Ladislas Maczuski (1837-1898) – viaggio in Italia

Paul Mrphy, precursore del gioco alla cieca
Paul Mrphy, precursore del gioco alla cieca

Si specializzò nel gioco alla cieca, arrivando a giocare in simultanea fino a dieci partite. Le sue esibizioni erano a pagamento, sia per chi giocava sia per gli spettatori.

Nel 1875 e il 1876 Maczuski fece due viaggi in Italia per dare esibizioni in simultanea di gioco alla cieca. Se ne trovano notizie nelle relative annate de La Nuova Rivista degli scacchi. In tutte le occasioni, salvo una, giocò contemporaneamente 4 partite e tutti i quotidiani dell’epoca – almeno quelli locali – diedero ampio risalto alle esibizioni. Nel viaggio del 1876 una sua esibizione destò grande meraviglia…

 

Nato a Varsavia (Polonia) il 23 luglio 1837, era figlio di un parrucchiere, e il nome originale era Wladyslaw.

Imparò presto a giocare a scacchi e già a 20 anni era considerato un forte giocatore.

Non è chiaro se Maczuski, che amava molto viaggiare, sia venuto in Italia per turismo e abbia abbinato i soggiorni alle partite a scacchi oppure se sia stato invitato e spesato dai vari club dove si esibì: è più probabile la seconda ipotesi, anche se formalmente non risulta in nessun resoconto, dato che in qualche occasione si legge che ‘alcuni club anche di importanti città si dichiararono non interessati alle esibizioni’.

In occasione del secondo viaggio in Italia, Maczuski arrivò a Ferrara il 29 maggio 1876.

Giocò una partita amichevole contro il maestro Antonio Mazzolani e, con grande sorpresa di tutti, perse.

Due giorni dopo, il 31 maggio Maczuski, si esibì alla cieca; tra i quattro avversari c’era anche Antonio Mazzolani, che si trovò in seria difficoltà già dopo 9 mosse.  Ma la cosa che destò la maggior sensazione fu che dopo 17 mosse Maczuski annunciò lo scacco matto in non più di 11 mosse!

Scrisse Amerigo Seghieri sulla Nuova Rivista: “Deve recar meraviglia il sentire come un uomo che gioca a mente possa annunziare uno scacco matto in 11 mosse, calcolando esattamente tante combinazioni …”

Da notare che la partita fu riportata dal grande psicologo Alfred Binet nel suo libro ‘La Psychologie des Grands Calculateurs et Joueurs d’Echecs’ del 1894.