Gli scacchi nella prima metà dell’Ottocento

L’ondata di rinnovamento che nella prima metà dell’Ottocento permeò l’Europa, non poteva non coinvolgere anche gli scacchi. Fu un vasto movimento spirituale che rinnovò profondamente le lettere, le arti e il pensiero e influenzò anche la vita politica e sociale, facendo passare l’Europa da un regime politico di autorità ad una nuova concezione di libertà. Questo anelito di originalità e creatività, che portò ad una nuova concezione dell’Uomo e dell’Universo, è oggi conosciuto come Romanticismo.

Le nuove idee, le nuove concezioni, coinvolsero tutte le attività dello spirito umano, ponendo i presupposti per le basi su cui sarebbe sorta la società moderna.

E il gioco degli scacchi, per le sue peculiarità di analisi, ragionamento, intelligenza, assurse a nuovi fasti e conobbe una grande diffusione: si ripresero le opere di Lucena, Greco, Del Rio e Philidor per studiarle da nuovi punti di vista e farne il punto di partenza per approfonditi testi teorici. I libri sugli scacchi si moltiplicarono e il 9 luglio 1813  il quotidiano inglese ‘Liverpool Mercury’ pubblicò quella che possiamo definire la prima rubrica di scacchi.

 

Tuttavia in Italia nella prima metà dell’Ottocento continuò il distacco dallo sviluppo del gioco in Europa.

 

+++

 

Ugo Foscolo giocava a scacchi. Lo apprendiamo da un biglietto che scrisse a Quirina Mocenni-Magiotti nel luglio 1812. “Questa sera, Donna gentile, e con mio sommo dispiacere, non potrò venire a vedervi. Di dieci cose ch’io volevo fare non ne ho fatta in tutt’oggi una sola. Una benedetta partita puntigliosissima agli scacchi mi fece perdere il tempo, e quasi anche il buon umore ch’io avevo portato di Lombardia.  Alla partita è succeduto un invito grazioso ed ho desinato con il mio competitore…”

La lettera alla mite nobildonna italiana Magiotti, inoltre, ci permette di scoprire il carattere irritabile di Foscolo, costretto, dopo la partita, come scrive, ad una pronta rappacificazione con il suo avversario. Quando perdeva, infatti, riferiscono un paio dei suoi biografi, spesso si lasciava andare a sussulti collerici, scaraventando in aria l’occorrente del gioco e tentando di malmenare il malcapitato rivale.

Ed era tanta la passione nel Foscolo per il gioco degli scacchi che non mancò di richiamarlo, in più occasioni nelle sue opere. Basta ricordare alcune pagine delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”, opera cara al poeta e rimaneggiata sino al 1817. Nell’impietoso rapido giudizio sul rivale Odoardo, raccolto nella lettera del 1’ novembre, Jacopo non manca di scrivere, riecheggiando un verso dantesco: «del resto, Odoardo sa di musica; giuoca bene a scacchi; mangia, legge, dorme, passeggia». Ed ancora, nella lettera del 17 marzo, nello scoprire il “fuoco soave” per Teresa, il protagonista annota: «suo padre giuoca meco a scacchi le intere serate».

 

Leopardi

Anche  Giacomo Leopardi  giocava a scacchi. Lui stesso ricorda in molti scritti che a Recanati giocava soprattutto con il padre Monaldo, con cui “spesso intavolavo interminabili partite”. E lascia intendere che gli sarebbe piaciuto diventare un campione; per esempio in “Appunti e ricordi” si legge: “Mio desiderio sommo di gloria da piccolo, manifesto in ogni cosa… nei giochi come negli scacchi”. Un’altra citazione scacchistica la troviamo nel suo “Diario d’amore” quando ricorda la sera del 12 dicembre 1817; la Signora cui fa riferimento era una bella giovane, Geltrude Cassi, sposata con un cugino di Giacomo. “La sera del venerdì i miei fratelli giocavano alle carte con lei; io, invidiandoli molto, fui costretto a giocare agli scacchi con un altro: mi ci misi per vincere, a fine di ottenere le lodi della Signora (e della Signora sola, quantunque avessi dintorno molti altri) la quale senza conoscerlo faceva stima di quel gioco.  (…) poi, lasciate le carte, la Signora volle che io le insegnassi i movimenti degli scacchi: lo feci ma insieme cogli altri, e perciò con poco diletto…”. Poi però a quanto pare la Signora gli chiese di ritrovarsi la mattina dopo per un’altra ‘lezione’. Infatti riferendosi sempre a quella sera del 12 dicembre (che si può forse ricordare come quella della sua prima “cotta”, aveva 19 anni) Giacomo scrive: “L’indomani, venuta l’ora giuocai con lei a scacchi e uscii scontentissimo e inquieto.  Avea giocato senza molto piacer, ma lasciai anche con dispiacere, pressato da mia madre.  La Signora m’avea trattato benignamente ed io per la prima volta avea fatto ridere con le mie burlette una dama di bello aspetto, e parlatole, e ottenutone per me molte parole e sorrisi”.

