erano anche compositori, ma la maggior parte delle loro opere è andata perduta. La famiglia era numerosa, ma si conoscono coloro che avevano un impiego a Corte come musicisti del Re. Tra questi anche il Philidor scacchista, il più piccolo, cantore nella cappella reale, che a 10 anni scoprirà il proprio talento nel giuoco e che viene chiamato François-André, così come fu battezzato, anche se in famiglia tutti lo chiamavano solo André. In realtà il doppio nome serviva solo per distinguerlo da suo padre, primo di tanti André a seguire.

 

Francois-André junior manifestò subito uno spiccato interesse per la musica, rivelandosi un vero e proprio bambino-prodigio, tanto da entrare a far parte del coro della Cappella Reale di Versailles a soli 10 anni, cosa del tutto inconsueta per l’epoca.

Imparò a muovere i pezzi degli scacchi guardando alcuni coristi che giocavano negli intervalli; secondo quanto riporta il fratello maggiore, un giorno (aveva allora 10 anni) propose una partita ad un anziano musicista quella volta senza avversario; questi accettò sogghignando, ma ben presto dovette ricredersi: il piccolo gli diede rapidamente matto e poi scappò via temendo le ire dello stupefatto avversario.

Verso i 14 anni André fu costretto a lasciare il coro causa della muta della voce; cominciò allora a frequentare i Café dove si giocava a scacchi, trascurando un po’ gli studi musicali che comunque proseguiva sotto la direzione di André Campra.

Ben presto Philidor fu preso a benvolere da Legall, ne divenne allievo e in meno di tre anni superò il maestro. Il giovane riusciva anche a giocare senza problemi “alla cieca”, ovvero a mente senza guardare la scacchiera; Legall una volta aveva giocato una partita in questo modo, trovando lo sforzo eccessivo. Philidor stupiva tutti giocando contemporaneamente addirittura due partite alla cieca e vincendole!

Intanto continuava gli studi musicali: verso la fine del 1745 un italiano, tale signor Lanza, gli propose di andare a Rotterdam per accompagnare la figlia tredicenne che suonava magistralmente l’arpa e il violino e che avrebbe dovuto tenere una dozzina di concerti; essendo un buon insegnante di musica e dando lezioni di “harpsichord”, il giovane Philidor era sicuramente in grado di suonare questo strumento, anche se in pratica non lo faceva. Inoltre non aveva certo perso la voce, che da bambino doveva essere davvero eccezionale, ed è quindi probabile che il signor Lanza lo abbia assunto come cantante, oltre che come insegnante per la figlia. Purtroppo la piccola morì all’improvviso, i concerti furono annullati e Philidor si ritrovò solo e senza un soldo in terra straniera. Per vivere si adeguò a giocare a dama, ma solo perché a Rotterdam non c’erano scacchisti. Quando poi si trasferì ad Amsterdam e poi a L’Aia poté finalmente guadagnarsi da vivere giocando a scacchi e dando lezioni soprattutto agli ufficiali di corte.

La fama della sua abilità si diffuse rapidamente e presto tutti vollero vederlo esibirsi nel gioco, molto praticato specialmente nei circoli militari, il che gli permise buoni guadagni.

Nel 1747 si trasferì in Inghilterra; a Londra ebbe l’occasione di battersi con Sir Abraham Janssen, considerato allora il miglior giocatore inglese; Philidor vinse 4 a 1. Il baronetto allora lo invitò nelle sale riservate dello Slaughter, dove Philidor conobbe tra gli altri Filippo Stamma, siriano, nativo di Aleppo, considerato l’inventore della moderna “notazione” scacchistica. Contro Stamma Philidor giocò un match ad handicap, imponendosi nettamente con otto vittorie contro una e un pareggio (considerato come sconfitta per Philidor).

E arriviamo al 1748, anno in cui Philidor scrisse ad Aix-la-Chapelle la sua famosa Analyse de jeu des Echecs, vera e propria pietra miliare per il gioco.

PhilidorQuando si trattò di pubblicare il libro, Philidor fu incoraggiato dal quarto conte di Sandwich, che si trovava ad Aix-la-Chapelle – per conto della corona inglese – per la firma del noto trattato, e dal Duca di Cumberland, che gli offrì il patrocinio; così Philidor si recò ad Eindhoven dove il duca ordinò 50 copie, mentre altre cento furono sottoscritte dai suoi ufficiali. Nel 1749 il libro fu pubblicato a Londra (in francese); la prima tiratura di 433 copie andò subito esaurita e in breve seguirono due ristampe. L’anno successivo il testo venne stampato in inglese. Il titolo del libro fu d’apprima L’Analyze des Echecs. Nell’edizione del 1777, si trasformò in Analyse du Jeu des Echecs, titolo che ritroviamo nell’edizione del 1790, ripresa nel 1803 e rieditata dai discendenti nel 1988.

