Un Papa scacchista: Leone X

Giovanni de’ Medici fu un importante mecenate per i giocatori di scacchi dell’epoca e continuò ad esserlo anche dopo l’ascesa al soglio pontificio.

Negli otto anni del suo pontificato, infatti, Leone X protesse il gioco e ne favorì la diffusione, anche e forse soprattutto nell’ambito delle strutture ecclesiali, così come protesse letterati e poeti.

In un volume della fine del 1500 si trova poi questa citazione: “Papa Leone era solito abbandonare la partita quando era inferiore; ciò mostra la sua abilità, poiché egli vedeva molto tempo prima ciò che doveva accadere; e quando si accorgeva che la sua situazione era disperata, seguendo il responso di Ippocrate che diceva non esservi rimedio per i disperati, si arrendeva e confessava vinto.”

Amò le cerimonie fastose, le riunioni mondane, il teatro, la musica in un modo che spesso parve sconveniente per chi sedeva sulla cattedra di San Pietro, tanto che Lutero giungerà a paragonarlo all’Anticristo.

Descritto dal Sanudo come “grossolano, di brutta effigie e poca vista”, tanto che il popolino lo aveva soprannominato Talpa, di lui ci restano vari quadri dipinti da Raffaello, il più importante dei quali fu realizzato nel 1518, quando Leone X aveva 43 anni. In quest’opera (come ha brillantemente scritto Melania Mazzucco) “il pittore lo raffigura nel lusso di cui si compiace … con gli emblemi del suo potere … ma anche con il doppio mento, le palpebre gonfie, i solchi sulle guance, le occhiaie, il naso grosso … la destra tiene una lente di ingrandimento tra le dita”.

Pur se amico da ragazzino di Michelangelo, poi Giovanni de’ Medici gli preferì Raffaello, che adorava poiché (lo scrive ancora Melania Mazzucco) “sono entrambi raffinati, gaudenti, umanisti, pagani, affascinati dalla musica, dalla classicità, dalla bellezza.”

Morì nella notte dell’1 dicembre 1521.