 

++++

 

Il francese Alexandre Louis Honore Lebreton Deschapelles (Ville d’Avray 7.3.1780 – Parigi 27.10.1847) è il giocatore considerato il più forte in assoluto tra il 1800 e il 1820. A 14 anni si arruolò nell’armata di Napoleone, a Fleurus perse in battaglia la mano destra, fu fatto prigioniero dagli inglesi a Baylen e portato a Cadice da dove evase. Appassionato di tutti i giochi, compresa dama (100 caselle, che imparò in mezz’ora) e biliardo, imparò a giocare a scacchi (sosteneva di averlo fatto in soli 3 giorni) e si guadagnò da vivere giocando ad handicap al Cafè de la Regence; ebbe come allievo La Bourdonnais. Poi nel 1821 scoprì di poter guadagnare molto di più con il whist (antesignano del moderno bridge, in cui esiste un ‘colpo’ di grande effetto detto proprio Deschapelles). Continuò comunque a giocare anche a scacchi; nell’agosto 1836 battè facilmente Camillo Benso di Cavour in visita a Parigi.

 

Allievo di Deschapelles  fu Louis-Charles Mahe de La Bourdonnais (Saint Malo, Francia 1797  – Londra, Inghilterra 13.12.1840, all’età di 43 anni) considerato il più forte giocatore francese dell’Ottocento; a vent’anni divenne professionista degli scacchi.  Fondò nel 1836 la rivista Le Palamede.  Tra il 1834 e il 1835 in uno storico match maratona sconfisse (+45 =13 -27) Alexander McDonnell  (Belfast, Irlanda 22.5.1798 – Londra, Inghilterra 4.9.1835, a 37 anni) che pur nato a Belfast era inglese a tutti gli effetti: è per questo che il suo nome è a volte erroneamente scritto MacDonnell, errore che appare anche sulla lapide della sua tomba.

Sia La Bourdonnais sia McDonnell sono sepolti al Kensal Green All Souls Cemetery di Londra; sulla lapide di La Bourdonnais è scritto “famoso giocatore di scacchi”.

Nel 1840  Deschapelles abbandonò gli scacchi per dedicarsi interamente al whist e La Bourdonnais morì: così la supremazia scacchistica passò all’ Inghilterra con Howard Staunton.

 

Di Staunton parleremo in seguito, prima dobbiamo ricordare altri campioni minori.

 

John  Cochrane (Londra, 4.2.1798- 2.3.1878). Entrato in Marina da ragazzino, nel 1815 era secondo ufficiale sul Bellerofonte, la nave che portò Napoleone all’esilio di Sant’Elena. Imparò a giocare durante il servizio e nel 1822 pubblicò  A Treatise on the game of Chess, sostanzialmente la traduzione di un’opera francese di un gruppo di frequentatori del Cafè de la Regence, arricchita con posizioni di Del Rio. Finiti gli studi divenne avvocato e dal 1824 al 1870 (tranne il periodo 1841-1843) visse a Calcutta in India, dove giocava regolarmente contro i locali Bramini. Fu in occasione di questi incontri che venne giocata la mossa 1…Cf6 contro 1. d4. Cochrane la fece conoscere in Europa e da tale mossa si sviluppò uno dei sistemi di gioco più in voga modernamente, quello delle Difese Indiane. Inoltre ideò nella Difesa Russa, dopo   1. e4 e5  2. Cf3 Cf6  3. C:e5 d6 l’audace  4. C:f7, mossa oggi nota come Gambetto Cochrane.