Il successo dell’opera si spiega con il fatto che per la prima volta un autore affrontava il gioco in modo scientifico e spiegava in dettaglio come giocare il “centro partita”; per la prima volta venivano spiegati i concetti strategici del gioco; per la prima volta veniva chiarito cosa fosse un “sacrificio posizionale”, piuttosto che il concetto della mobilità della struttura dei Pedoni.

Celebre la frase “I Pedoni sono l’anima del gioco” (Les pions sont l’ame du jeu), che tuttavia va inquadrata al tempo di Philidor, quando un corretto utilizzo dei Pedoni a supporto della azione dei pezzi era praticamente ignorato.

Philidor approfondì anche un finale basilare, quello di Torre e Alfiere contro Torre, stabilendo princìpi fondamentali validi tutt’oggi e ponendo i presupposti sia per uno studio approfondito di questa parte della partita sia per la nascita della moderna teoria dei finali negli scacchi.

L’Analyse, dunque, resta una pietra miliare nella storia del gioco, il primo tentativo di sistemazione scientifica di tutto il sapere scacchistico dell’epoca; ebbe un centinaio di edizioni, fu tradotto in oltre dieci lingue e fino alla metà del ventesimo secolo rimase il testo base sul quale si formarono tutte le generazioni scacchistiche ed i vari campioni.

 

Già considerato il più forte giocatore di Francia, Olanda e Inghilterra, con il suo libro Philidor aumentò e consolidò la propria reputazione; fu ammesso nei salotti dell’alta società, venne ricevuto nelle principali corti. Nel 1751 fu alla corte del re di Prussia Federico il Grande: in sua presenza a Berlino giocò e vinse tre partite  in simultanea alla cieca; tuttavia allora la cosa non destò particolare clamore. Poi si recò alla corte di Arolsen, ospite del principe di Waldeck, che lo tenne presso di sé a lungo.

In questo periodo, l’evento più importante per Philidor non fu la simultanea alla cieca, bensì i molti concerti che egli diresse, e che gli diedero una nuova idea della musica: la musica tedesca divenne, nella sua mente, un meraviglioso complemento della musica italiana. Händel divenne il suo idolo e quando tornò a Londra Philidor presentò al vecchio “geniale Sassone” la sua ultima composizione da un poema di Congreve (e non Dryden come molti affermano).

La sua permanenza cessò bruscamente per questioni di … donne, che gli causarono problemi con numerosi mariti. Partì all’improvviso per rientrare in Inghilterra, dove restò fino al novembre del 1754, quando ritornò in Francia dove riprese a dedicarsi alla musica. Al suo rientro a Parigi la “Guerra dei Buffoni” era finita: Philidor non vi aveva preso alcuna posizione. Così aveva fatto il suo amico Diderot, mentre al contrario Rousseau, che era amico di entrambi, si era schierato. Ciononostante Philidor, considerato un ammiratore della musica italiana, si vide rifiutare il posto di direttore del coro della Cappella.

In questo periodo trascurò gli scacchi, pur trovando il tempo, nel 1755, di giocare un match ufficiale contro Legall, in cui, come riportarono le cronache dell’epoca, “l’allievo superò il maestro”.

 

Nasce l’Opera-Comique

Philidor, dunque, che ormai era sulla trentina, ritrovò di colpo l’antica passione di famiglia. Pur essendo tanto versato nel canto, aveva composto assai poco per musica strumentale e i suoi primi saggi di musica religiosa non avevano avuto particolare successo. Rameau lo spinse a comporre per il teatro e questo segnò l’inizio della sua carriera.

Nacque così il genere, allora nuovissimo, dell’Opera-Comique  ovvero l’Opera Buffa, che deve totalmente a Philidor il posto che oggi ha nella Storia della Musica. Philidor produsse a brevissimi intervalli vari capolavori.

