Il Seicento (parte terza)

Maestri napoletani

Pietro Carrera e  Alessandro Salvio

Nel 1617  venne pubblicato il trattato di 642 pagine, “Il gioco degli scacchi diviso in otto libri, ne’ quali si insegnano i precetti, le uscite e i tratti posticci del gioco e si discorre della vera origine di esso” scritto da don Pietro Carrera.

Il Carrera (Militello 1573-Messina 1647), sacerdote e parroco di Santa Croce della Stella in Militello, fu un grande appassionato del gioco, cui si dedicò attivamente.  Carrera giustificava il molto tempo dedicato agli scacchi con il guadagno fatto nel non essersi dedicato “ai dadi, alle pratiche delle meretrici e aver fuggito l’ozio, ch’è la fonte de’ peccati. Lo star con gli occhi bassi sulla scacchiere non solo non dà fatica e affanno, ma cagiona sommo diletto… ne fan fede coloro i quali, essendo sviscerati amatori degli studi delle lettere, per lo spazio di molte ore non rimuovono gli occhi dai libri”. A differenza dell’opinione del suo tempo, valorizzò i problemi e scrisse anche un libello polemico contro l’altro teorico del tempo, il Salvio. Leggi tutto “Il Seicento (parte terza)”

Il Seicento (2° parte)

Decadenza dello scacchismo italiano

 

Gioacchino Greco

 

Muove il Nero e patta

 

Questo studio di patta si trova nel Codice di Lorena, considerato il più raffinato codice scacchistico di tutto il Seicento, che fu compilato da un manoscritto di Gioacchino Greco.

 

Soluzione: 1…Ta1+  2. Tf1 T:f1  3. R:f1 Ah3!  e ora se il Bianco muove il Re o l’Alfiere segue A:g2, poi il Re nero si rifugia in h8 e la partita è patta. Patta ‘teorica’ poiché il Bianco ha il Pedone di Torre e l’Alfiere ‘cattivo’ (cioè che non controlla la casa di promozione del Pedone, in questo caso h8). Ovviamente la stessa cosa accade se il Bianco gioca  4. g:h3, dato che non cambia l’esito del finale il fatto che il Bianco abbia uno o due Pedoni sulla colonna di Torre.

 

 

Gioacchino Greco era soprannominato “il Calabrese” poiché nato a Celico in provincia di Cosenza: è ricordato come migliore giocatore in assoluto nel primo trentennio del Seicento. Leggi tutto “Il Seicento (2° parte)”

Il Cinquecento (parte 9)

Spigolature e curiosità

Nel corso del Cinquecento furono scritti numerosi trattati allo scopo di ammaestrare i più giovani alla vita di corte e alla funzione si segretari dei vari Signori; in alcune di queste opere vengono citati gli scacchi, anche se spesso solo con qualche semplice accenno.

Un esempio tipico ci viene da uno scritto ‘minore’ di Giovan Battista Giraldi (Ferrara, 1504-1573). Giraldi compose testi che lo resero famoso. Lo scritto ‘minore’ in cui parla di scacchi è del 1569 e si intitola “Discorso … intorno a quello che si conviene a giovane nobile & ben creato nel servire un gran Principe”.

Stralciamo: “(Il giuoco) de gli scacchi è degnissimo di Gentiluomo, perché porta egli seco, vie più che gli altri, una aperta sembianza di battaglia che agguzza meravigliosamente lo ingegno: et fa l’huomo accortissimo et nell’offendere et nel difendere. /…/ Perché il giuoco de scacchi pende tutto dalla industria dell’ingegno et dalla avedimento di chi sa anti vedere quello che bisogna fare per la vittoria. Et se non che m’incresce la lunghezza del tempo che va in simile giuoco, io direi che a questo solo si desse il nostro Giovane, come a degno di ogni gran Principe. /…/ Però se il Giovane conoscerà che ciò nol distorni dal servigio del Signore, lascerà gli altri giuochi a coloro che sono di minore ingegno /…/”

Una bella conclusione a favore degli scacchi! Leggi tutto “Il Cinquecento (parte 9)”

Il Cinquecento (parte 8)

Letteratura e arte rinascimentali straniere

La diffusione degli scacchi in tutta Europa nel Cinquecento è testimoniata dai numerosi poeti, letterati e pittori che nelle loro opere trattarono il Nobil Giuoco.

