Vladimir Nabokov

“Realizzare un problema di scacchi è un’arte bellissima”, affermava Vladimir Nabokov, autore tra gli altri del celeberrimo “Lolita”: il 2 luglio ricorre il quarantesimo della scomparsa dello scrittore, avvenuta nel 1977. Nabokov era un grande appassionato di scacchi: alla partita viva preferiva però la realizzazione dei “problemi”; non disputò mai tornei o gare ufficiali, ma ebbe però occasione di giocare con Sergey Prokofiev, il celebre pianista e compositore, e sembra anche con Humphrey Bogart, il famoso attore che in gioventù era così bravo da procurarsi da vivere giocando a scacchi. Vladimir Nabokov, nato a Pietroburgo il 23 aprile 1899, alla partita viva preferiva la realizzazione dei “problemi”, ovvero quelle composizioni in cui il Bianco muove per primo e deve dare obbligatoriamente matto in un numero prefissato di mosse, di solito due o tre. Ai problemi Nabokov si dedicò con interesse e passione, realizzandone, nell’arco di trent’anni, complessivamente diciotto: dieci in “3 mosse”, sette in “2 mosse” , più una ‘bizzarria’ ovvero nella fattispecie, una posizione in cui si chiede di scoprire quale è stata l’ultima mossa del Bianco, ritirarla e giocarne un’altra che dia scacco matto.

La compose il 17 novembre 1932 e la dedicò al campione di scacchi Evgeny Znosko-Borovski, in occasione del venticinquesimo anniversario della sua vittoria nel campionato di Parigi. “Quando la composi, annota Nabokov, la firmai ‘V. Sirin’, il mio pseudonimo abituale a quell’epoca”. Nabokov compose la maggior parte dei suoi problemi a Montreux, dove è morto il 2 luglio 1977, salvo il primo che realizzò a Parigi nel maggio del 1940, pochi giorni prima di emigrare negli Stati Uniti, e tre che ideò durante i suoi soggiorni italiani. In particolare, al Grande Albergo Excelsior di Ponte di Legno, compose quello di cui poi lui stesso scrisse “a conti fatti lo ritengo il mio miglior problema in 3 mosse”: era il 18 luglio 1966, “una giornata piovosa che interruppe estenuanti rincorse alle farfalle”. Gli altri due problemi italiani, entrambi in 2 mosse, li ideò a Camogli, al Cenobio dei Dogi, il 15 aprile 1967 “in un giorno di depressione”, e l’8 giugno 1967. Alcuni dei problemi di Nabokov vennero pubblicati da riviste scacchistiche, altri da quotidiani come il Sunday Times e l’Evening News di Londra. Con uno partecipò al concorso del 1969 della rivista inglese “The Problemist”, vincendo il secondo-terzo premio ex aequo. Tutti e diciotto i problemi furono pubblicati dall’Autore in altrettanti romanzi, ma nulla hanno a che fare con la trama o con il racconto. Nabokov, nonostante la passione per il Nobil Giuoco, scrisse del resto un solo romanzo a soggetto scacchistico, “La Difesa di Luzin”, nel quale è narrata la storia di un campione di scacchi a tal punto ossessionato dal gioco da perdere la ragione. Tornando al “problema di scacchi”, seguiamo quanto lo stesso Nabokov scrive nella sua autobiografia “Parla, ricordo”. “I problemi di scacchi richiedono da chi li compone lo stesso livello qualitativo che caratterizza ogni altra composizione artistica: originalità, inventiva, armonia, concisione, complessità e… totale mancanza di sincerità. Saper condensare tutte queste qualità tra ebani e avori è un dono che non tutti hanno: realizzare problemi di scacchi è un’ occupazione stravagante e sterile, ma tutte le arti sono inutili, divinamente inutili, se paragonate alla maggior parte delle occupazioni dell’Uomo… I problemi sono la poesia degli scacchi e la poesia, in quanto tale, è obbligata ad intervenire nei diversi conflitti che oppongono vecchie e nuove scuole di pensiero. Nel campo del problema di scacchi il convenzionalismo moderno mi infastidisce con uguale intensità che il realismo socialista e la scultura astratta.” E più oltre: “Ideare un problema di scacchi è un’arte bellissima, complessa e sterile, legata alle comuni forme del gioco solo come, ad esempio, le proprietà di una sfera vengono sfruttate sia dal giocoliere nell’escogitare una nuova esibizione, sia dal giocatore di tennis nel vincere un torneo. In effetti, quasi tutti i giocatori di scacchi – tanto i dilettanti quanto i maestri – si interessano solo blandamente a questi enigmi particolarissimi, fantasiosi ed eleganti, e per quanto possano apprezzare un problema di difficile soluzione, rimarrebbero completamente sconcertati se si chiedesse loro di escogitarne uno. L’inventare una composizione di scacchi di questo genere implica una ispirazione di natura quasi musicale, quasi poetica o, per essere del tutto esatti, poetico-matematica. Molto spesso, nelle amichevoli ore intermedie della giornata, ai margini di qualche occupazione banale, nella scia oziosa di una riflessione fuggevole, provavo senza alcun preavviso uno spasimo di acuto piacere mentale mentre il bocciolo di un problema scacchistico si apriva improvvisamente e prorompente dal mio cervello, promettendomi una notte di fatiche e di felicità… Un conto è concepire il tema conduttore di una composizione e tutt’altra è costruirlo. La tensione mentale diviene formidabile; l’elemento tempo scompare del tutto dalla coscienza; la mano che edifica brancola nella scatola in cerca di una pedina, e la prende, mentre la mente continua ad escogitare sulla necessità di una finta o di un tappabuco, e quando il pugno si apre, un’ora intera, forse, è trascorsa, ha ridotto in cenere l’incandescente attività mentale di colui che pensava”.

