Gli scacchi nella seconda metà dell’Ottocento (parte seconda)

Paul Morphy

Come abbiamo visto, Adolph Anderssen è stato uno dei più grandi giocatori europei a metà dell’Ottocento. Dopo la vittoria a Londra molti lo ritennero il migliore in assoluto, ma il suo predominio venne interrotto quando, nel 1858, venne sconfitto in un match dall’americano Paul Morphy.

 

I Morphy erano una famiglia di origine mista, ispano-franco-irlandese, che aveva acquisito un posto al sole nella società di New Orleans. Paul Charles Morphy, figlio di Alonso, giudice dell’Alta Corte della Louisiana, nacque il 22 giugno 1837. Già verso i 12 anni era il miglior giocatore di scacchi della città, avendo superato padre, zio e nonno accaniti giocatori; nel 1850 fece visita a New Orleans il maestro ungherese Johann Lowenthal che giocò con il ragazzo due  partite con il risultato ufficiale di una pari e una persa.

In realtà sembra che le partite siano state tre: nel 1856 Lowenthal scrisse che non ricordava se erano state due o tre,  ma che gli sembrava che nella prima ci fossero stati tali e tanti errori da parte di entrambi da far sì che fosse meglio dimenticarla e quindi andavano considerate solo le altre due, di cui una finita patta.

Che siano state tre le partite giocate sembra davvero probabile, dato che le due riportate dai ‘database’ (entrambe come vittorie di Morphy) vedono il ragazzino sempre con il bianco, mentre la tradizione vuole che si alternassero i colori; sembra che  quella che formalmente è considerata patta sia realmente finita patta, sebbene Morphy avesse il finale vinto: ma dopo 55 mosse non vide la continuazione vincente (non si dimentichi che era un ragazzino, non ancora il grande campione di alcuni anni dopo), continuazione che successivamente Lowenthal mostrò in una analisi.

Quindi la probabile sequenza è: prima partita, Lowenthal con il Bianco: da dimenticare. Seconda partita, Morphy con il bianco: pari perché il ragazzo non vide la mossa giusta alla 55a. Terza partita (dato che il risultato di parità non era conforme alla mentalità dell’epoca) Morphy ancora con il bianco e vince.

Questa incertezza sul numero delle partite e sul risultato è del tutto giustificabile: chi si poteva aspettare che il ragazzino – pur molto bravo – sarebbe diventato il giocatore più forte del mondo?

 

La sua passione per gli scacchi non fece comunque mai trascurare a Morphy gli studi, tanto che a soli 20 anni fu ammesso all’ Ordine degli Avvocati della Louisiana e si dice sapesse a memoria tutto il codice civile dello Stato.  A questo punto si concesse una vacanza, approfittando della quale giocò e vinse il primo Congresso scacchistico Americano nel 1857, organizzato dal circolo di New York, imponendosi con 14 vittorie, 3 patte e una sola sconfitta.

Dopo tale successo si fermò a New York per qualche mese, acquisendo fama di miglior giocatore in assoluto, tanto che ben presto nessuno fu più disposto a giocare con lui. Fu allora che l’ American Chess Association propose una sfida tra Morphy e il miglior giocatore del ‘Vecchio Mondo’ con poste tra i 2.000 ed i 5.000 dollari. In particolare la scelta cadde su Staunton, anche perchè Anderssen era impegnato a causa della scuola; e così nel febbraio 1858 Staunton fu formalmente invitato a New Orleans per giocare un match con in palio ben 5.000 dollari, dei quali 1.000 garantiti allo sconfitto.  Nonostante la grossa somma, Staunton rifiutò, per le difficoltà del viaggio.

Fu Morphy allora ad imbarcarsi per l’Europa il 9 giugno 1858, a bordo del piroscafo ‘Arabia’, che giunse a Liverpool il 21; il giorno dopo, tra l’altro suo ventunesimo compleanno giunse a Londra e al St.Georgès Club incontrò Staunton, invitandolo subito a giocare una partita; ma il vecchio campione rifiutò e anche in seguito continuò ad evitare di affrontarlo, adducendo le scuse più varie.  Morphy allora si battè con gli altri giocatori londinesi; giocò con Lowenthal e vinse per 9 a 3

con due patte. Poi sconfisse per 5 a 0 e due patte il reverendo John Owen, cui aveva concesso il vantaggio di Pedone e prima mossa. In settembre andò a Parigi, dove fu subito ospite del Cafè de La Regence, ove perse una partita con Daniel Harrwitz; immediatamente fu organizzato un match tra i due. Morphy perse le prime due partite, anche perchè le sere precedenti si era dato alla bella vita; poi si mise a giocare con serietà e vinse tre incontri consecutivi; dopo un breve rinvio chiesto da

Harrwitz, Morphy ottenne un’altra vittoria. Seguirono due pareggi, quindi sul 5 a 2, Harrwitz abbandonò il match.  Morphy allora sfidò Anderssen, offrendosi di pagargli il viaggio fino a Parigi con il denaro fino allora guadagnato, ma dovette attendere qualche mese perchè la sfida potesse aver luogo, a causa ancora una volta degli impegni scolastici del tedesco.