Con una panoramica molto ristretta, ci limiteremo a Francosis Rabelais, William Shakespeare ed ai pittori Hans Muelich e  Lucas van Leyden.

 William Shakespeare

Un autore importante che raramente viene ricordato come scacchista è William Shakespeare (1564-1616) che consideriamo cinquecentesco, anche se l’opera in cui accenna esplicitamente agli scacchi venne da lui composta cinque anni prima di morire.

Shakespeare fu raffigurato mentre sta giocando una partita con Ben Jonson (1572-1637) in un quadro attribuito al pittore olandese, ma anche scrittore, Karel van Mander (1548-1606 circa), che fu intitolato Ben Jonson and William Shakespeare Playing at Chess. Leggi tutto “Il Cinquecento (parte 8)”

Il Cinquecento (parte 7)

Letteratura rinascimentale italiana nella seconda metà del Cinquecento

 

Come abbiamo detto, furono numerosi i poeti e i letterati che nel Cinquecento dedicarono poesie e scritti agli scacchi; continuiamo la nostra panoramica con gli italiani, questa volta con i protagonisti della seconda metà del secolo: Torquato Tasso, Gregorio Ducchi, Francesco Bracciolini e

Bartolomeo Burchelati.

Gli scacchi sono occasione per dissertazioni storico-filosofiche, racconti e ovviamente poesie. Leggi tutto “Il Cinquecento (parte 7)”

Il Cinquecento (parte 6)

Il primo testo scacchistico originale italiano

 

Il primo testo scacchistico originale scritto da un italiano fu scritto nel 1593 da Orazio Gianutio; titolo:  “Libro nel quale si tratta della maniera di Giuocar a Scacchi. Con alcuni sottilissimi Partiti”.

Primo in quanto le opere che allora circolavano erano traduzioni dei testi di Damiano, che era portoghese, e di Ruy Lopez, che era spagnolo; e primo in quanto un altro libro scritto da Gerolamo Cardano a metà del Cinquecento è andato perduto.

Iniziamo dal libro di Orazio Gianutio.

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Il Cinquecento (parte 5)

Il terzo campione del mondo ufficioso, due Santi scacchisti, e qualche curiosità

Concludiamo la panoramica sui primi ‘campioni del mondo ufficiosi’ con brevi note relative a Paolo Boi, nel Cinquecento terzo miglior giocatore in ordine di tempo dopo Ruy Lopez e Leonardo da Cutro.

 

Paolo Boi

 

Paolo Boi, detto il Siracusano (1528-1598), fu protetto da papa Pio V, che, come abbiamo visto precedentemente,  gli promise un importante beneficio purché indossasse l’abito talare, ma Boi rifiutò.

Viaggiò mezzo mondo sempre giocando a scacchi ed è stato calcolato che abbia guadagnato negli anni oltre 30 mila scudi. A differenza di Leonardo da Cutro era di alta statura e più rapido nel gioco. Sembra anche che riuscisse a giocare 3 partite contemporaneamente alla cieca.

Anche per Paolo Boi ci sono racconti simili a quelli su Leonardo: il Siracusano sarebbe stato infatti catturato dai pirati turchi, avrebbe sfidato il loro capo a scacchi, non solo riconquistando la libertà ma vincendo anche 2 mila zecchini.

Mentre Leonardo da Cutro era in Portogallo, Paolo Boi era rimasto a Madrid battendo quanti osavano misurarsi con lui. Egli ebbe pure l’onore di giuocare alla presenza di Filippo II il quale gli attestò la sua stima donandogli una pensione annua, da pagarsi dalla di lui città nativa, Siracusa.

Paolo Boi morì a Napoli a 70 anni: secondo alcune fonti anche lui sarebbe morto avvelenato, per mano di un servitore che voleva rubargli il denaro; in realtà sembra sia morto per aver preso troppo freddo dopo una giornata trascorsa a caccia. In ogni caso gli vennero tributate esequie molto sontuose e al funerale presenziarono tutte i personaggi più importanti della città. Leggi tutto “Il Cinquecento (parte 5)”

Il Cinquecento (parte 4)

Letteratura rinascimentale italiana nella prima metà del secolo.