Tra i più celebri citiamo: Blaise le savetier (1759), Le jardinier et son seigneur (1761), Le Marechal-ferrant (1761), Sancho Pancha dans son isle (1762), Le bucheron (1763), Le Sorcier (1764), il quale ultimo, rappresentato a Parigi, ottenne un tale trionfo da obbligare l’autore a presentarsi alla ribalta per ringraziare il pubblico, cosa che fino ad allora in Francia non era mai avvenuta.

Intanto nel 1760 Philidor si era sposato con una cantante, Angelique-Henriette Elisabeth Richer (1736-1806), graziosa e simpatica rappresentante di una famiglia di grandi musicisti. Fu un matrimonio felice, da cui nacquero sette figli. Philidor fu descritto come un marito ammirevole, completamente dedito alla famiglia, forse un po’ noioso. Ma come ebbe a dire un suo contemporaneo: “André non ha senso comune… perché è un genio”.

Nel 1765 Philidor compose il ‘Tom Jones’, dove per la prima volta un quartetto vocale canta senza accompagnamento di strumenti.

Nel genere leggero dell’Opera-Comique Philidor portò un’abilità di mano e una raffinatezza di risorse che, sotto certi aspetti, fanno presentire Mozart.

Scrisse circa venticinque opere, quattro delle quali in collaborazione: una insieme a Jean Jacques Rousseau (che, come noto, era a sua volta un grande appassionato degli scacchi).

Dopo il grande successo riscosso da Philidor in particolare con “Tom Jones”, “Sorcier” e “Marechal Ferrant”, Denis Diderot, che era il più quotato musicalmente tra i Filosofi (i saggi musicali di Rousseau non contribuirono allo sviluppo della Musica) e che per Philidor aveva una predilezione, lo spinse a dedicarsi all’Opera “seria”, la ”Grande Opera”, cosa che Philidor fece con un nuovo approccio, sostituendo la Mitologia alla Storia. Così nel 1767 nacque “Ernelinde, principessa di Norvegia”, una grande opera con balletto. Ci volle molto tempo per il particolare pubblico dell’Opera per accettare la novità; ma dopo parecchi cambiamenti e parecchi mesi, per non dire anni, l’idea venne accolta con grande successo. Da sottolineare che “Ernelinde” piacque tanto a Luigi XV che il sovrano assegnò a Philidor una pensione di 25 luigi d’oro.

Nel 1779 Philidor eseguì a Londra un grande oratorio profano, il “Carmen saeculare” di Orazio, a quattro voci e orchestra, riportando un successo durevole; nel 1786 compose un Te Deum e nel 1789 l’Ode Anglaise, in onore di Giorgio III.

La bravura musicale di Philidor non fu però molto valutata in Inghilterra. Scrisse Diderot: “Non mi stupisce che a Londra le porte siano chiuse al grande musicista ma aperte al celebre scacchista”.

 

 

Nasce il Parsloe’s Club

 

Nel frattempo, verso il 1770, tra una composizione e l’altra, Philidor aveva ripreso a giocare a scacchi, che in fondo furono la sua maggior fonte di guadagno visto che per le sue composizioni musicali non era pagato molto. Cominciò ad andare regolarmente a Londra: di sicuro fu nella capitale inglese nel 1771 e forse nel 1772 e 1773 per giocare al Salopian (vicino Charing Cross), il più importante punto di ritrovo per gli scacchisti inglesi. L’anno successivo su sua richiesta, come è stato dimostrato, venne fondato il Parsloe St James Club, cui furono ammessi solo 100 scacchisti selezionati, i quali si autotassarono per ospitare Philidor, che teneva esibizioni e lezioni, da febbraio a maggio. Da allora il soggiorno a Londra come ospite del Club, dove Philidor dava anche lezioni individuali al costo di una corona, fu praticamente continuo fino al 1795, anno della sua morte.

Il denaro che Philidor guadagnava con gli scacchi lo inviava quasi tutto alla moglie tramite banchieri di Bale, anche se a volte con qualche difficoltà: ma ci teneva che la famiglia vivesse bene.

Quando si recava a Londra, di solito Philidor lasciava la Francia partendo da Calais in dicembre, qualche volta ai primi del mese, qualche volta alla fine e si fermava fino a maggio o giugno, secondo la “Season”. La “Season” era il periodo in cui i membri del Parlamento vivevano in città (altrimenti se ne stavano in campagna). Come vedremo, la guerra fu per Philidor un guaio, non solo per motivi di amicizia, ma anche per l’assenza di molti soci del Club che erano anche membri del Parlamento. Philidor parlava correntemente l’inglese. In alcune occasioni venne anche invitato a corte: una volta il Principe di Galles, che lo conosceva e lo apprezzava, si fece una bella risata quando il Re disse che Philidor sembrava imbarazzato di fronte a lui.

