il Settecento (parte 1)

Il Settecento (parte prima)

Accademie e Caffè

 Dal punto di vista storico, la prima metà del XVIII secolo fu un periodo abbastanza tranquillo, caratterizzato dal sempre maggiore affermarsi del cosiddetto “terzo stato”, ovvero la borghesia.

La borghesia, in pratica il ceto medio, era costituito per la maggior parte da piccoli proprietari e imprenditori. Questi avevano iniziato la propria espansione dopo la scoperta dell’America, grazie alla ripresa e al moltiplicarsi dei commerci. Un ulteriore incremento la borghesia lo registrò nel periodo della colonizzazione, raggiungendo in seguito grande potenza con lo svilupparsi delle manifatture, fenomeno iniziato già nel Seicento. La borghesia raggiungerà il proprio apice nel Settecento, grazie alla “rivoluzione industriale” che, segnando l’avvento della produzione di massa, creò i presupposti per quel fenomeno noto con il nome di “capitalismo”.

Il Settecento fu il secolo in cui più si affermò la passione e la mania per il gioco: dadi, birilli, vari giochi dell’oca, la dama, ma soprattutto le carte e gli scacchi, che permettevano di giocare grosse poste in denaro, erano gli svaghi preferiti e praticati proprio dai “borghesi”.

I rappresentanti di questo ceto emergente erano soliti ritrovarsi nei “Caffè”, che ebbero in questo periodo il loro momento d’oro, per passarvi lunghe ore in animate discussioni o in avvincenti partite. Inizialmente il sorgere dei Caffè fu un fenomeno tipicamente francese, anche se storicamente, in Europa, il primo di questi locali venne aperto a Venezia.

La moda francese dilagò ben presto in Europa ed in particolare in Inghilterra ed è proprio nei Caffè inglesi che troviamo i migliori giocatori di scacchi dell’epoca.

In Italia, invece, a differenza di quanto succedeva altrove, i luoghi di ritrovo erano le cosiddette “Accademie”, ove si riunivano poeti, scrittori, uomini di legge e di scienza: queste Accademie potevano essere a carattere esclusivamente scientifico, come per esempio l’Accademia dei Lincei, ovvero, come era più comune, luoghi di svago per persone dotte e colte, quale fu, per citare la principale, l’Accademia dell’Arcadia, fondata a Roma nel 1690.

Molte di queste Accademie ebbero come principale motivo ispiratore gli scacchi, gioco particolarmente diffuso ed apprezzato. Ma, mentre nei Caffè il gioco degli scacchi era considerato un vero e proprio passatempo, e quindi ebbe grande importanza la partita viva, nelle Accademie, visto che quasi sempre non si vollero accettare le regole ormai praticamente ratificate in tutta Europa, come la presa en passant, e a causa della mancanza di regole comuni sul come effettuare mosse come l’arrocco, prevalse la passione per l’analisi delle posizioni e in particolare per il problema. Così i giocatori italiani persero il loro primato a livello internazionale che passò ai francesi, grazie in particolare a Francois André Philidor, che fu anche grande musicista.

In compenso cominciò a perfezionarsi e ad assumere caratteri moderni la composizione, diventando soprattutto svolgimento di un’idea pratica, quasi un finale di partita, giocato alla ricerca delle soluzioni migliori, le più rapide possibili, e non teso a trarre in inganno un eventuale scommettitore, come di solito avveniva in passato. E se il problema di scacchi si avviò in Italia a diventare un’arte, che toccherà nel secolo successivo vertici impensati, fu merito delle Accademie o meglio in particolare di tre scacchisti italiani conosciuti come “i tre grandi modenesi”, Ercole Del Rio, Giovan Battista Lolli e Domenico Ponziani.

Ma procediamo con ordine.

I Caffè più rinomati per i loro scontri scacchistici furono quello di John Slaughter a Londra, riservato ad una clientela selezionata e frequentato tra gli altri da sir Isaac Newton, e il Cafè de la Regence a Parigi, intitolato alla “Reggenza” di Filippo d’Orleans al trono di Francia durante la minore età di Luigi XV (1715-1723). In questo locale si svolsero epiche partite tra i personaggi – letterati, politici, nobili – più celebri dell’epoca.

++++INTERLUDIO+++

Filippo II duca d’Orléans

Philippe II duca d’ Orléans (Saint-Cloud 1674 – Versailles 1723) era il figlio secondogenito di Philippe d’Orleans fratello di Luigi XIV. Combatté (1706-08) in Italia e Spagna; creò a corte un partito a lui favorevole in cui emersero il cardinal Dubois, già suo precettore, e il duca di Saint-Simon; il 2 settembre 1715 riuscì a far annullare il testamento di Luigi XIV e a farsi proclamare reggente. La reggenza dell’Orleans è passata alla storia sotto la luce poco favorevole dei costumi corrottissimi del duca; occorre però ricordare l’abile politica estera di Dubois, ben secondata dal reggente. Proclamato maggiorenne Luigi XV e morto Dubois, il duca d’Orleans ebbe (1723) la carica di primo ministro; morì tre mesi dopo. Amante delle arti, raccolse a Parigi, nel Palazzo Reale, una famosa collezione di dipinti.

