Tommaso Cambray-Digny

Tommaso Cambray-Digny
Tommaso Cambray-Digny

Il conte Tommaso Cambray-Digny, nacque a Firenze nel 1845; fu deputato al Parlamento Italiano per sei legislature di seguito; buon giocatore, giornalista e scrittore, da giovane compose anche alcuni lavori teatrali di relativo successo; dal 1884 fu socio della Accademia dei Georgiofili; morì a San Pietro a Sieve nel 1901.

Intorno al 1880, quando era presidente del Circolo Scacchistico Fiorentino, compose un sonetto che in forma concisa e brillante descrive una partita giocata, probabilmente nel 1750, da Legall de Kermour con il cavaliere di Saint Brie, partita che probabilmente non sarebbe diventata famosa se non fosse stata immortalata da Cambray-Digny.

L’idea della presa di Cavallo in e5, lasciando scoperta la Donna, per poi dare matto con Cavallo e Alfiere, è oggi nota come “trappola di Legall” e annovera vittime illustri, sembra perfino Capablanca, Cigorine e Tarrasch.

 

Vediamo le mosse della partita tra Legall e Saint Brie.

  1. e4 e5   2. Cf3 Cc6  3. Ac4 d6   4. Cc3 Ag4   5. C:e5 A:d1

Evidentemente la presa della Donna da parte del Nero è un serio errore: al Nero bastava giocare 5…C:e5 per restare con un pezzo in più. Per questo molti hanno ipotizzato che nella partita il Nero non abbia giocato la mossa Cb8-c6, bensì prima d7-d6 e poi g7-g6. Ma sembra invece che il Cavaliere (al quale si dice che Legall desse spesso il vantaggio di una Torre) sia proprio caduto nella trappola tesagli da Legall.

 

 

  1. A:f7+ Re7   7. Cd5 scacco matto!

 

 

 

 

Seguiamo ora il sonetto diventato celebre soprattutto per la ‘chiusa’ finale.

Scacchisti udite! Un’immortal tenzone

in brevi tratti il verso mio dipinge;

inoltra il Re dei Bianchi il suo pedone,

quel del Re Nero contro a lui si stringe.

L’assalta un Cavalier, ma gli si oppone

quel della Donna e i colpi suoi respinge.

Alla quarta d’Alfier l’Alfier si pone,

la Donna il suo pedon d’un passo spinge.

L’altro Cavallo accorre. Al primo è sopra

l’Alfiere e il preme. Egli il pedone uccide,

benché al nemico acciar la Donna scopra.

Ed essa muor ma non indarno. In fallo

cadde il duce dei Neri: ei non previde

scacco d’Alfiere e matto di Cavallo!