 

L’ 8 maggio 1783 a Londra giocò tre partite alla cieca e l’esibizione, che durò un paio d’ore,  ebbe eco vastissima. Philidor giocò le tre partite con il Nero, dando quindi il ”vantaggio del tratto”; a Maseres, il più debole dei tre, diede anche il vantaggio di un Pedone (f7). Vinse con Brühl e Maseres e pareggiò con Bowdler, ma solo perché non vide la mossa vincente.

Brühl e Bowdler erano considerati tra i migliori giocatori dell’epoca, mentre Francis Maseres, avvocato ”costituzionalista” e autore anche di libri di storia e matematica, era quello che potremmo definire un buon dilettante.

Hans Moritz Brühl (1736-1809), nobile diplomatico sassone residente a Londra, giocava regolarmente con Philidor, con il quale condivideva la passione per la musica. Apportò decisive migliorie alla costruzione del pianoforte e fu grande appassionato di astronomia, tanto da far costruire a proprie spese un osservatorio. Nel 1788 pareggiò un match su 5 partite con Philidor, che gli dava il vantaggio di Torre (a1) contro Pedone (f7).

Thomas Bowdler, medico, appassionato di antiquariato e di Shakespeare, si batté anche con Ercole Del Rio. Anch’egli giocò nel 1788 un match su 5 partite con Philidor, che gli dava il vantaggio del tratto e di un Pedone (f7) perdendo di misura (2 a 1, con 2 patte).

 

Musicista o scacchista?

Dal punto di vista musicale, Philidor aveva comunque una reputazione da difendere, essendo, come ebbe a dire Diderot, “l’inventore della musica italiana in Francia”. Nello stesso tempo era definito il più tedesco di tutti i musicisti francesi. In seguito Mozart, che rimase molto colpito dalle migliori opere di Philidor, combinò le due eredità, ed anche Haydin si ispirò molto alle sorgenti philidoriane.

Philidor fu sicuramente il miglior compositore francese tra Rameau e Gretry, eppure non riuscì a conquistarsi grande spazio e ad avere il meritato successo, sia perché in quello stesso periodo si trovò in concorrenza con Gluck, che stava conquistando la scena grazie alla protezione della regina  Maria Antonietta, e con Gretry, che si stava affermando nell’opera comica. E sia perché non ebbe buoni librettisti: Philidor non fu certo avvantaggiato dalla collaborazione di Poinsinet e degli altri. Purtroppo per lui Sedaine, il migliore di tutti, che per esempio aiutò molto Duni e Monsigny, sebbene suo buon amico, collaborò con Philidor solo in due occasioni, quando lo aiutò a salvare Tom Jones ed Ernelinde dall’insufficiente lavoro di Poinsinet.

Con Gretry e Gluck in ascesa e Philidor che viveva all’estero cinque mesi l’anno, anche Sedaine non potè che definirlo un “amatore”.

E del resto, come abbiamo visto, in realtà Philidor viveva soprattutto di scacchi, grazie ai soci del Parlsloe St James Club; ma lo faceva per necessità (anche se egli avrebbe aggiunto per passione) dato che la Musica era la sua vita.

Ai tempi di Ernelinde era ancora considerato musicista Ordinario del Re, qualifica che avevano in molti nella sua famiglia, e per questo riceveva uno stipendio, che si aggiungeva ai due per il teatro, uno per l’opera e uno per l’opera comica (e a quello del Duca das Deux Ponts, suo estimatore, che nel 1769 lo aveva nominato suo Maestro di Musica). Piccole somme, ma certo utili per permettergli di vivere bene.

Quando compose il famoso “Carmen Saeculare”, un oratorio profano suonato per la prima volta a Londra nel 1779 e successivamente a Parigi, tornò in pratica ad un tipo di musica simile al mottetto. Aveva composto anche numerosi “Te Deum” e un “Requiem” per la morte di Rameau; ma nessuna di queste composizioni ci è pervenuta.

L’Ode per il ricovero del Re suonata nel 1789 a Londra non ha nulla a che vedere con i suoi “Te Deum”, anche se è la sola composizione di quel tipo che ci sia giunta, composta all’epoca del suo ritorno in Francia, subito prima del 14 luglio, quando scoppiò la Rivoluzione Francese.