Finalmente il 20 dicembre i due giocatori poterono iniziare il match; sede di gioco l’Hotel Breteuil di Parigi, vittoria a chi per primo si fosse imposto in 7 partite, senza contare i pareggi.  Anderssen non giocava da molto tempo, ma Morphy iniziò il match in cattive condizioni di salute, addirittura febbricitante.

Anderssen vinse il primo incontro, in 72 mosse, dopo un errore in apertura dell’americano, e impose il pari nel secondo; ma nella terza partita si ebbe la svolta decisiva del match: Anderssen perse a causa di due clamorosi errori, dopo di che crollò.  Morphy vinse le quattro partite successive e Anderssen non riuscì più a recuperare. Da notare che nel sesto incontro Anderssen giocò per la prima volta la apertura che oggi porta il suo nome (1.a3), giocata poi altre due volte. Dopo una

patta, nuova vittoria per Morphy nel nono incontro, poi finalmente una vittoria di Anderssen e quindi settima e conclusiva vittoria di Morphy nell’undicesima partita della sfida.

Dopo questo successo così netto, Morphy non trovò più nessuno disposto a sfidarlo; tornò in patria nel 1859 accolto in modo trionfale; nel maggio alla Columbia University gli fu regalata una scacchiera intarsiata con i pezzi in oro e argento, del valore di 1700 dollari (dell’epoca).

Verso il 1869 abbandonò la pratica del gioco anche perché non aveva più avversari; cercò di avviare una attività in campo legale, ma nessuno lo prese sul serio, dato che tutti lo consideravano solo un ottimo scacchista. Per tale ragione fu anche respinto da una ragazza di cui si era innamorato e ciò provocò in lui i primi sintomi della malattia mentale che lo porterà alla morte.  Negli ultimi anni di vita si ridusse in miseria per una causa intentata al cognato. Morì il 10 luglio 1884.

 

Anderssen dal canto suo, recuperò in fretta i postumi della dura sconfitta: già nel 1862 lo troviamo vincitore di un grande torneo giocato ancora a Londra, cosi da poter essere ritenuto il miglior giocatore d’ Europa, secondo nel mondo solo a Morphy.

Nel torneo di Londra del 1862 secondo alle spalle di Anderssen si classificò Luwig Paulsen; e una sfida giocata poco tempo dopo tra i due fu, per proposta di Anderssen stesso, lasciata per patta avendo ciascuno vinto tre partite, con due incontri finiti in parità.  Ma negli anni successivi Paulsen sconfiggerà Anderssen ben due volte, la prima nel 1876, con 5 vittorie a 4 e una patta, la seconda nel 1877 con 5 vittorie a 3 e una patta.

 

Nel 1866 Anderssen venne battuto in un incontro accanito, che non registrò alcun pareggio nelle 14 partite disputate, da Wilhelm Steinitz, nato a Praga (allora capitale della Boemia, facente parte dell’Impero Austro-ungarico) il 17 maggio 1836.

Il match si svolse a Londra; in palio 100 sterline per il vincitore, 60 per lo sconfitto. Dopo aver perso la prima partita, Steinitz ne vinse quattro consecutive e si portò sul 4 a 1; Anderssen ebbe la forza di rimontare e passare a sua volta in vantaggio: 5 a 4 ! Poi due vittorie di Steinitz e una di Anderssen portarono ad una situazione di parità dopo dodici incontri. A questo punto Anderssen crollò, perse altre due partite consecutive e con esse il match.

La palma di miglior giocatore d’Europa dapprima e del mondo poi, dopo la morte di Morphy nel 1884, passò cosi a Steinitz, che nei successivi vent’anni difese con successo il suo primato per ben undici volte.

Ma anche dopo il 1866 Anderssen non mancherà di imporsi in alcuni dei più importanti e prestigiosi tornei internazionali, tra cui Amburgo nel 1869, Brema nello stesso anno, Baden-Baden nel 1870, Crefeld nel 1871 e Lipsia nel 1876. Morì nel 1879 nel paese nativo, dove aveva passato la vita insegnando matematica e filosofia.

