INTERVISTA A LUCA MORONI Scacchista, Grande Maestro, Campione Italiano Assoluto, Studente liceale.

Come è nata la passione per gli scacchi?

Luca Moroni – Campione italiano di scacchi

È nata per caso. Avevo cinque anni e dopo cena giocavo a carte con i miei e con mio fratello più grande. Una sera, per cambiare il nostro passatempo, mio papà ha preso la scacchiera con l’intento di insegnarmi la dama, ma la mia attenzione è stata catturata da tutti quei pezzi uno diverso dall’altro che si usano a scacchi. E da lì ho cominciato ad appassionarmi. Poi a scuola ho visto un volantino, che parlava di un torneo, e mi sono presentato. L’inizio non è stato dei migliori, ma mi sono divertito tantissimo. Ho così deciso di coltivare questa passione e mi sono iscritto al circolo di Ceriano Laghetto, l’A.S.D. Scacchistica Cerianese. Negli anni, per fare un po’ di attività fisica, ho giocato a tennis per qualche mese e a calcio, che però ho dovuto abbandonare perché c’era la partita nel fine settimana e con gli scacchi non era conciliabile.

Come e quanto tempo ti alleni?

Mi alleno da solo per tre-quattro ore al giorno tutto l’anno, Pasqua e Natale compresi, e con un allenatore una volta alla settimana. È un lavoro impegnativo. C’è molto da preparare, studio le aperture, il mediogioco o i finali. Analizzo le partite dei grandi campioni, mi confronto con il computer che è più forte dell’uomo. Con gli sviluppi della tecnologia, la teoria è in continua evoluzione, bisogna restare sempre aggiornati. Adesso si ha accesso a tutte le partite: alcune vengono trasmesse in diretta, altre sono già online il giorno dopo essere state giocate. Quindi a disposizione si ha un vastissimo database di partite da studiare.

 

Come riesci a conciliare la scuola con le competizioni scacchistiche che ti vedono protagonista?

Frequento il quarto anno del liceo scientifico, indirizzo scienze applicate, all’Istituto “Ettore Majorana” di Desio. Preside e professori sono al corrente dei miei impegni scacchistici e più vado avanti, più ho tornei da fare. Supero i 100 giorni di assenza dalle lezioni, ma i docenti cercano di aiutarmi e di farmi recuperare il programma quando torno da un torneo. Interrogazioni e verifiche le faccio in tempi diversi rispetto ai miei compagni. A scuola non sono un genio, sono uno studente con una media normale. Il liceo è un passo fondamentale del mio percorso formativo, ma non mi richiedo voti alti. È una scelta che segue le mie esigenze. Mi alleno quando torno da scuola e i compiti li faccio dopo.

 

Gli scacchi ti hanno aiutano nella tua crescita? E anche in ambito scolastico?

Gli scacchi ti abituano alla logica, che torna utile anche in altri campi, aiutano a sviluppare la memoria visiva e, per esempio, a scuola mi basta leggere una volta la lezione che me la ricordo. Permettono di potenziare l’intuizione, le capacità di analisi, sintesi e ragionamento, l’attenzione, la fiducia in se stessi, ma anche il controllo emotivo, che è fondamentale quando sei alla scacchiera. Ma gli scacchi ti fanno crescere anche come persona: sei costretto ad accettare le conseguenze delle tue azioni, a rispettare le regole e gli altri e ad assumerti le responsabilità. A 11 anni andavo già da solo a tornei all’estero perché i miei genitori, lavorando, non potevano assentarsi per lunghi periodi. In questi anni ho visitato vari Paesi, ho conosciuto tante persone e culture, e sono maturato presto. Mi hanno aiutato anche a creare un metodo di studio: so come impostare un lavoro a scuola in base al materiale a disposizione e all’obiettivo che voglio raggiungere. Con impegno, costanza e applicazione è più facile arrivare dove vuoi. Se poi aggiungi la passione…

 

Lo consiglieresti ai tuoi amici?

Assolutamente sì. È uno sport che fa migliorare capacità personali, giocando. E, anche se perdi, ti diverti a sfidare l’avversario, mossa dopo mossa. Io, però, alla scacchiera do sempre il massimo per vincere.

 

Progetti per il futuro?

Finisco il liceo, poi vediamo. Se andrà tutto bene, sarò professionista di scacchi. Mi piacerebbe vivere di questa mia passione.