In quanto amico dei Filosofi e favorevole alla Rivoluzione, Philidor probabilmente rimase male quando le autorità francesi lo dichiararono “emigrato”, qualifica che non accettò mai, affermando che viveva all’estero solo per poter mantenere la famiglia. Perso lo stipendio del Re, decise di portare moglie e figlia in Inghilterra, tra gli amici scacchisti. Così nel 1791 si stabilì nella capitale inglese, al numero 10 di Ryder Street, vicino alla chiesa di St James a Piccadilly, ma soprattutto vicino al Club. Ma, dopo che la Francia dichiarò guerra nel 1793, anno in cui Napoleone, allora ancora generale di brigata, riconquistò Tolone strappandola agli inglesi, cominciò ad avere problemi e ad essere malvisto. Decise allora di rientrare in patria; fino a quel momento aveva viaggiato liberamente, ma ora aveva il problema della moglie e della figlia. Si rivolse al figlio maggiore, che, avendo buoni agganci, riuscì alla fine, sebbene solo dopo Termidoro (27 luglio1794) e con non poche difficoltà, a fargli avere i passaporti per tornare in patria senza timore di lasciare la testa sulla ghigliottina. Così poté riportare indietro le due donne.

Ma presto tornò a Londra. Qui  giocò i suoi due ultimi match, contro George Atwood, matematico e ingegnere navale; il primo tra gennaio e febbraio (8 partite: Philidor con il Bianco, dando il vantaggio del Cavallo)  il secondo tra giugno e luglio del 1795 (12 partite; Philidor con il Bianco dava il vantaggio della Torre contro un Pedone e con il Nero il vantaggio di un Pedone). I due incontri finirono in parità, anche perché Philidor era stanco e sofferente sempre più di gotta.

La fine era vicina: Philidor morì il 3 settembre del 1795,  prima che il suo grande amico, il conte Brühl, tornasse dalle vacanze a Petsworth. Sembra che sia stato l’amico John Crawford ad assisterlo negli ultimi istanti.

Il funerale fu semplice e senza sfarzo: se non fosse stato via, Hans Moritz Brühl avrebbe certamente pagato le spese per un funerale solenne nella chiesa di St James e per una tomba nelle vicinanze. Ma non c’era ed anche quasi tutti gli altri membri del Club erano in vacanza nei propri castelli o in guerra con le loro navi e i loro eserciti.

Dopo la sua morte, il busto, realizzato dall’amico Pajou nel 1783, una delle opere più belle dell’artista, fu offerto dalla Città di Parigi alla moglie, mentre la Comedie-Francaise organizzò un concerto il cui ricavato le venne donato per fare fronte alle improvvise difficoltà finanziarie.

 

Philidor, un uomo

Si è detto che Philidor non fosse uomo di spirito. Ma lo humor era la grande novità del secolo, specie a corte, sia in Francia che in Inghilterra. I filosofi lo giudicavano in modo diverso, e apprezzavano il modo di fare di Philidor, basato sulla riflessione. Philidor era in realtà un uomo assai brillante, un vero genio: se non lo fosse stato la sua musica e il suo stile nel giocare a scacchi ne avrebbero risentito. Il suo primo biografo, Laborde, disse, e lo confermò pubblicamente, che era “tutto genio” e nient’altro. E anche Diderot, uomo di grande sensibilità e intelligenza, la pensava così.

Come uomo, Philidor era generoso oltre ogni limite; per esempio accettò la collaborazione di librettisti di scarso talento per aiutarli, senza rendersi conto che alla fine ciò lo avrebbe danneggiato.

Rispetto ad altri campioni di scacchi, spesso insopportabili, per non dire di peggio, era cortese ed estremamente educato. Distinto nei modi, era distinto anche nel linguaggio.

Di lui ci sono pervenute 150 lettere scritte alla moglie, dalle quali si evince quanto fosse fedele alla famiglia e agli amici; persino il cane e il gatto sono ricordati in queste lettere, e spesso chiede alla moglie di accarezzarli per lui.

Come eredità musicale, a parte le sue composizioni, Philidor lasciò un Prospetto (per Ernelinde quando era in lavorazione), che sviluppa idee di grande interesse: evidenzia in particolare il suo enorme rispetto per gli antichi autori e per il grande Metastasio e si conclude auspicando la nascita un gran numero di scuole musicali.

 

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