L’incipit

Nel corso dei secoli il gioco degli scacchi ha sempre avuto una grande diffusione presso tutti i ceti sociali. A un ristretto numero di agonisti ha sempre fatto riscontro un numero particolarmente elevato di praticanti che spesso sapevano a mala pena le regole del movimento dei pezzi – e spesso ne inventavano di proprie – ma che erano comunque intrigati dal fascino del gioco.

Per avere un’idea di quanto fosse diffusa la pratica del gioco, basti ricordare che San Bernardino in una predica tenuta a Siena nel 1426 affermò che uno dei suoi frati, Matteo da Cecilia, in uno degli allora famosi “bruciamenti di vanità” aveva bruciato “duomila settecento scachieri, che v’erano di molti che erano d’avorio”. Tenendo presente quanti potevano essere allora gli abitanti della città si può dire che ci fosse un gioco quasi in ogni famiglia!

Tra i tanti appassionati o anche solo giocatori occasionali, gli scacchi annoverano letterati, scienziati, artisti e così via, personaggi ben noti nel loro settore che sappiamo essere scacchisti o per testimonianza diretta o per cronache loro riferite. Oggi possiamo annoverare tra loro Pier Giorgio Odifreddi, che ha giocato con Karpov, Spassky e Kasparov ed ha inserito nei suoi libri le interviste fatte loro; e cantanti notissimi come Enrico Ruggeri, che non solo ha giocato con Karpov ma ha anche ha intitolato un suo album ‘La Difesa Francese’ con evidente riferimento alla omonima apertura; e poi Jovanotti che ha dipinto il proprio autoritratto raffigurandosi alla scacchiera, e Cristicchi, che addirittura si è messo a giocare sul palcoscenico del Festival di Sanremo 2008 mentre eseguiva il suo brano.

Spicca però su tutti Ennio Morricone che è un grande appassionato di scacchi; ha imparato a giocare da giovane ed ha sempre coltivato la passione, pur non avendo il tempo di prendere parte a competizioni agonistiche. In più occasioni si è però misurato con noti campioni in simultanea come Karpov e Spassky: con quest’ultimo va ricordato il suo pareggio nel 2000, quando il celebre (ex) campione del mondo fu invitato a Torino per le celebrazioni dei 90 anni di costituzione della Scacchistica Torinese; Morricone fu l’ultimo a finire, costringendo il russo alla divisione del punto. Da ricordare poi la sfida amichevole con la famosa Judit Polgar, quando la campionessa venne in Italia (a Roma per la precisione) a rappresentare l’Ungheria in occasione delle cerimonie per l’ingresso ufficiale della nazione magiara nella comunità europea. E soprattutto in più occasioni Morricone si è dichiarato dispiaciuto per non essersi potuto dedicare di più agli scacchi. E una volta, in una intervista a un settimanale, alla domanda “Un desiderio che non è riuscito a realizzare?” ha risposto “Diventare un campione di scacchi, più bravo di Kasparov!”

 

Vediamo ora in rapida carrellata alcuni personaggi famosi, iniziando con quelle che possiamo definire ‘testimonianze dirette’.

Un nome sicuramente noto a tutti è quello di Ugo Foscolo. Apprendiamo che giocava a scacchi da un biglietto che scrisse a Quirina Mocenni-Magiotti nel luglio 1812. “Questa sera, Donna gentile, e con mio sommo dispiacere, non potrò venire a vedervi. Di dieci cose ch’io volevo fare non ne ho fatta in tutt’oggi una sola. Una benedetta partita puntigliosissima agli scacchi mi fece perdere il tempo, e quasi anche il buon umore ch’io avevo portato di Lombardia. Alla partita è succeduto un invito grazioso ed ho desinato con il mio competitore…”

Un altro biglietto, pure di scuse, ci fa sapere che anche Arrigo Boito, librettista di Verdi (Otello, Falstaff) e di Ponchielli (Gioconda) era appassionato del gioco; tra l’altro si ricordano le sue partite con Giuseppe Verdi nel famoso ‘salotto’ della contessa Clara Maffei in via Bigli a Milano. Il biglietto venne scritto da Boito all’editore Giulio Ricordi, il 24 aprile 1897 in occasione della visita dell’allora campione del mondo Emanuele Lasker a Milano. “E’ arrivato Lasker! O Giulio, quest’oggi dovevo pranzare a casa tua e – fatalità – arriva Lasker! Il campione del mondo di scacchi, sì, proprio lui! E mi è fatta violenza estrema per farmi desinare ad un desco dove lui, Lasker, sarà festeggiato. Lasker, il grande, parte domani e sarei vituperato se non pranzassi con lui! Perdon, perdono, perdonami! Mi inviterò a casa tua un altro giorno, o Giulio; oggi – ahimè – non attendermi. Pensa che c’è il Lasker a Milano!”
Un’altra testimonianza diretta ci è offerta da Giacomo Leopardi che in molti scritti ricorda che giocava a scacchi, soprattutto con il padre Monaldo in quel di Recanati, con cui “spesso intavolavo interminabili partite”. E lascia intendere che gli sarebbe piaciuto diventare un campione; per esempio in “Appunti e ricordi” si legge: “Mio desiderio sommo di gloria da piccolo, manifesto in ogni cosa… nei giochi come negli scacchi”. Un’altra citazione scacchistica la troviamo nel suo “Diario d’amore” quando ricorda la sera del 12 dicembre 1817; la Signora cui fa riferimento era una bella giovane, Geltrude Cassi, sposata con un cugino di Giacomo. “La sera del venerdì i miei fratelli giocavano alle carte con lei; io, invidiandoli molto, fui costretto a giocare agli scacchi con un altro: mi ci misi per vincere, a fine di ottenere le lodi della Signora (e della Signora sola, quantunque avessi dintorno molti altri) la quale senza conoscerlo faceva stima di quel gioco. (…) poi, lasciate le carte, la Signora volle che io le insegnassi i movimenti degli scacchi: lo feci ma insieme cogli altri, e perciò con poco diletto…”. Poi però a quanto pare la Signora gli chiese di ritrovarsi la mattina dopo per un’altra ‘lezione’. Infatti riferendosi sempre a quella sera del 12 dicembre (che si può forse ricordare come quella della sua prima “cotta”, aveva 19 anni) Giacomo scrive: “L’indomani, venuta l’ora giuocai con lei a scacchi e uscii scontentissimo e inquieto. Avea giocato senza molto piacer, ma lasciai anche con dispiacere, pressato da mia madre. La Signora m’avea trattato benignamente ed io per la prima volta avea fatto ridere con le mie burlette una dama di bello aspetto, e parlatole, e ottenutone per me molte parole e sorrisi”.