 

Ludwig Paulsen

Ludwig Paulsen (15 gennaio 1833 – 18 agosto 1891) è – a torto – considerato un ‘minore’, anche se tra il 1860 e il 1870 fu tra i primi sei giocatori del mondo; a parte il gioco a tavolino resta basilare per lo sviluppo della moderna teoria.  Seguiamone il necrologio apparso sulla ‘Nuova Rivista degli Scacchi’, novembre-dicembre 1891, che erroneamente dà come giorno della morte l’8 agosto.

“Una grande perdita fece il mondo scacchistico con la morte di Luigi Paulsen, la quale avvenne il dì 8 agosto del corrente anno. Da qualche tempo si sapeva affetto da una malattia di petto, ma essendo di un carattere piuttosto taciturno, non parlava del suo male che assai raramente e niuno s’immaginava che si trattasse di cosa grave. E’ perciò che la notizia della sua morte giunse ai più tanto amara quanto improvvisa.”

 

Ludwig Paulsen nacque il 15 gennaio del 1833 a Nassengrund in Germania.  Era figlio minore del dottor Carlo Paulsen di Lippe Detmold, il quale era un grande appassionato di scacchi; Ludwig  apprese il gioco proprio dal padre in età giovanile ma non mostrò un grande entusiasmo.  Il padre voleva farne un agricoltore come il fratello Wilfried, pure rinomato come giocatore di scacchi, ma nel 1854 Ludwig preferì  emigrare in America con l’altro fratello, Ernst, e insieme si stabilirono in Dubuque, Iowa.

Nella sua nuova dimora il ventunenne Paulsen riprese a giocare a scacchi; ben presto acquistò fama di buon giocatore, così fu incoraggiato a prendere parte al primo Congresso scacchistico americano che ebbe luogo nel 1857 a New York e restò memorabile per la vittoria di Morphy.  Paulsen conquistò il secondo premio, battuto soltanto da Morphy in finale (il torneo si svolgeva con il meccanismo dell’eliminazione diretta).  Molti dissero che era stato battuto solamente perché  aveva una minore conoscenza teorica del gioco; ciò lo determinò a studiare profondamente la teoria, specialmente quella delle aperture, dedicandosi con serietà agli scacchi, anche se non divenne mai un professionista.

A New York, inoltre, Paulsen  si cimentò per la prima volta in pubblico in una esibizione alla cieca su 5 partite: ne vinse 3, una la perse  e pattò la quinta.  Questo avvenimento fu coronato da grande successo e destò grande stupore e molto interesse poiché a quel tempo la fama delle tre partite giocate simultaneamente alla cieca da Philidor quasi un secolo prima era ancora assai viva.  In memoria di questa esibizione gli fu donata una medaglia d’oro dal Chess Club di New York.

Per raggiungere il massimo risultato nel gioco alla cieca, si esercitò a lungo in questa specialità; così nella sua seconda esibizione ufficiale alla cieca, tenuta a Dubuque, arrivò a giocare simultaneamente ben 15 partite. Paulsen cominciò a giocare alle 3 del pomeriggio; alle 10 di sera, quando il giuoco terminò, aveva in tutte e 15 le partite un vantaggio tale da poter vincere.

Poi visitò Chicago, Davenport, Rock Island, St.Louis e Pittsburg, giocando alla cieca ogni volta 10 partite.  In quel periodo fu anche redattore della colonna scacchistica del Chicago Leader.

 

Nel 1860 ritornò in Europa, nel paese natale di Nassengrund, dove si dedicò agli affari di famiglia, che oltre alla tenuta agricola comprendevano una distilleria (da notare che Paulsen era astemio e non fumava), tralasciando gli scacchi per anno, durante il quale giocò soltanto con suo fratello Wilfried; riapparve in pubblico a Londra nel 1861 e poi prese parte al torneo di Bristol, vincendo il primo premio davanti a Kolisch.

La sua permanenza in Inghilterra, durante la quale continuò comunque ad occuparsi dei suoi affari, fu un susseguirsi di successi in matches e simultanee alla cieca e no.

Rimase famosa una simultanea da lui sostenuta a Londra contro dieci tra i più forti giocatori, fra il quali Barnes, Campbell ed il capitano Mackenzie.

Nel 1861 giocò una memorabile sfida contro Kolisch, che fu alla fine lasciata per patta dopo 31 partite, anche se il risultato finale fu di 7 vittorie a 6 in favore di Paulsen con 18 patte.

