Clarice Benini, Vera Menchik, Eugenio Montale, campionato italiano femminile di scacchi

Il primo campionato italiano femminile venne organizzato dalla Federazione 80 anni fa, nel 1938, ovvero 17 anni dopo il primo campionato italiano assoluto; in realtà l’assoluto era aperto anche alle giocatrici, ma l’unica che in alcune edizioni vi prese parte fu la fiorentina Clarice Benini.

Benini

Fu proprio grazie alla Benini e in particolare al suo clamoroso risultato nell’ottava edizione del campionato del Mondo Femminile giocato nel 1937 a Stoccolma che la Federazione decise di organizzare anche il campionato italiano femminile: nel mondiale 1937 Clarice aveva stupito il mondo scacchistico piazzandosi al secondo posto dietro alla cecoslovacca Vera Menchik, che da anni dominava lo scacchismo femminile e aveva vinto tutte le precedenti edizioni del mondiale.

Da notare che la Benini perse – per la tensione e l’inesperienza – l’incontro diretto con la Menchik dopo essere stata in vantaggio di due pedoni. La Menchik vinse il torneo a punteggio pieno (14 su 14), Clarice Benini concluse con 10 punti, uno di vantaggio sulla lettone Lauberte e sulla tedesca Sonja Graf, che all’epoca era solitamente la principale antagonista della Menchik.

Come detto, questo risultato clamoroso scosse a tal punto anche l’ambiente italiano, che la Federazione si sentì in dovere di organizzare il campionato italiano femminile. La prima edizione venne giocata a Milano nel 1938 e la Benini vinse a punteggio pieno, davanti alla milanese Nelly Lanza. Bissò poi il titolo nel 1939 a Roma, davanti ancora a Nelly Lanza; terza Gina Guida Biella che fu la sola a strappare una patta alla vincitrice.

Su Clarice Benini (Firenze, 8 gennaio 1905- Poggio a Vico 9 settembre 1976) c’è quello che potremmo definire un simpatico gossip: frequentava il Caffé delle Giubbe Rosse, all’epoca sede del circolo scacchistico, e in questo Caffè capitava spesso anche Eugenio Montale (1896 – 1981), il grande poeta ligure premio Nobel per la letteratura 1975, negli anni in cui visse a Firenze. I biografi di Montale sostengono che si innamorasse facilmente e che la sua opera “Le occasioni” sia stata un insieme di poesie dedicate alle varie ragazze: perciò non gli sfuggì la giovane scacchista – allora ventenne – che stupiva tutti per la sua bravura. Ovviamente non ci fu storia, sia per la differenza di età e sia per il fatto che Montale era già ‘impegnato’, dato che aveva una storia sentimentale con Irma Brandeis (Klizia) una giovane americana di origine ebrea, studiosa di Dante, che Montale conobbe durante il suo soggiorno fiorentino e nello stesso tempo il Poeta corteggiava anche Drusilla Tanzi, sua futura moglie.

Comunque Montale inserì nella raccolta “Le occasioni” anche una poesia con diversi spunti scacchistici che possiamo ritenere, dato che non sembra fosse particolarmente amante degli scacchi, dedicata a Clarice. Vediamo i primi versi: “Poi che gli ultimi fili di tabacco/ al tuo gesto si spengono nel piatto/ di cristallo, al soffitto lenta sale/ la spirale del fumo,/ che gli alfieri e i cavalli degli scacchi/ guardano stupefatti”.

E’ stato scritto dai critici letterari: “Il gioco degli scacchi cui fa riferimento l’autore, citando nella poesia la scacchiera, i cavalli e gli alfieri , possiede una duplice valenza di significato: da una parte essi rappresentano la simulazione della guerra, una liturgia folle di morte che viene celebrata su un quadrato composto da 64 caselle, dall’altra sono il gioco dell’intelligenza, della riflessione e di una cultura millenaria. Attraverso il gioco degli scacchi si può pertanto tentare una esegesi degli accadimenti storici, si può, quasi viaggiando su un’immaginaria macchina del tempo, effettuare una verifica dall’esterno di ciò che è stato. Inoltre gli scacchi sono un gioco, il quale nella sua recondita profondità, può essere paragonato allo sforzo della mente raziocinante per capire la psiche umana e le sue, talvolta, perverse manifestazioni.”

Figlia dello scacchista Giuseppe Benini, Clarice, pur avendo imparato a giocare sin da ragazzina, fece il proprio esordio in gare ufficiali abbastanza tardi, tanto che quando disputò il mondiale di Stoccolma aveva già 32 anni.

