Atahualpa, scacchista di cinquecento anni fa

Che nel Quattrocento e nel Cinquecento gli scacchi fossero diffusi fra tutti gli strati sociali della popolazione è un dato di fatto e lo si ricava dagli accenni al gioco nei testi e nelle cronache dell’epoca. Che le persone delle più diverse classi sociali giocassero a scacchi era talmente ovvio e scontato che quasi non se ne parlava e quando se ne parlava la cosa appariva del tutto normale, un po’ come oggi quando si dà praticamente per scontato che in una bella giornata all’aperto si diano due calci a un pallone.

Prendiamo per esempio Atahualpa, 1’ultimo imperatore del Perù. Nella autobiografia di Don Alonso Enriquez de Guzman (1518-1543) si legge che Atahualpa (nato tra il 1495 e il 1500- morto nel 1533), imprigionato dagli spagnoli guidati da Francisco Pizzarro nel 1533, “imparò a giocare guardando le partite disputate dalle guardie.”

Questa frase ci dice che le guardie, ovvero dei semplici soldati, trascorrevano le ore del proprio turno giocando a scacchi e questa è una conferma della diffusione del gioco.

Don Alonso scrive che Atahualpa era dotato di notevole intelligenza e impressionò vivamente gli Spagnoli per l’abilità con cui apprese il gioco degli scacchi.

Ma c’è di più. Don Alonso scrive anche, con riferimento alle guardie, che “ben presto Atahualpa  fu in grado di batterle tutte, compreso il capitano, che per questo lo prese in odio.”

Dunque non solo i soldati giocavano, ma anche gli ufficiali. E che le guardie e il capitano sapessero giocare a scacchi è riportato, come si vede, con la massima naturalezza e ovvietà, senza particolare enfasi, il che ci permette di concludere che fosse una cosa del tutto normale.