Nel torneo di Londra del 1862 Paulsen si classificò secondo alle spalle di Anderssen; e una sfida giocata poco tempo dopo contro Anderssen stesso fu, per proposta di quest’ultimo, lasciata per patta avendo ciascuno vinto tre partite, con due incontri finiti in parità.  Ma negli anni successivi Paulsen sconfiggerà Anderssen ben due volte, la prima nel 1876, con 5 vittorie a 4 e una patta, la seconda nel 1877 con 5 vittorie a 3 e una patta.

Intanto nel 1864 aveva battuto Newmann, 5 a 2 e 3 patte; nel 1879 sconfisse Schwarz per 5 a 2. Quanto ai tornei è secondo ad Amburgo nel 1869 dopo un play-off con Anderssen. A Crefeld nel 1871 è primo alla pari con Anderssen e con Minckwitz; fra i competitori Englisch, Schallopp, Winawer e Zukertort.  Poi è primo a Lipsia nel 1877 (con 9 vinte e 2 perse) precedendo Anderssen, Zuckertort e Winawer, è primo a Francoforte nel 1878 e secondo a Lipsia nel 1879 dietro English; e fu ancora primo nel Congresso del West German Chess, a Brunsvick nel 1880,

Nel 1888 a Norimberga fu quarto, così come nel 1889 a Breslavia alla pari con Bardeleben, Bauer e Grunsberg. Furono questi i suoi ultimi tornei, nei quali si piazzò male soprattutto perché sofferente per quel diabete che sarà la causa della sua morte.

 

Quanto alle esibizioni alla cieca seguiamo il resoconto di quella tenuta a Elberfeld nel 1865, riportato nel fascicolo di Giugno 1890 del Chess Monthly.

“Paulsen giocò simultaneamente alla cieca contro dieci giocatori.  Non solo questi erano fortissimi, ma gli spettatori potevano esprimere la loro opinione e dar dei consigli a chi giocava. Spesso i giocatori erano così intenti nella consultazione che Paulsen fu costretto a saltare alcuni di essi perché  non erano pronti a muovere, sebbene avessero un tempo dieci volte maggiore del loro avversario per studiare le mosse.  Wilfried Paulsen, che fece in quell’occasione da segretario, assicurò dell’esattezza di questi fatti. L’esibizione cominciò alle 4 pomeridiane e durò, senza interruzione, tutta la notte;  alle 7 del mattino, su proposta di Wilfried, la seduta fu aggiornata.

I giocatori e gli spettatori avevano tutti un aspetto pallido e disfatto, dovuto alla stanchezza  e alla luce incerta del mattino che contrastava con quella tremolante delle candele che ardevano ancora nella sala.  La scena produsse una tale sensazione che soltanto i presenti  poterono poi darne

un’idea.  Il gioco fu ripreso alle 5 del pomeriggio e si concluse dopo altre cinque ore con il risultato finale di 6 partite vinte da Paulsen e 4 patte; complessivamente la lunga seduta durò 20 ore!

 

Il conteggio di Wilfried dimostra che contro Anderssen Ludwig vinse 15 partite di sfida e ne perse 10; che vinse 4 partite di torneo, ne perse 7 e ne impattò due. Relativamente alla partite estranee ai tornei ed alle sfide riportò un risultato di 13 partite vinte, contro 4 perdute ed 8 impattate; e finalmente egli vinse 5 partite essendo ad occhi bendati ambedue i maestri. Nessuna altro giocatore poteva vantare di avere riportato tali gesta contro il famoso Anderssen!”

 

Nonostante la loro grande risonanza, tutti questi successi non sono nulla se raffrontati all’importanza di Paulsen nel campo della teoria del gioco.  Non vi è pagina nei libri che trattano di scacchi nella quale non si trovi il suo nome.  L’intera struttura della difesa contro il Gambetto Evans fu immaginata da Paulsen. Per vent’anni il Gambetto Muzio fu rifiutato ritenendo il suo attacco irresistibile, ma Paulsen lo demolì.  Perfezionò la difesa del Gambetto Kieseritzky e migliorò le varianti della Partita Viennese, del Gambetto Scozzese e di un gran numero di altre aperture: si pensi alla variante Paulsen nella Siciliana. Ma elaborò anche intere continuazioni, come lo sviluppo in c3 del Cavallo nella Francese (dopo  1. e4,e6;  2. d4,d5;) rivitalizzando l’apertura per il Bianco che allora giocava quasi sempre la variante del cambio (3. e:d5). E poi ideò la Variante del Dragone nella Siciliana e anticipò le idee dell’Indiana di Re contro l’apertura di Donna.