 

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Il Cafè de La Regence

Nel 1670 un americano aprì a Parigi, sulla piazza del Palazzo Reale (Place du Palais-Royal), un locale pubblico chiamandolo Cafè in quanto il caffè, inteso come bevanda, introdotto alla corte francese dal sultano Maometto IV, aveva un grande successo. Verso il 1675 un armeno di nome Grègoire aprì a sua volta un Cafè: era situato vicino al Teatro della Comédie-Française e venne frequentato inizialmente soprattutto da attori e personaggi del mondo dello spettacolo.

Il locale traslocò quando la Comédie-Française si installò nella rue des Fossés-Saint-Germain, nel 1680.

Nel 1686 fu rilevato da un italiano, Francesco Procopio dei Coltelli, siciliano di Acitrezza – località vicino Catania – che diede al locale il proprio nome: nacque così il Café Procope che divenne punto di incontro dei letterati parigini e dato che molti di loro giocavano a scacchi ben presto alla clientela si aggiunsero gli appassionati del gioco. Un giorno il signor Procopio realizzò una invenzione che avrebbe dato al locale un grande successo, il ‘sorbetto’, progenitore dell’odierno gelato, tanto che in poco tempo il Cafè si trasferì in una sede più ampia. Il Café offriva acque gelate (la granita), gelati di frutta, fiori d’anice, fiori di cannella, gelato al succo di limone, gelato al succo d’arancio, sorbetto di fragola, in base a una patente reale – ovvero una concessione – con cui Luigi XIV aveva dato a Procopio l’esclusiva di quei dolci.

L’aumento della clientela portò però a quello che potremmo definire lo sfratto agli scacchisti, che – come avviene ancor oggi – consumavano assai poco pur occupando i tavoli per molte ore. Così gli appassionati si spostarono nel locale sulla piazza del Palazzo Reale, che si chiamava Café de la Régence, nome che gli era stato dato nel 1715 intitolandolo alla ‘reggenza’di Filippo d’Orléans sul trono di Francia durante la minore età di Luigi XV.

Il Cafè de La Regence a partire dal 1718 divenne il più importante punto di incontro di tutti gli appassionati di scacchi: era frequentato dai campioni del gioco e dagli intellettuali più in vista dell’epoca, non solo residenti nella capitale francese ma anche di passaggio nella città. Diderot ne dà una descrizione nell’opera Le Neveu de Rameau.

 

Durante la rivoluzione Robespierre prese a frequentarlo nei giorni di chiusura del Club dei giacobini, suo abituale ritrovo. All’apparizione di tanto personaggio il caffè fu praticamente abbandonato dagli scacchisti a favore del Café Militaire, nella rue Saint-Honoré. Solo dopo il “9 Termidoro” gli scacchisti tornarono a frequentare il Café de la Régence.

Al Café de la Régence si dice si siano svolte partite anche fra Voltaire e Rousseau, che ne era frequentatore ma non accennò mai a Voltaire come suo avversario.

Sicuramente vi passarono molte ore a giocare, tra gli altri, Beniamino Franklin, Morphy e anche Ignazio Calvi e Giuseppe Verdi. Per molto tempo si poté vedere nei locali del caffè una scacchiera in marmo sulla quale Napoleone, allora semplice cittadino, aveva giocato nel 1798.

Tra i vari eventi che si svolsero nei locali del Caffè ricordiamo la sfida nell’autunno del 1843 tra i due più forti giocatori di allora, Pierre Saint-Amant e Howard Staunton, vinto da quest’ultimo per 11 a 6 con 4 patte. Anche Morphy lo frequentò durante la tournée in Europa del 1858/59, battendo Daniel Harrwitz per 5.5 a 2.5 e giocando una simultanea alla cieca su 10 scacchiere (8 vinte e 2 pari). Nel 1867 si giocò il Torneo di Parigi vinto da Ignazio von Kolisch davanti a Steinitz e Simon Winawer.

In seguito vi fu un lento ma continuo declino. Nel 1894 divenne la sede per le analisi del match per corrispondenza tra il circolo di Parigi e quello di San Pietroburgo, che terminò in parità.
Dopo un cambio di gestione, il caffè fu trasformato in un ristorante. Nel 1916 gli scacchisti si trasferirono nel Café de l’Univers.