Matto in 3 mosse

Bianco – Re1 Dh2 Ta1 pedoni e5 g2

Nero   – Ra8 pedone a3

Composto a Parigi a metà del maggio 1940, pochi giorni prima di emigrare negli Stati Uniti. Pubblicato in “Parla, ricordo” (“Speak, Memory” 1951) ed incluso da Lipton, Matthews e Rice nel volume “Problemi di scacchi” (“Chess Problems” Londra 1963).

Soluzione – 1. Dh7 1… Rb8; 2. T:a3 (non 2. Td1?,Rc8!),Rc8; 3. Ta8. 1… a2; 2. Db1 (non 2. Td1?,a1=D!; inchiodando la Torre),Ra7; 3. T:a2.

Matto in 3 mosse Bianco – Re8 Dh2 Ad4 Cc2 pedoni d3 d5 e2 f5 h4 Nero – Rf4 Th6 Cg3 pedoni d6 e3 f6 g4 h7 La caratteristica di questo tre mosse (Montreux 10 aprile 1965; pubblicato dal “Sunday Times”, Londra, 29 dicembre 1968) è il “pendolarismo” della Torre nera nella variante principale: la Torre cattura il molesto pedone h4, ma poi è costretta a tornare nella casa di partenza, dove il Bianco la cattura dando matto. Alcuni lo hanno chiamato “tema Nabokov”. Soluzione – 1. Rf7 1… T:h4; 2. R:f6,Th6+; 3. D:h6. 1… R:f5; 2. C:e3+,Rf4; 3. Df2. 1… (altre); 2. Re6, e poi comunque 3. A:e3 Il tentativo 1. C:e3, è sventato da 1…T:h4; 2. D:h4,h5!

Matto in 3 mosse Bianco – Ra4 Dh2 Ta8 Cc3 pedoni c4 d3 Nero – Rd4 pedoni a5 c5 c6 La soluzione può sorprendere, poiché sembra interferire con il raggio di azione della Donna e per la scelta della casa risolutiva… Il problema è stato composto al Grande Albergo Excelsior di Ponte di Legno, il 18 luglio 1966, una giornata piovosa che interruppe estenuanti rincorse alle farfalle e fu pubblicato dal “Sunday Times” di Londra il 5 novembre 1967. L’idea base di questo elegante problema è che il Re nero non riesce a salvarsi neppure facendo strage di avversari. “A conti fatti, lo ritengo il mio miglior problema in tre mosse”. (Da notare: 1. Rb3,a4+; 2. Rc2,a3; 3. Df4.) Soluzione – 1. Th8 1… R:c3; 2. Th3,Rd4; 3. Db2. 1… R:d3; 2. Th3+,Rd4 (R:c4); 3. Df4. 1… Re3; 2. Th3+,Rd4; 3. Ce2.

 

Matto in 3 mosse Bianco – Rf8 Tc1 Cf6 Cf7 pedoni d2 e4 Nero – Rd4 pedoni d3 d5 Composto al ‘Cenobio dei Dogi’ di Camogli (Genova) il 15 aprile 1967 in un giorno di depressione. Pubblicato dall’ “Evening News” di Londra il 14 ottobre 1967. L’idea base di questa miniatura, leggermente passata di moda, è il ritorno alla casella di partenza del pezzo bianco che da il matto nella variante principale. Soluzione – 1. Cd7 1… R:e4; 2. Tf1,d4 (2…. Rd4; 3. Tf4); 3. Cf6. 1… d:e4; 2. Cb6,e3; 3. Tc4. Da notare 1. Ch6,d:e4; 2. C6g4,e3; 3. d:e3.

 

Matto in 2 mosse Bianco – Rc4 Dd1 Ta8 Th8 Ab8 Cd5 Cg7 pedone b5 Nero – Rd7 Af7 pedoni b7 e7 “Secondo me è questo il più ingegnoso tra i miei due mosse”; composto a Montreux il 13 febbraio 1969, fu pubblicato da “The Problemist” nel gennaio del 1970. Soluzione – 1. Dh5. Non crea minacce, però ora il Nero deve muovere e qualunque mossa faccia prende matto. In questo caso si ha un “problema a blocco”. 1…A:h5; 2. Cb6 matto. 1…A:d5+; 2. D:d5 matto. 1…Ag8; 2. De8 matto. 1…b6; 2. Ta7 matto. 1…e6; 2. D:f7 matto.

 

Il Bianco ritira l’ultima mossa e dà matto Bianco – Rd4 Df8 Tc8 Tc7 pedone f5 Nero – Rd6 Db8 Te7 Te8 pedoni d5 b5 “ Ho dedicato questa ‘bizzarria’ al grande giocatore russo Evgeniy Znosko-Borovski, in occasione del suo venticinquesimo anniversario come campione di scacchi. Egli stesso lo pubblicò nella sezione scacchistica del suo diario di emigrato parigino “Poslednie novosti”, il 17 novembre 1932. Quando lo composi lo firmai ‘V.Sirin’, mio pseudonimo abituale a quell’epoca.” Fu pubblicato ancora dal “New Statesman” a Londra il 12 dicembre 1969. Soluzione – L’ultima mossa del Bianco era stata 1. Pd7:Cc8=T.

Il Bianco ritira la mossa e gioca invece 1. Pd7:Te8=C scacco matto!

 

 

 

 

 

“Vi è un qualcosa di soavemente tragico nella trasformazione retrospettiva della Torre c8 bianca in Cavallo nero e della Torre e8 nera in Cavallo bianco, conservando comunque la simmetria (e il dominio della casa c7 da parte del Bianco).”