 

John Cochrane – Captain William Davies Evans

Londra, 1843

  1. e4 e5 2. f4 exf4 3. Cf3 g5 4. h4 g4 5. Ce5 h5 6. Ac4 Th7 7. Cxf7 Txf7 8. Axf7+ Rxf7 9. d4 Ah6 10. Axf4 Axf4 11. 0-0 Dxh4 12. Txf4+ Cf6 13. e5 d5 14. Txf6+ Rg7 15. Dd2 Cd7 16. Dh6+ il Nero abbandona.

 

 

William Davies Evans (Pembroke Galles 27.1.1790- 3.8.1872 Ostenda, Belgio). Ebbe grande notorietà, almeno per un certo periodo. Si imbarcò a 14 anni; nel 1815 entrò nel Dipartimento Postale e divenne  Capitano dal 1819.  Si attribuì l’ideazione della segnalazione luminosa a tre luci per le navi.  Nel 1824 ottenne il comando del primo vapore delle Poste Reali e in quell’anno, stando a quanto da lui stesso affermato, durante la traversata da Milford Haven a Waterford, ideò il gambetto 1. e4 e5  2. Cf3 Cc6  3. Ac4 Ac5  ed ora  4. b4, definito  “dono degli dei al languente mondo scacchistico”, che fu usato con successo da La Bourdonnais e Mac Donnell, e successivamente da Morphy, Cigorine e Anderssen: quest’ultimo  legò il suo nome al gambetto con la partita giocata contro Dufresne a Berlino nel 1852, nota come la ‘Sempreverde’.

 

Sempreverde

Così Steinitz definì la partita giocata a Berlino nel 1852, da Anderssen contro Dufresne.  “Sempreverde”, equivalendo ad una corona di alloro sul capo del maestro tedesco

 

Anderssen – Dufresne, Berlino 1852, gambetto Evans

1.e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. Ac4 Ac5 4. b4

 

4…Axb4 5. c3 Aa5 6. d4 exd4 7. 0-0 d3 8. Db3 Df6 9. e5 Dg6 10. Te1 Cge7 11. Aa3 b5 12. Dxb5 Tb8 13. Da4 Ab6 14. Cbd2 Ab7 15. Ce4 Df5 16. Axd3 Dh5 17. Cf6+ gxf6 18. exf6 Tg8 19. Tad1 Dxf3

 

 

 

  1. Txe7+ Cxe7 [20…Rd8 21. Txd7+! Rc8 22. Td8+! Cxd8 23. Dd7+ Rxd7 24. Af5+ Rc6 25. Ad7#] 21. Dxd7+ Rxd7 22. Af5+ Re8 23. Ad7+ Rf8 24. Axe7 scacco matto!

 

 

 

 

Ma presto furono trovati gli antidoti e il Gambetto Evans apparve (e appare) solo di rado nella pratica dei tornei.  Nel 1840 Evans fu messo a riposo per il cattivo stato di salute. Visse gli ultimi anni tra Londra e Ostenda.

E’ sepolto a Ostenda nel cimitero della chiesa di Nieuwpoortse-Stenweg. Sulla lapide è inciso: “ben noto nel mondo scacchistico l’ideatore del Gambetto Evans”.

 

 

Pierre Saint-Amant (12.9.1800 Parigi – 29.10.1872 Birmandreis, Algeria) nel 1841 divenne direttore della rivista Le Palamede. Rimase direttore fino al 1847, quando dovette rinunciare per gli impegni della carriera diplomatica: fu governatore delle Tuileries, capo della guardia nazionale e poi console ad Acapulco.

Ai primi del 1843 a Londra sconfisse Howard Staunton in un match (+3 =1 -2) così a fine anno fu organizzata la rivincita a Parigi che fu una vera e propria sfida Francia- Inghilterra e ebbe quindi enorme risonanza: vinse Staunton 11 a 6 con 4 patte. Dal 1861 Saint-Amant si ritirò a vivere in Algeria.