Il Filocolo di Giovanni Boccaccio

Giovanni Boccaccio (1313-1375) apprese il gioco a Napoli, alla corte di re Roberto d’Angiò, presso cui si era trasferito nel 1330, dove gli scacchi erano giocati assiduamente da tutti.

Nella biblioteca di corte, nel 1331, risultano inventariati libri di scacchi che per il Boccaccio, data anche l’amicizia col bibliotecario Paolo Perugino, fu di certo agevole consultare.

Nel Decamerone ci sono molti altri passi in cui si accenna al gioco degli scacchi, ma l’opera più importante di Boccaccio sotto l’aspetto scacchistico, è il “Filocolo”.

Boccaccio, alla fine del Decamerone, precisa che nel palazzo in cui si era raccolta la lieta brigata, v’era una scacchiera e  “quegli amabili e – valorosi giovani e quella virtuosissime donne, tra una novella e l’altra si ponevano per lo più a giocare a scacchi”.

Nel Decamerone ci sono molti altri passi in cui figurano gli scacchi: per esempio Boccaccio racconta di Dioneo e di Fiammetta che “cominciarono a cantare di messer Guglielmo e della dama del Vergiù”, aggiungendo subito dopo che “Filomena e Panfilo si diedero a giocare a scacchi”.

L’ispirazione gliela diede presumibilmente il sonetto che segue tradotto dai cantori italiani da “La Chastelaine de Vergi”, uno dei poemetti più delicati della poesia francese del Medioevo

Un giorno er’ito el Duca a suo diletto 
Fuor della terra a un suo ricco palazzo 
E la duchessa sanza ignun sospetto 
Prese messer Guglielmo per lo brazzo 
E menosselo in zambra, a lato al letto 
Ragionandosi insieme con sollazzo. 
E per giocar la donna e’1 cavaliere 
Fece venir gli scacchi e lo scacchiere.

Ma l’opera più importante di Boccaccio sotto l’aspetto scacchistico, è il “Filocolo”.

Nel “Filocolo”(fatica d’amore – romanzo in prosa che narra gli amori di Florio e Biancofiore – in alcune versioni Biancifiore) si narra di una battaglia scacchistica fra Filocolo, figlio del potente re di Spagna,  nipote di Atlante, sostenitore del cielo, ed un arabo chiamato Sadoc, “vecchio superbo ed avarissimo”, che in Alessandria d’Egitto teneva rinchiusa in una torre Biancofiore. la fidanzata del giovane.

 Sadoc, sopra tutte le cose  al mondo, si dilettava di giocare a scacchi e non gli piaceva perdere.

Filocolo si reca da lui, asseconda astutamente la sua passione, gli propone di giocare a scacchi: come  posta  una forte somma di «bisanti». Pur essendo più valente nel gioco del vecchio, nella prima partita proprio quando  potrebbe dargli scaccomatto, si lascia sconfiggere.

Restringe adunque Filocolo il re del castellano nella sua sedia con uno dei suoi rocchi e col cavaliere avendo il re alla sinistra sua l’uno degli alfieri: il castellano assedia quello di Filocolo con molti scacchi e solamente un punto per sua salute gli rimane nel salto del suo rocco. Ma Filocolo cui giocare conveniva, dove muovere doveva il cavaliere suo secondo, per dare scacco matto al re, e conoscendolo bene, mosse il suo rocco e nel punto rimaso per salute del suo re il pose.

Dopo questa mossa di Filocolo il castellano gli dà matto “con una pedona pingente”.

Nel diagramma viene proposta una ‘ricostruzione’ della posizione finale.

Il bianco potrebbe dare matto con Cc7 (non d6 difesa dall’A). Invece gioca Tf1 permettendo al Nero di spingere il Pedone in d2 e dare scacco matto.

Poi Filocolo raddoppia la posta nella seconda partita e quando potrebbe vincere fa una mossa per cui la partita finisce in parità. E ancora nella terza partita Filocolo arriva in posizione in cui sta per dare scacco matto. Sadoc irato butta all’aria i pezzi, ma capisce che il giovane è più bravo e che si lasciava battere per compiacerlo. Così riconosce la sua bravura, gli diventa amico e gli consente di unirsi alla sua amata.

***Sadoc – bisanti – Decamerone – BiancofioreArea degli allegati