Il Chaturanga antenato degli scacchi

Gli scacchi in quattro

Chaturanga: parola sanscrita, composta dai due termini ‘chatur’ e ‘anga’, che significa ‘quattro parti, quattro elementi’. Inizialmente riferita alla composizione dell’esercito indiano, costituito da carri da guerra, elefanti, cavalieri e fanteria. Queste quattro componenti si ritrovano nell’antico gioco indiano antenato degli scacchi, secondo fonti che risalgono al VII sec. d.C. Nel chaturanga i pezzi erano divisi in quattro schieramenti, ciascuno condotto da un giocatore, per un totale di quattro giocatori.
Non c’era quella che oggi è la Donna (o Regina) e ogni giocatore disponeva quindi del Re, di una Torre, un Cavallo e un Alfiere e di quattro Pedoni. Per stabilire chi doveva muovere si ricorreva ai dadi. Una descrizione di questo gioco si trova nell’opera “India” dello storico arabo Al-Biruni (973-1048 d.C.), il quale afferma che presso gli arabi questa forma di gioco non era nota.
Interessante notare che sono state trovate testimonianze del fatto che anche in Russia veniva giocato un gioco simile, con la differenza che al posto dei ‘carri da guerra’ vi erano delle barche.

Gli Arabi e gli scacchi

Uno dei meriti della diffusione degli scacchi operata dagli Arabi fu quello di garantire una unificazione delle regole.
La prima sistemazione teorica risale al periodo tra il 700 e l’800 dopo Cristo, ovvero nel periodo della dominazione degli Abbasidi, in cui vennero esaltate le lettere e le arti e anche gli scacchi, grazie dapprima a Al-Mansur, poi Harun ar-Rashid e Al-Ma’mun, con i quali l’impero raggiunse la massima prosperità.
In particolare ne beneficiarono gli scacchi, per i quali cominciò ad essere abbozzata una “teoria” delle aperture e dei finali, mentre cominciarono ad apparire i primi ‘mansubat’ ovvero i primi ‘problemi’, posizioni nelle quali si richiede di dare lo scacco matto in un numero predefinito di mosse. Il primo di questi ‘mansubat’ di cui ci sia giunta una effettiva documentazione risale al IX secolo e fu composto da Mitsami Billah, califfo di Baghdad dall’ 833 all’ 842. Il primo trattato che potremmo definire ‘teorico’ sul gioco di cui oggi siamo a conoscenza risale all’ 892 e fu opera del medico Abul-abbas, pure di Baghdad.


Un cinque mosse del IX secolo – autore anonimo
Soluzione: 1. Th7+, Rg8; 2. Cf6+, Rf8; 3. e7+, C:e7; 4. Tf7+, C:f7; 5. Ce6 matto.


Un ‘tre mosse’ del 900 (X secolo, circa) – autore Abu’n Na’am
Soluzione: 1. Ch5+ T:h5 2. T:g6+ R:g6 3. Te6 matto.

Nonostante una latente ostilità degli ecclesiastici arabi dovuta ai permanenti stretti vincoli religiosi, gli scacchi divennero popolari tra tutti i ceti sociali e, grazie agli gli scambi commerciali e al dominio arabo in particolare su Spagna e Sicilia, si diffusero rapidamente in Italia e poi in tutta Europa, arrivando da Gibilterra e dalla Spagna, come dimostrano e confermano gli annali ed i documenti dell’epoca.

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***INTERLUDIO

Gli scacchi in Sicilia

Gli Arabi assoggettarono completamente la Sicilia nell’831 con la conquista di Palermo. Numerose sono le testimonianze della diffusione degli scacchi nell’isola.
In un manoscritto arabo conservato al British Museum vengono citati tale As-Saqali (il Siciliano) e suo padre As-Sijilmasi non solo come giocatori di scacchi, ma come giocatori di scacchi ‘alla cieca’.
Nella cappella Palatina a Palermo uno dei riquadri del soffitto raffigura due arabi mentre giocano a scacchi.

La diffusione degli scacchi in Europa ricalcò quella araba: il gioco affascinò tutta la popolazione a tal punto da diffondersi tra tutti i ceti sociali, compresi nobili e clero.

Ma il gioco spesso impegnava per molte ore e molte volte assorbiva tutto l’interesse e tutte le energie di chi giocava, così da distogliere da ogni altra attività e quindi anche dagli obblighi religiosi. E che gli scacchi coinvolgessero in maniera eccessiva anche il clero lo dimostra il fatto che già nei primi decenni dell’anno Mille venne emanata una regola per i chierici di Spagna (dove maggiore era l’influsso della cultura islamica) secondo la quale non dovevano ‘perdere tempo’ giocando a scacchi.
Si ha notizia che anche Papa Gregorio VI (1045-1047) fosse appassionato di scacchi.

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****INTERLUDIO

Carlo Magno scacchista

Il 25 dicembre dell’anno Ottocento (cioè due secoli prima del Mille) Carlo Magno venne incoronato imperatore da papa Leone III nella basilica di San Pietro a Roma.
Carlo Magno rimase a Roma fino ai primi di maggio dell’801, poi partì alla volta di Aquisgrana, ma stando alle cronache fece una deviazione a Pavia per ritirare un gioco degli scacchi in avorio, che gli era stato donato dal califfo di Baghdad, Harun-al-Rachid.

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