Si classificò seconda con 7 punti nel torneo internazionale femminile di Semmering del 1936, alle spalle della campionessa tedesca Sonja Graf; non c’era Vera Menchik, che aveva preferito un contemporaneo torneo maschile. La Graf vinse con 10.5 su 11; la Benini si piazzò davanti ad altre dieci giocatrici: Harum (Austria), Roodzant (Olanda), Gerlecka (Polonia), Flandin (Francia), Michell (Inghilterra), Reischer (Austria), Beskow (Scozia), Farago (Ungheria), Herman e Lutin (Olanda).

“Clarice, scrisse “L’Italia Scacchistica”, ha ereditato dal padre le sue molte belle qualità e un poco anche i leggeri difetti. D’una fantasia vivacissima, ella va sempre alla ricerca della combinazione brillante e spesso riesce a vincere per un attacco violento. Ma anche nelle partite di posizione ci si ritrova assai bene perché la sua logica e potenza di analisi non è inferiore all’immaginazione. Assidua frequentatrice del Circolo Scacchistico Fiorentino, ha buona pratica della scacchiera e con la pratica si è assimilata un buon corredo di cognizioni generali teoriche: difetta invece alquanto nelle aperture, in cui si regola col vecchio dogma dello sviluppo veloce e difetta ancora un pò nei finali.”

Nel mondiale di Stoccolma del 1937 giunse seconda dietro la campionessa Vera Menchik.

Nel maggio 1948 prende parte al campionato italiano assoluto (52 giocatori) e ottiene 4.5 punti su 10, classificandosi al 34-38 posto.

Fra il dicembre 1949 e il gennaio 1950 partecipò al campionato del mondo femminile a Mosca, il primo del dopoguerra, organizzato essendo il titolo vacante dopo la morte della Menchik; al torneo non prese parte la Graf.

La Benini giunse nona con 7 punti su 16, ma battè le sovietiche Bykova e Belova (rispettivamente alla fine terza e quarta) e fece patta con la Rubzova, alla fine seconda; il titolo andò alla sovietica Rudenko.

Scrisse la rivista “La Scacchiera”: “Il comportamento della signora Benini nella prima fase è stato eccellente. Per nulla demoralizzata dalla sconfitta al primo turno con la cubana Mora, sconfitta dovuta ad una banale svista, l’italiana nel secondo turno batteva la polacca Hermanova; nel turno successivo realizzava la principale sorpresa della fase iniziale, battendo la francese De Silans, da molti considerata la favorita per la vittoria finale … Alla fine Clarice Benini ha ottenuto un piazzamento onorevole, ma forse non adeguato alle sue possibilità.”

Nello “zonale” femminile di Venezia del 1951 la Benini iniziò molto bene, portandosi in testa nella prima metà del torneo; poi due sconfitte consecutive la relegarono al terzo posto e in tale posizione concluderà il torneo, con 4.5 su 8, ex aequo con la tedesca Rinder; vinse la Heemskerk con 6 punti, davanti all’inglese Bruce con 5. Con questo torneo, a 47 anni, la Benini concluse in pratica la sua avventura nel campionato del mondo; peccato, perché in questa occasione almeno il secondo posto (che qualificava per il successivo mondiale) era davvero ampiamente alla sua portata.

Non smise comunque di giocare. Ad Abbazia, 1953-54, giunse seconda con 13.5 su 17, ad un punto dalla vincitrice, la iugoslava Nedeljkovic, ma davanti alla Lazarevic e altre.

Vinse imbattuta il torneo di Gardone 1956. Nel 1957 fu terza a Vienna, alla pari con l’austriaca Hansner; quindi ottava nel Magistrale (maschile) di Levanto e poi sesta allo zonale di Venezia (battendo la Lazarevic, alla fine seconda) con 5 punti su 10; il torneo fu vinto dalla Jovanovic; quindi prima ad Amsterdam, imbattuta, davanti all’olandese Heemskerk e alla francese Chaudè.

Seconda a Beverwijk nel 1958 e quarta a Landau nel 1959 (dietro Nedeljkovic, Schalinski, Rinder).

Nel 1960, dopo un buon quarto postio ad Imperia nel sussidiario B (maschile), giocò ancora la finale del campionato italiano assoluto a Perugia, ma senza fortuna (1 punto su 11). Terzo posto a Spezia nel sussidiario C del 1961. Infine nel 1962 fu terza nel torneo femminile a Imperia in settembre (mezzo punto dietro le vincitrici, la Heemskerk e l’olandese Karakas) e sesta-settima ad Amsterdam in ottobre.

Morì nella sua casa a Poggio a Vico il 9 settembre 1976 uccisa da un contadino improvvisamente impazzito, che poco prima aveva accoltellato la moglie e due figli.