Uso improprio dei termini scacchistici:
stallo

“Nella bouvette di Palazzo Madama, di fronte al gruppo capeggiato da Tonello, sotto la finestra, campeggia il tavolo degli scacchi.
Vi si alternano impassibili campioni di antico stampo, evocanti la sfida di Paggio Fernando e Jolanda, e rappresentanti un po’ tumultuosi dell’estrema sinistra.
Dopo che, nella scorsa estate, i giornali riferirono come l’onorevole Togliatti trascorresse, in una clinica piemontese, i suoi giorni di convalescenza impegnato a battere a scacchi il senatore Moscatelli, le file dei campioni di Palazzo Madama s’andarono arricchendo di numerosi neofiti. Si notarono rapidamente i progressi dei senatori Pastore, Farina e Molinella. Di quest’ultimo, anzi, c’è chi esalta un metodo tutto nuovo, basato su principi rigorosamente matematici.”
Così si leggeva sul settimanale ‘Epoca’ del 17 febbraio 1951.
Che nella bouvette di Palazzo Madama ci fosse un tavolo di scacchi non deve stupire: nella prima Repubblica, ma forse ancora oggi nonostante telefonini, i-pad, i-phone, ecc., gli scacchi erano il solo gioco ammesso nei palazzi del Potere, ovvero al Senato e alla Camera.
E anzi si ricorda che Nilde Iotti, che il 9 marzo 1982 ricevette in visita ufficiale l’allora campione del mondo Anatoij Karpov, l’anno dopo, nella tradizionale cerimonia del Ventaglio del 1983, regalò ai giornalisti parlamentari una bella scacchiera, forse anche perché, come abbiamo visto, Palmiro Togliatti, con cui condivise molta parte della vita, era appassionato del gioco, una passione ben nota che veniva spesso citata in molti articoli dei principali quotidiani e settimanali.
Forse è da questa tradizione che deriva l’abitudine di utilizzare in politica (e non solo) molti termini tratti dal gergo scacchistico. Quante volte per esempio sentiamo parlare di politici sotto scacco, dello scacchiere internazionale, dell’arroccamento (negli scacchi la mossa è l’arrocco), della mossa del cavallo e specie ultimamente dello stallo.
Ma è proprio sicuro che questi termini, ormai entrati nell’immaginario collettivo, siano usati nel modo corretto?
Veniamo per esempio al termine più usato a sproposito: lo stallo.
Con stallo si vuole indicare una situazione di blocco, in cui tutti stanno fermi e nessuno vuole prendere l’iniziativa, ovvero nessuno vuole o può fare una mossa.
A scacchi lo stallo indica la situazione in cui un giocatore non può fare nessuna mossa lecita ma non è in posizione di scaccomatto: in pratica il Re non è sotto scacco ma non si può muovere perché muovendo si metterebbe sotto scacco e questo non è permesso; e neppure nessuno degli altri pezzi eventualmente presenti sulla scacchiera può muovere, o perché bloccato o perché muovendo metterebbe il proprio Re sotto scacco, il che pure non è lecito.
A scacchi per regolamento lo stallo fa terminare subito la partita con un salomonico pareggio; per cui pezzi a posto e se ne fa un’altra.
Nella concezione politico/giornalistica, invece, lo stallo non conclude, ma è solo una situazione di attesa.
Come tutti gli scacchisti sanno a scacchi questa situazione di attesa viene definita in un altro modo, così da indicare che ci sono mosse possibili, anche più di una, ma che una qualunque di queste mosse se effettuata provocherebbe quasi certamente la sconfitta: in pratica, sono possibili delle mosse ma nessuna è una “mossa buona”. Il termine che vale in tutto il mondo come noto è “Zugzwang”.

In questi giorni la nuova edizione del Dizionario Sabatini- Coletti relativamente al termine ‘stallo’ alle due precedenti definizioni ne ha aggiunta una terza, che comunque non risolve la improprietà di linguaggio.
stallo:
1 Sedile di legno con braccioli e alto schienale, spesso intarsiato, allineato ad altri simili a formare un ordine di posti
2 Nel gioco degli scacchi, situazione che si verifica quando il re muovendo finirebbe sotto scacco e tuttavia non si può muovere alcun altro pezzo, per cui la partita viene dichiarata patta
3 fig. Situazione ferma, bloccata: uno s. nelle trattative