 Numerosi poeti e letterati del Cinquecento dedicarono poesie e scritti agli scacchi, che come abbiamo detto si diffondevano sempre più in tutta Europa. Il più noto, per la sua ampia produzione letteraria, è certamente Baldassar Castiglione.

Baldassar Castiglione

Nato in provincia di Mantova (1478-1529) nobiluomo di corte di Ludovico il Moro e di Francesco Gonzaga e poi di Guidobaldo d’Urbino, poeta e letterato, nel libro II del ‘Cortegiano’, pubblicato a Venezia nel 1528, dice riguardo agli scacchi: “Questo è gentile intertenimento ed ingegnoso”.

Il libro prosegue poi raccontando la storiella di un amico che affermava che “una scimmia di forma diversissima da quelle che noi siamo usati di vedere, presa in India e portata in Europa dai portoghesi, giocava agli scacchi eccellentissimamente”; e si diffonde a descrivere le vicende di due partite giocate e vinte da quel portentoso animale contro un gentiluomo, alla presenza del Re del Portogallo. Leggi tutto “Il Cinquecento (parte 4)”

Il Cinquecento (parte 3)

I primi campioni del mondo ‘ufficiosi’

Il trattato di pace firmato ai primi di aprile del 1559 a Cateau-Cambrésis pose fine al conflitto tra gli Asburgo e la Francia. In realtà furono firmati due trattati, uno tra Elisabetta I di Inghilterra ed Enrico II di Francia e uno tra Enrico II di Francia e Filippo II di Spagna

Il trattato ufficializzò la debolezza politica dell’Italia che si ritrovò smembrata in vari staterelli: la pace segnò l’inizio della dominazione asburgica in Italia; la maggior preoccupazione dei governanti spagnoli era quella di gravare il popolo sottomesso con un vessatorio regime fiscale: come vedremo parlando di Leonardo da Cutro, proprio l’esenzione dalle tasse per la sua terra sarà quello che chiederà Leonardo al Re di Spagna Filippo II come ricompensa per la sua abilità nel gioco.

E a proposito di abilità nel gioco, a partire dalla metà del XVI secolo alcuni giocatori vennero da tutti riconosciuti come i migliori in assoluto, ma senza che ad essi venisse attribuito formalmente il “titolo” di campione mondiale.

Il primo cui si può attribuire il titolo ufficioso di campione del mondo è uno spagnolo, Ruy Lopez nativo della città di Segura: il caso volle che fosse un prete; da molte parti è erroneamente indicato come ‘vescovo’ di Segura ma questo è falso, in realtà fu assistente del suo vescovo.

Dopo di lui il titolo ufficioso spetta agli italiani Leonardo da Cutro (paesino della Calabria) e a Paolo Boi (di cui parleremo in seguito). Leggi tutto “Il Cinquecento (parte 3)”

Il Cinquecento (parte 1)

Marco Girolamo Vida – papa Leone X –santa Teresa di Avila

Nel Cinquecento il gioco degli scacchi si diffuse a macchia d’olio.

E i migliori giocatori divennero veri e propri professionisti, che giravano il mondo e si affrontavano nelle sfide finanziate dai diversi sovrani e nobili.

E tuttavia, almeno formalmente, perdurava la condanna del gioco da parte della Chiesa.

Ma nel 1513 si verificò quella che possiamo considerare la svolta: l’11 marzo venne eletto papa con il nome di Leone X, Giovanni de’ Medici (secondogenito di Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini), che grande appassionato di scacchi fin da giovane continuò anche da papa ad essere un importante mecenate per i giocatori dell’epoca.

I Medici erano rientrati a Firenze l’anno prima e non va dimenticato che allontanarono dagli incarichi Niccolò Machiavelli, che poi anzi per un sospetto di congiura fu imprigionato e sottoposto a tortura. Liberato, tra il luglio e il dicembre del 1513 si diede alla stesura de “Il Principe”, che anche se indirettamente pure contribuì ad alleggerire la condanna degli scacchi.

Ma prima di parlare di Leone X, occupiamoci di un altro personaggio di quel periodo, pure molto importante per la storia del gioco, che ebbe per mecenate e protettore proprio papa Leone X: si tratta di Marco Girolamo Vida. Leggi tutto “Il Cinquecento (parte 1)”