Il Seicento (parte prima)

Gli scacchi leciti grazie a San Francesco di Sales

Il 1600 fu proclamato Anno Santo: Roma e l’Italia si trovavano sotto la cappa della Controriforma, la Chiesa di Roma era una cittadella assediata dalla Riforma Luterana che aveva spaccato la cristianità. L’influsso di Giordano Bruno, bruciato vivo sul rogo il 17 febbraio 1600 fu forse uno degli ultimi tentativi della Chiesa, rappresentata in particolare dal cardinal Bellarmino, di bloccare un’era nuova per la libertà di pensiero, tentativi che però proseguiranno, basti pensare a Galileo Galilei costretto alla famosa ‘abiura’ nel 1633.

Nel 1605 salì al soglio pontificio Camillo Borghese con il nome di Paolo V; aveva 53 anni, morirà nel 1621, lo steso anno in cui morirà Bellarmino. Paolo V lavorò alla riforma della Chiesa e cercò in tutti i modi di mantenere la pace in Europa, evitando di pronunciarsi a favore della Spagna o della Francia. Ma purtroppo i suoi sforzi furono vani. Leggi tutto “Il Seicento (parte prima)”

Il Cinquecento (parte 9)

Spigolature e curiosità

Nel corso del Cinquecento furono scritti numerosi trattati allo scopo di ammaestrare i più giovani alla vita di corte e alla funzione si segretari dei vari Signori; in alcune di queste opere vengono citati gli scacchi, anche se spesso solo con qualche semplice accenno.

Un esempio tipico ci viene da uno scritto ‘minore’ di Giovan Battista Giraldi (Ferrara, 1504-1573). Giraldi compose testi che lo resero famoso. Lo scritto ‘minore’ in cui parla di scacchi è del 1569 e si intitola “Discorso … intorno a quello che si conviene a giovane nobile & ben creato nel servire un gran Principe”.

Stralciamo: “(Il giuoco) de gli scacchi è degnissimo di Gentiluomo, perché porta egli seco, vie più che gli altri, una aperta sembianza di battaglia che agguzza meravigliosamente lo ingegno: et fa l’huomo accortissimo et nell’offendere et nel difendere. /…/ Perché il giuoco de scacchi pende tutto dalla industria dell’ingegno et dalla avedimento di chi sa anti vedere quello che bisogna fare per la vittoria. Et se non che m’incresce la lunghezza del tempo che va in simile giuoco, io direi che a questo solo si desse il nostro Giovane, come a degno di ogni gran Principe. /…/ Però se il Giovane conoscerà che ciò nol distorni dal servigio del Signore, lascerà gli altri giuochi a coloro che sono di minore ingegno /…/”

Una bella conclusione a favore degli scacchi! Leggi tutto “Il Cinquecento (parte 9)”

Il Cinquecento (parte 8)

Letteratura e arte rinascimentali straniere

La diffusione degli scacchi in tutta Europa nel Cinquecento è testimoniata dai numerosi poeti, letterati e pittori che nelle loro opere trattarono il Nobil Giuoco.

Con una panoramica molto ristretta, ci limiteremo a Francosis Rabelais, William Shakespeare ed ai pittori Hans Muelich e  Lucas van Leyden.

 William Shakespeare

Un autore importante che raramente viene ricordato come scacchista è William Shakespeare (1564-1616) che consideriamo cinquecentesco, anche se l’opera in cui accenna esplicitamente agli scacchi venne da lui composta cinque anni prima di morire.

Shakespeare fu raffigurato mentre sta giocando una partita con Ben Jonson (1572-1637) in un quadro attribuito al pittore olandese, ma anche scrittore, Karel van Mander (1548-1606 circa), che fu intitolato Ben Jonson and William Shakespeare Playing at Chess. Leggi tutto “Il Cinquecento (parte 8)”